Oltre Casal Bruciato

di Vanna Iori
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Nelle scorse ore a Casal Bruciato, una delle periferie della Capitale, è stata inscenata una protesta molto violenta contro la decisione del comune di assegnare un alloggio di edilizia residenziale pubblica a una famiglia di origine rom. Ennesimo episodio di profonda insofferenza legato non solo all’attesa estenuante di chi aspetta l’assegnazione di una casa popolare ma anche al degrado e all’abbandono. 

LEGGI ANCHE: VIDEO | Casal Bruciato, da Casapound insulti a madre rom con bimba: “Troia, ti stupriamo”

In questi anni, si è discusso animatamente delle periferie e di come abbiano cambiato, con le loro profonde sofferenze e legittime insofferenze, la geografia della politica e del consenso, lasciando tuttavia incerto ciò che pensiamo di poter comprendere e affrontare. Si è rintracciata la ragione profonda della rabbia nell’abbandono. Il tema sono -davvero- le minoranze, gli stranieri o la condizione di disagio che spinge a cercare dei nemici e ad esprimere il proprio rancore contro chi pensiamo ci stia usurpando dell’ultimo diritto da rivendicare? Una lotta tra poveri in luoghi abbandonati e dimenticati dove sembra non possa fiorire nessuna esperienza positiva.

Eppure, esiste una realtà diversa. Un giovane, nei mesi scorsi ha risposto con coraggio agli esponenti di Casa Pound che cercavano di impedire a una famiglia Rom di accedere all’alloggio che gli era stato assegnato. La sua riflessione pacata, argomentata e ragionevole è il risultato anche del lavoro educativo che si svolge nelle scuole e che è determinante per creare coscienze capaci di autenticità di espressione. 

 Esiste un germe potentissimo di vitalità sul quale costruire risposte più efficaci e di lungo termine. Me ne sono accorta anche nei giorni scorsi che sono stata invitata in un istituto comprensivo della periferia romana per discutere di bullismo e cyberbullismo e degli interventi educativi che scuola e famiglie possono mettere in campo per combattere i problemi connessi all’uso della rete. Sono stata circondata da ragazzi e genitori, da insegnanti e cittadini che, pieni di interesse e reale voglia di confrontarsi, hanno ascoltato, partecipato, fatto tante domande e provato a condividere. Ho trovato una realtà viva e pulsante, nella sua voglia di riconoscimento positivo e affermazione, che rappresenta l’esatto contrario dell’immagine che spesso viene descritta semplificando. Oggi ho incontrato un mondo che non si arrede agli stereotipi e ai pregiudizi e che grida, con tutta la voce che ha in corpo, di esserci. Non ho visto rassegnazione ma grande partecipazione. Ho percepito la voglia di un territorio di far crescere con orgoglio e speranza una comunità educante che diventi un luogo reale di aggregazione e riscatto. E ho apprezzato il lavoro straordinario dei docenti che con grande voglia affrontano i temi educativi, sapendo di poter rappresentare il valore aggiunto nella vita di ogni singolo ragazzo.

LEGGI ANCHE: VIDEO | Virginia Raggi a Casal Bruciato tra le proteste: “Rom restano qui perchè ne hanno diritto”

Perché racconto questa giornata? Perché credo che vadano raccontate anche quelle storie edificanti di chi costruisce e non si rassegna. Di chi crede nella forza dell’educare e del sostenere la crescita delle coscienze e delle unicità. La politica dovrebbe conoscere meglio e investire su queste realtà. Dovrebbe aumentare le possibilità. Dovrebbe raccontare che c’è una speranza e che c’è un seme. Dovrebbe crederci. 

La scuola dove sono stata ospitata oggi, come tante altre, rappresenta un presidio di legalità, un punto di riferimento e di aggregazione, il luogo del possibile riscatto. Il luogo dove la comunità trova la possibilità di costruire una storia diversa. Se il governo volesse davvero aumentare la sicurezza e combattere il degrado investirebbe sull’istruzione, sui docenti, sul rapporto scuola-territorio, sulle scuole aperte al pomeriggio, sui laboratori di lingua, musica e teatro, sul potenziamento competenze. Perché una scuola forte è in grado di svolgere un ruolo di cambiamento profondo, soprattutto, nelle periferie, ricostruendo comunità e offrendo nuove opportunità di crescita.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

11 Maggio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»