Roma, emergenza rifiuti a un passo: serve aiuto per 10mila tonnellate

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Roma, emergenza rifiuti a un passo: serve aiuto per 10mila tonnellate

ROMA – L’emergenza (quella vera) dei rifiuti a Roma e’ dietro l’angolo. A meno che nelle prossime ore non venga trovata una destinazione ad almeno 10mila tonnellate di rifiuti indifferenziati capitolini. Mentre Regione Lazio e Roma Capitale sono al lavoro per tamponare l’ennesima crisi cittadina dovuta all’assenza di un vero ciclo di gestione dell’immondizia (soprattutto quella non differenziata), i due impianti di trattamento meccanico biologico di Ama (dove vengono destinati i rifiuti ‘talquali’ insieme ai due di Malagrotta di Colari) continuano a riempirsi all’inverosimile fino a sfiorare il tetto (nella foto l’impianto di via Salaria). Secondo quanto risulta all’agenzia Dire, in questo momento nelle vasche di ricezione dei due Tmb ci sarebbero intorno alle 8mila tonnellate di rifiuti in attesa di subire il processo di trattamento. Una situazione al limite della ‘praticabilità di campo’, in primis per le condizioni dei lavoratori. Basti pensare che quella montagna di rifiuti sprigiona biogas e contestualmente camion col motore acceso scaricano altri rifiuti: un mix che potrebbe avere conseguenze nefaste. In secondo luogo, la stato di saturazione degli impianti si riverbera sulla (mancata) raccolta dei rifiuti in città. Da qui la necessità per Ama di un intervento immediato delle istituzioni, la Regione (come già accaduto in passato) ha immediatamente teso una mano alla richiesta d’aiuto dell’assessore capitolino all’Ambiente, Pinuccia Montanari, per trovare in Italia impianti per trattare l’indifferenziato romano, la cui cresciuta e’ stata esponenziale negli ultimi giorni (ieri 3.600 tonnellate, una parte però residuo del non raccolto domenicale anche a causa di uno sciopero dei sindacati autonomi).

L’Abruzzo ha dato disponibilità ad allungare fino a dicembre il periodo di ricezione delle 150/180 tonnellate giornaliere di rifiuti da Roma. Ma non basta, come non bastano a mettere in sicurezza la Capitale le oltre 2.800 tonnellate trattate quotidianamente tra i 4 TMB capitolini, gli aiuti a singhiozzo del TMB di Rida Ambiente ad Aprilia e quello della Saf a Colfelice e il tritovagliatore Ama, ripartito domenica. Ecco la necessità di un aiuto dalla Puglia da circa 300 tonnellate al giorno (si parla di un paio di mesi), a cui potrebbe sommarsi una disponibilità di altre 100 tonnellate giornaliere (anche qui per un paio di mesi) dal TMB di Viterbo. Numeri che per Roma significano scongiurare per l’ennesima volta un’emergenza incombente. Ma se non vengono svuotati i Tmb non basta da solo il fisiologico abbassamento (previsto per fine giugno) della produzione cittadina dei rifiuti a gestire il presente e quindi “senza ulteriori sbocchi per queste 10mila tonnellate- ha spiegato il segretario della Fp Cgil di Roma e Lazio- la crisi durerà a lungo e saranno possibili nuovo emergenze. Bisogna dare all’Ama la possibilità di svuotare gli impianti e concludere le operazioni di manutenzione”. Una crisi, quella attuale, “prevedibile già a metà aprile, quando avevo sollevato il problema. Il tritovagliatore di Ostia poteva partire prima, come pure l’attivazione per fare richiesta di accordi interregionali”.

Ad allentare almeno un po’ la pressione ci penseranno i treni per l’inceneritore di Zwentendorf, in Austria, che da domenica ripartiranno (750 tonnellate di rifiuti a viaggio), mentre nel medio periodo tre passaggi dovrebbero aiutare ad evitare il verificarsi di una nuova crisi (almeno fino a Natale), per il contestuale abbassamento della produzione di rifiuti indifferenziati: “Nei prossimi sei mesi bisognerà aumentare la raccolta differenziata– ha continuato Di Cola- e in questo senso sono in campo due iniziative: la gara della raccolta differenziata per le utenze non domestiche, che auspichiamo si concluda in tempi brevi, l‘aumento della differenziata negli altri Municipi e lo sblocco delle assunzioni. Se nei prossimi sei mesi ci sarà cooperazione tra le istituzioni e il Comune permetterà ad Ama di assumere, finalmente potremmo immaginare una gestione dei rifiuti normale e senza crisi e dedicarci così all’altra parte critica che è la dotazione impiantistica. Perché sarebbe paradossale aumentare la differenziata e arricchire altri operatori che dispongono di impianti, col rischio di dovere aumentare la tariffa proprio mentre aumenta la differenziata, quando in tutto il mondo dove si fa un’altissima raccolta differenziata le aziende praticano tariffe basse”.

Qualche segnale di miglioramento arriva anche dalla flotta dei mezzi: “La disponibilità è aumentata dal 50 al 65% ma è ancora troppo poco, i veicoli sono vecchi e servono nuovi investimenti”. Per evitare di andare in emergenza sarà necessario anche fare in modo che entro l’inizio di luglio Ama sappia dove mandare scarti e frazione organica stabilizzata frutto del lavoro dei suoi Tmb. La prima gara (da 150 milioni) e’ andata deserta (con tanto di coinvolgimento dell’Anac da parte della municipalizzata) ma l’azienda dovrà fare in modo di trovare gli impianti di destinazione entro i primi giorni di luglio (il 7 scadono definitivamente gli accordi con gli operatori della vecchia gara) o i tmb ricominceranno a riempirsi. Un rischio che a via Calderon de La Barca contano di non correre, anche perché il bando della nuova gara è in dirittura d’arrivo. “Sarebbe assurdo se risolto il problema della raccolta- ha concluso Di Cola- si andasse in crisi per mancanza di sbocchi del materiale trattato”.

(di Marco Tribuzi)

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15 maggio 2018
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