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Mare, cotton fioc e cannucce: nel 2050 più rifiuti che pesci

RAVENNA – Da “mare nostro” a “mare mostro”. Che genera mostri. Il Mar Mediterraneo, come tutti gli altri mari, combatte contro un nemico micidiale, la plastica. Cannucce, cotton fioc, come pure mozziconi di sigaretta, senza dimenticare le temutissime particelle micro. Le stime quantificano 280 milioni di tonnellate a livello globale di plastica: ogni anno ne vengono riversate in mare dai 10 ai 20 milioni di tonnellate, qualcosa come un tir al minuto. E per l’Italia si parla di 40-50.000 tonnellate ogni anno. Un problema particolarmente grave proprio per il “Mare Nostrum”, uno dei piu’ inquinati al mondo. Per cui “tutti devono fare la loro parte”.

Mare mostro, un mare di plastica?

Questo il messaggio che lanciano da Ravenna la Capitaneria di porto, le istituzioni, la Guarda costiera, l’associazione Mare vivo e la Fondazione cetacei di Riccione. Perche’ se non e’ piu’ come cantava un noto gruppo italiano qualche anno fa, “Stanno uccidendo il mare e noi li lasciamo fare, l’indifferenza e’ comoda”, c’e’ da fare ancora molto per impedire che nel 2050 ci siano piu’ rifiuti che pesci. Aprendo questa mattina il convegno alla Capitaneria di porto di Ravenna “Mare mostro, un mare di plastica?”, il direttore marittimo dell’Emilia-Romagna, Pietro Ruberto, inquadra subito il problema: “Per i quattro quinti l’inquinamento del mare viene da terra”. Si tratta di una “quantita’ enorme”, in particolare di plastica, che viene anche mangiata dai pesci e finisce nella catena alimentare. Dunque, concorda il prefetto Francesco Russo, “serve un impegno maniacale quotidiano per fare con ogni gesto la propria parte”. Da questo punto di vista Ravenna, sottolinea il sindaco Michele De Pascale, “puo’ dare un grande contributo al dibattito”.

Oltre alla macroplastica, particolarmente pericolosa e’ la microplastica

Infatti a oggi un rifiuto che galleggia e’ speciale, mentre una volta riva e’ solido urbano. Oltre alla macroplastica, particolarmente pericolosa e’ la microplastica, sottolinea Stefania Piarulli della facolta’ di Scienze ambientali dell’Alma Mater di Bologna. Le particelle, inferiori ai cinque millimetri “assorbono contaminanti esterni e possono raggiungere l’uomo”. Al momento, aggiunge, “c’e’ mancanza di informazione e di studi sugli effetti, mancano metodi operativi standardizzati e unita’ di misura”. E cosi’ i dati sono poco confrontabili. E’ attivo il progetto “Plastox”, cosi’ come studi sui mitili, che sono “grandi accumulatori di microplastica”. 

La plastica inganna pesci e tartarughe, che per esempio scambiano un sacchetto della spesa per una medusa, di cui sono golose

Sauro Pari, direttore della Fondazione cetacei di Riccione, ricorda la campagna “Clean sea life” che tiene insieme tutti gli stakeholder del mare. La plastica inganna pesci e tartarughe, che per esempio scambiano un sacchetto della spesa per una medusa, di cui sono golose. Finiscono con non mangiare piu’ e morire d’inedia. Tra gli obiettivi della campagna l’attivita’ di recupero della pesca a strascico che tracina a terra “quantita’ incredibili di immondizia”, una guida per la gestione dei rifiuti marini, nuovi contenitori per il pesce e calze per le cozze biodegradabili. Tra le attivita’: le campagne di pulizia delle coste e la distribuzione ai pescatori di 6.000 porta sigarette in bambu’ da tenere al collo. Sullo sfondo alcune immagini: l’Asinara, “un deposito enorme di plastica”, un capodoglio spiaggiato con 70 chilogrammi di plastica nello stomaco, tartarughe deformi perche’ incastrate in anelli di plastica e uccelli marini feriti. Tanti nemici da combattere, dai mozziconi agli accendini, dalle bottigliette alle cannucce, ai prodotti di cosmesi: per un bene prezioso, il mare.

7 marzo 2018
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