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Ecco i tre progetti per gli ex Mercati Generali: stravolta l’idea di Veltroni

ROMA – Da quartiere multiforme, caratterizzato da diversi edifici policromi destinati alla cultura, ampi spazi vuoti e grandi piazze, il tutto a firma dell’archistar olandese Rem Koolhaas, ad un grande centro commerciale, con poche spazi pubblici, tanti negozi e pochissima cultura. Con un nuovo progettista, la Chapman Taylor Architetti.

Dire che il progetto degli ex Mercati generali sia stato modificato col passare degli anni è un eufemismo.

Quello che venne lanciato dall’ex sindaco Walter Veltroni nel 2005 era un progetto completamente diverso da quello varato dalla giunta Raggi. L’agenzia DIRE ha messo a confronto i progetti che si sono succeduti negli anni per capire come l’idea dell’architetto olandese si sia trasformata in quello che a breve sarà realizzato tra la via Ostiense e la Garbatella.

La storia del progetto di riqualificazione degli Ex Mercati è lunga e travagliata. Ma quello che colpisce, oltre alle tante varianti in corso d’opera, gli innumerevoli ‘stop and go’, le difficoltà finanziarie dei proprietari, è la radicale revisione architettonica dell’intervento.

L’idea primigenia, partorita dalla matita di Koolhaas, già autore della sede della China Central Television a Pechino o dell’estensione della Tate gallery di Londra, prevedeva una gigantesca piazza alberata al centro del complesso, già ribattezzata ‘piazza delle erbe’, circondata da volumi bassi dalle fantasiose forme geometriche, destinati a ristoranti, negozi, biblioteche e alle ‘terme moderne’.

Alle spalle di questa area, da un lato, era previsto un auditorium destinato a sala concerti, colorato di rosso, piazzato su una seconda piazza colorata di giallo e nero ispirata dalle geometrie dei cartelli stradali e, dall’altro, un grande cubo nero che sarebbe dovuto diventare una sala cinematografica multisala. Il 40% degli spazi era destinato alla cultura (32.000 mq), il 19% alla ristorazione (15.000 mq) e il 41% al commercio (28.000 mq) e terziario (5.000 mq). In totale 80.000 metri quadrati oltre ai parcheggi coperti (101.000 mq) per oltre 3000 posti auto. La superficie destinata a verde e servizi era di 32.000 metri quadrati.

L’appalto venne vinto dalla Lamaro che diventa proprietaria dell’aria in concessione. L’investimento economico previsto era di 230 milioni di euro. Secondo le più rosee previsioni l’apertura della struttura sarebbe dovuta arrivare in due fasi entro i primi sei mesi del 2006, con l’ultimazione definitiva nel 2008. Non passa molto tempo, però, ed ecco arrivare i primi problemi. Le strutture degli ex mercati, con l’esclusione degli edifici della cinta esterna, vengono demoliti e subito vengono ritrovati i primi reperti di epoca romana.

Il cantiere si ferma per molto tempo. Inoltre la procedura di approvazione, anche per questi motivi, ma non solo, si inceppa e si trascina fino all’arrivo di Gianni Alemanno in Campidoglio, il 28 aprile 2008.

Poco dopo la Giunta capitolina approva il progetto definitivo e già si parla di fine 2010 come data per la consegna del progetto.

In realtà la delibera della giunta non chiude la procedura che, infatti, si blocca nuovamente poco dopo, nel 2011, questa volta a causa del fallimento del socio principale della Lamaro dei Toti, un fondo statunitense. Inoltre nel 2012, a poche centinaia di metri, apre la mega sede romana di Eataly, un rivale quasi invincibile per un complesso che basa molta della sua offerta sulla ristorazione. In questo lasso di tempo, a cavallo del 2008, a causa di tutte queste novità arriva la prima grande variante del progetto e Rem Koolhaas, molto irritato, ritira la firma al progetto.

Il secondo progetto è radicalmente diverso da quello originale. Il mix funzionale cambia, diminuisce la cultura e la ristorazione e cresce il commerciale, ritenuto dai finanziatori più remunerativo vista la crisi internazionale in arrivo e il mutato contesto del quartiere, divenuto, non solo per la presenza di Eatlay, un’area densamente popolata di ristoranti alla moda.

Tutto ciò si traduce, nella nuova planimetria, nell’occupazione della precedente grande piazza centrale da parte di nuovi edifici bassi ed asimmetrici.

Restano ampi viali e due piazze laterali più piccole. L’auditorium viene cancellato dalla mattina alla sera e al suo posto vengono elaborati due edifici vetrati. La biblioteca resta, così come il cinema multisala, ma l’edificio destinato ad ospitarlo non è più il cubo neo iper contemporaneo bensì un parallelepipedo largo il doppio (con più sale al suo interno). Insomma, già ai tempi della giunta Alemanno il sogno veltroniano è spazzato via per qualcosa di profondamente diverso. A detta di molti critici, però, l’intervento resta ancora gradevole. Cambia anche la denominazione: su suggerimento dell’allora ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, il complesso degli ex mercati viene ribattezzato, con un esplicito riferimento al vocabolario del ventennio, “Città della gioventù”.

Arriva però il 2011 e si abbattono anche su Roma gli effetti della grande crisi finanziaria mondiale. Nello stesso tempo il valore dell’investimento cresce da 230 a 300 milioni. A queste condizioni i finanziatori sono di nuovo in difficoltà. Il cantiere, che era proseguito molto a rilento, si blocca ancora. Di nuovo, quindi, partono in questa fase le trattative per la rimodulazione del piano economico che comporta un nuovo iter burocratico, e di conseguenza un nuovo progetto. Nel 2013, l’anno dell’arrivo della giunta guidata da Ignazio Marino, la Lamaro trova un nuovo investitore straniero, la De Balkany. Il nuovo assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo prende in mano il dossier. Ed ad agosto 2015 si apre la Conferenza dei Servizi per l’approvazione del progetto definitivo.

Il 2015, durante l’amministrazione Marino, il progetto cambia per la terza volta. Quella che un tempo veniva chiamata Città dei giovani diventa un enorme centro commerciale, con una piastra rettangolare al posto della grande piazza originale per tutta la sua originale ampiezza. Spariscono gli stravaganti edifici asimmetrici che avevano occupato la precedente piazza centrale per fare posto a questo enorme edificio unico, denso e squadrato. La forma del cinema cambia ancora, la facciata diventa più povera con la scomparsa del vetro. Al posto dell’auditorium sorgono una palazzina vetrata a forma di “L” destinato alla casa dello studente e un secondo volume che ospiterà aree sportive. Al centro resta la biblioteca. Sembra tutto pronto per partire, ma l’amministrazione Marino cade proprio nel 2015.

Dopo la parentesi Tronca arriva la giunta Raggi e l’assessore Paolo Berdini che si ritrova sulla scrivania il progetto della precedente amministrazione. E lo blocca di nuovo. L’assessore grillino, uscito a sua volta poco dopi mesi dalla giunta, apre una nuova trattativa con i costruttori ed i progettisti per recuperare qualche spazio pubblico ed un po’ di verde. Si arriva così ad oggi e al compromesso finale spuntato dall’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, che riesce a far tornare pubblico il percorso centrale, ed interno al centro commerciale, dalla via Ostiense all’altro lato del complesso.

Diventerà una strada pedonale e pubblica, coperta da un tetto di cristallo. Il mix funzionale del progetto definitivo, ereditato e varato dalla giunta a 5 stelle, assegna al terziario il 12% degli spazi (nel progetto originale era meno della metà), togliendo spazi alla cultura, mentre al commerciale va il 45% (rispetto al 41% iniziale). Tra pochi mesi le ruspe torneranno in azione. Con l’obiettivo di inaugurare tutto entro il 2020.

di Emiliano Pretto, giornalista professionista

22 settembre 2017

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