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Cooperazione, l’Ifad al fianco dei popoli indigeni del Guatemala

ROMA – In Guatemala le comunità indigene rappresentano circa il 40 per cento della popolazione, ma rispetto agli altri hanno tre volte in più la probabilità di vivere in condizioni di estrema povertà: a lanciare l’allarme è l’Ifad, il Fondo delle Nazioni Unite per lo sviluppo agricolo, in occasione della Giornata internazionale dei popoli indigeni. I cambiamenti climatici sono una delle cause all’origine di questa condizione: “Abbiamo capito che senza foreste, non c’è neanche acqua. Gli alberi ci danno ombra e ci aiutano a conservare il nostro ambiente” ha detto Irma Cucul, un’esponente della popolazione Q’eqchi, discendente dei Maya. Irma, 24 anni, è la protagonista di un breve video diffuso dall’Ifad per raccontare le conseguenze della distruzione della foresta pluviale a causa del disboscamento illegale e degli incendi dolosi. L’acqua qui sta diminuendo. Il clima che cambia inoltre fa sì che la temperatura aumenti: periodi di siccità si alternano a nubifragi improvvisi e violenti, con gravi danni all’agricoltura, la principale attività e fonte di sostentamento per questa popolazione.

“Piove più o meno la stessa quantità di pioggia all’anno, ma i rovesci sono più brevi e intensi, causando così inondazioni. Anche le coltivazioni ne risultano particolarmente colpite”. Lo spiega Gustavo Pereira, direttore esecutivo di ‘Prodenorte’, il Programma per lo sviluppo rurale sostenibile per la regione del Nord. Grazie a questo piano sostenuto dal ministero dell’Agricoltura guatemalteco e dall’Ifad, sarà possibile rimboschire 400 ettari di foresta entro il 2020. Irma, come altri della sua comunità, piantano gli alberi intorno ai campi comuni per contrastare l’erosione del suolo e fornire così ombra alle piante.

Ma le donne – spiegano dall’Ifad – avevano bisogno di una soluzione più immediata per aumentare i loro reddito. Così hanno iniziato a cucinare: Irma, insieme ad altre 260 donne, ora frequenta un corso di cucina, con cui imparare a trasformare i prodotti agricoli e creare così degli snack nutrienti. I prodotti vengono poi rivenduti agli impiegati locali durante la loro pausa pranzo. “Grazie ai miei guadagni- spiega la giovane- voglio investire nel futuro e nell’educazione dei miei figli, così da dar loro delle opportunità”. Più di 42mila indigeni, conclude il Fondo Onu, stanno acquisendo nuove competenze che li rendano meno vulnerabili al tempo incerto, consentendo loro di investire nel loro futuro.

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11 agosto 2018
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