Politica

Oscar a Di Maio e Salvini, piangono Renzi, Berlusconi e Grasso

Premio Oscar a Di Maio e Salvini, mentre è flop al botteghino per Renzi, Berlusconi e Grasso. In attesa dei dati ufficiali e definitivi, bisogna affidarsi alle proiezioni tanto precise da avere solo un piccolo margine di errore.

E stando a questi dati possiamo dire che questo voto è stato un vero e proprio tsunami che ha spazzato via quanto visto finora. Una legge elettorale, di fatto, costruita per tenere il Movimento 5 Stelle il più lontano possibile dal governo, alla fine ha registrato la grande avanzata dei ‘grillini’ che diventano il primo partito in Italia con il 32% dei voti. Di Maio è il primo vincitore di questa tornata elettorale, anche se adesso dovrà mettere a frutto questo gran risultato e trovare i numeri che mancano per formare la sua maggioranza in Parlamento.

A destra è Matteo Salvini, leader della Lega, l’altro grande vincitore. Salvini ha combattuto due battaglie: una interna alla Lega contro l’asse Bossi-Maroni della storica Lega Nord; l’altra con Silvio Berlusconi all’interno della coalizione di centrodestra per chi si piazzava al primo posto. Salvini ha vinto tutte e due le battaglie: la sua Lega ora parla a tutta l’Italia, ha sfondato dappertutto e con il 17% di consensi raggiunge un risultato storico. Un 17% che sta davanti di ben 3 punti a Forza Italia, quindi è Salvini che può ben dire: tocca a me e non a Silvio dare le carte.

Per quanto riguarda il centrosinistra è un cumulo di macerie, con tanti sconfitti. A partire dal Pd di Matteo Renzi, che crolla sotto il 20% e con sè trascina quanti fino all’ultimo vedevano nella sponda del governo Gentiloni un traino positivo, che avrebbe portato a un buon risultato. Gentiloni e Renzi sono stati visti come la stessa cosa, e il risultato sta lì a dimostrarlo. Toccherà ad una nuova generazione e ad un’altra leadership- e con questa disfatta certo non potrà essere Renzi- cercare di tirar fuori dalle secche il Pd, ricominciando a parlare una lingua diversa per ricostruire un percorso comune con gli spezzoni della sinistra per recuperare chi stavolta ha scelto M5S o si è astenuto.

Sconfitti anche Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema e Pietro Grasso, fuoriusciti dal Pd che con Liberi e Uguali conquistano soltanto il 3,2%, molto al di sotto di quanto ci si aspettava. Progetto fallito il loro. Nato per far confluire in Liberi e Uguali una bella fetta di voto in fuga dal Pd, stando al risultato, si è visto invece che questo alla fine è finito dritto dritto al M5S.

Altra storia per quello che riguarda la formazione di una maggioranza in grado di governare. Toccherà al Capo dello Stato, sentiti i capigruppo che verranno nominati nel nuovo Parlamento, individuare la persona da incaricare. All’inizio sarà un incarico esplorativo, soltanto alla fine si capirà se ci saranno margini per avere un governo pienamente ancorato ad accordi parlamentari; oppure si dovrà convergere su una figura scelta dal Presidente della Repubblica per un governo con un programma ben definito.

5 marzo 2018
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