Piazza dei Navigatori, parla Montuori: “Ecco tutta la verità”

ROMA – “Riqualificazione di Piazza dei Navigatori. Facciamo chiarezza. Governare significa prendere decisioni che vadano a tutela dell’interesse pubblico”. Lo dice l’assessore capitolino all’Urbanistica, Luca Montuori, cercando di dipanare una questione che infiamma gli animi dei romani residenti nella zona a ridosso tra la Colombo e l’Ardeatino.

In ambito urbanistico questo significa anche mettere ordine rispetto a questioni molto complesse che non partono da zero, non nascono con questa amministrazione ma che questa amministrazione non vuole rimandare ma risolvere. A parte il clamore e le urla c’è bisogno di fare chiarezza. La questione di piazza dei Navigatori è molto complicata e tipica dell’urbanistica romana, nasce nel lontano 1996 si formalizza nel 2004 e, ancora oggi – tra accordi non rispettati, forzature politiche, fallimenti di imprese, denari virtuali, edifici abbandonati e vandalizzati, territori feriti, cittadini oltraggiati – il piano non è stato interamente realizzato e soprattutto non sono state completate le opere di urbanizzazione connesse: verde, strade, servizi. Perché esplode oggi la questione? Perché sta scadendo la Convenzione, cioè il contratto che regola le modalità e gli obblighi reciproci, tra Comune e costruttori, per poter costruire gli edifici previsti nell’area”.

“Che cosa dicono alcuni? Che basterebbe far scadere, decadere, la Convenzione per prendersi, riacquisire al Patrimonio, gli edifici realizzati e non far costruire il palazzo che ancora non è stato realizzato. E’ vero? NO. Lasciando decadere la convenzione si aprirebbero nuovi contenziosi che lascerebbero il degrado dell’area, il quartiere senza i servizi promessi e, visto il fallimento in corso delle imprese coinvolte, probabilmente ci ritroveremmo tra anni senza alcun risultato. Il terzo palazzo sarebbe comunque realizzato, anche in questo caso. Con la decisione di fare una nuova convenzione arriva nuovo cemento in più del previsto? NO. Con la nostra decisione si stabilisce come si debba fare da oggi in poi per realizzare quello che è stabilito dagli strumenti urbanistici”.

“Nell’area- prosegue Montuori- esistono dei diritti a costruire che derivano da scelte fatte nel passato e che non si cancellano con la decadenza della Convenzione: ‘La decadenza dello strumento attuativo non determina di per sé l’inedificabilità dell’area’. Perché in passato nessuno ha fatto decadere la convenzione a fronte della mancata realizzazione dei servizi? Perché in questi anni tutti, dalla destra alla sinistra, avevano chiara l’unica soluzione ma nessuno ha avuto il coraggio di portarla avanti. Perché è stato più facile promettere o illudere i cittadini senza entrare nel merito reale dei rischi che tutta l’operazione comporta. Perché è facile sbandierare un successo e far ricadere poi le problematiche legali, i debiti fuori bilancio e i danni su chi governerà dopo di noi, intanto si ha un effimero successo”.

Continua l’assessore: “Solo parole? SI. Un problema di consenso elettorale, aggravato dalla difficoltà di comunicare in pochi slogan la verità: la decadenza della Convenzione, con conseguente acquisizione al patrimonio del Comune di ogni volumetria già realizzata, è una strada con mille ostacoli scappatoie, contenziosi legali, cui si è sovrapposto il fallimento degli operatori e quindi si sono moltiplicati gli interessi dei soggetti al tavolo. Detto in altre parole? I soliti anni di contenziosi, aumento dei costi Pubblici, nessun tornaconto per la collettività. Noi invece abbiamo scelto di risolvere. La vicenda è molto complessa e per questo lo ripeto non si può ridurre a slogan. Chiunque lo faccia sta strumentalmente usando la fiducia dei cittadini per fini personali. A questo punto entriamo un po’ più nel dettaglio per capire cosa succede agli edifici già costruiti e al ‘terzo palazzo’ ancora non realizzato. L’edifico per uffici e l’albergo erano di Acqua Marcia Imobiliare srl che oggi è posta in liquidazione. L’amministrazione comunale oggi non è neanche tra i creditori prioritari di Acqua Marcia. Quando c’è un fallimento i beni del fallito garantiscono i crediti”.

“Quindi, scegliendo di lasciar decadere la Convenzione, come vorrebbero alcuni, il Comune di Roma non avrebbe riacquisito automaticamente gli edifici ma sarebbe stato insieme agli altri creditori del fallimento ad attendere le decisioni del giudice. Questo è importante perché l’accordo raggiunto oggi dalla nostra Amministrazione, con il consenso anche del curatore del fallimento, garantisce invece al Comune di Roma il recupero dell’intera somma dovuta dalla Acqua Marcia, si parla di 16,8 milioni di euro in contanti, cui sia aggiungono 3,7 milioni di opere già realizzate”. In totale, spiega Montuori, “recuperiamo 20,5 milioni di euro da una società in fallimento. Ed è la prima volta in assoluto che il comune incassa soldi, non promesse o fidejussioni, ma soldi alla firma della convenzione per di più anteponendosi a banche e creditori. A questi 20,5 si aggiungeranno opere e servizi per 10,5 milioni dovuti per la realizzazione del terzo palazzo. In totale 31 milioni di oneri mai riscossi in passato”.

IL RIEPILOGO DI MONTUORI

La decadenza della Convenzione avrebbe punito i costruttori inadempienti?

FALSO, sono falliti, quindi avrebbe trasportato il Comune con tutti i creditori nel fallimento.

La decadenza della Convenzione ci avrebbe fatto acquisire al Patrimonio gli edifici?

FALSO, si sarebbe aperto un contenzioso insieme a tutti i creditori del fallimento. Un contenzioso che si sarebbe chiuso tra anni con spese tutte da lasciare ai futuri amministratori. Qui sta il gioco del vantaggio politico di cavalcare le ipotesi della decadenza: un sicuro effetto mediatico senza alcun sicuro risultato reale, anzi.

La decadenza della Convenzione avrebbe evitato la costruzione del terzo palazzo il cui proponente è la Federici Igliori?

FALSO. Anche in questo caso è necessario chiarire subito che la decadenza della Convenzione non avrebbe fatto decadere i diritti edificatori, quindi i famosi 15mila metri quadri che nascono dal Prg non sarebbero ‘spariti’ per magia, ma sarebbero rimasti in quell’area con una nuova procedura da avviare.

La cubatura che autorizziamo è maggiore di quella prevista?

FALSO. Sull’area, per tutelarsi, Federici Igliori ha presentato una richiesta di permesso per Piano casa che è valida (art. 3 ter) anche in caso di strumenti urbanistici decaduti. Con il Piano casa hanno richiesto la trasformazione dell’edificio da uffici a residenziale senza aumenti di cubatura. Quindi, decadendo la Convenzione, la procedura sarebbe stata anche più ‘snella’, cioè realizzata con un semplice permesso di costruire. Tra l’altro nella trasformazione una parte del residenziale va ad Housing Sociale e grazie alla convenzione proposta per un tempo superiore a quello previsto dalla norma.

Le opere pubbliche sono meno di quelle previste?

FALSO. Abbiamo analizzato e valutato le singole opere necessarie attualizzandone il valore. Abbiamo deciso di scegliere le nuove garantendo la partecipazione dei cittadini alle scelte per destinarle sul territorio. Questo significa partecipare, non promettere ai cittadini opere che si sa di non poter garantire perché superano i costi previsti.

Abbiamo fatto un regalo ai costruttori?

FALSO. Il regalo ai Costruttori lo hanno fatto quelli che governavano nel 1996 e poi nel 2004 stipulando una convenzione che non tutelava il pubblico ma solo i privati. Chi erano? Quelli che oggi urlano di più. Qualcuno ha anche detto: ‘le leggi si possono non applicare’, certo, poi se ne risponde in Tribunale e magari non si risponde solo in prima persona- conclude Montuori- perché a pagarne le conseguenze sono anche tutti i cittadini che perdono servizi e vedono il debito di questa città aumentare. Avremmo potuto fare splendidi annunci per poi lasciare la città con un pugno di mosche in mano. Non lo abbiamo fatto.

19 marzo 2018
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