Calabria

Migranti, Oliverio: “Non liquidare esperienza di Riace. Salvini venga qui”

RIACE (RC) – “Sono qui per sostenere Mimmo Lucano e per dire che non si può liquidare l’esperienza di Riace che è diventata un modello internazionale con un atto burocratico. Mi sorge il sospetto che ci sia il tentativo di condannare a morte questa esperienza, ma noi non molliamo, perché è una frontiera che interessa un fenomeno con cui ci si dovrà misurare per un periodo lungo. Salvini venga qui a rendersi conto di questa esperienza positiva, che non è un modello ideologico”. Così il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio nel corso della conferenza stampa convocata a Riace, in provincia di Reggio Calabria, stamattina assieme al sindaco del borgo calabrese Mimmo Lucano, per esprimere il sostegno dell’istituzione regionale allo sciopero della fame proclamato il 2 agosto dal primo cittadino.

Lucano protesta contro la decisione del ministero dell’Interno di sospendere i finanziamenti allo Sprar per il 2018 e i ritardi sui finanziamenti dei progetti dalla prefettura di Reggio Calabria. A Riace è in corso in questi giorni il festival delle Migrazioni e delle Culture Locali.

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“Sosteniamo Mimmo Lucano che ha iniziato da due giorni lo sciopero della fame perché l’Italia conosca una situazione paradossale che si sta vivendo a Riace- aggiunge Oliverio- Questo borgo è una realtà nella quale da anni si è affermata una pratica dell’accoglienza, un punto di riferimento a livello internazionale, e da oltre un anno è costretta a fare i conti con un’impostazione da parte degli organi dello Stato, in particolare del ministero dell’Interno, improntata ad un approccio burocratico che non tiene conto delle situazioni locali. Mimmo Lucano ha dato se stesso per questa causa realizzando un modello che dimostra che è possibile l’accoglienza e l’integrazione”.

“Ieri- riferisce Oliverio- ho sentito il prefetto Pantalone per esprimere le valutazioni della Regione rispetto agli assurdi ritardi accumulati in questi anni per le risorse destinate a Riace, sul progetto Cas, e sullo Sprar. La risposta che ho avuto mi ha preoccupato ancora di più perché si tratta della decisione del ministero di comunicare al sindaco il definanziamento dei progetti Sprar di Riace”.

“Io- continua Oliverio- ho espresso la posizione della Regione: troviamo assolutamente incomprensibile questa scelta, che non può essere sostenuta da argomentazioni di ordine burocratico-amministrativo. Riace non può morire, non deve morire perché altrimenti vuol dire che c’è il disegno politico di soffocare questa esperienza, che noi denunciamo apertamente. Siamo qui per dire: fermatevi prima di assumere iniziative che possano affossare Riace, questa esperienza deve continuare”. Spiega il presidente della Regione: “Se dal punto di vista amministrativo c’è da perfezionare qualcosa benissimo, non siamo qui per dire che abbiamo carta bianca. Ma parlamentari, uomini delle istituzioni, delle organizzazioni sociali, chiunque, può testimoniare che qui c’è un’esperienza di accoglienza che va ben oltre un’inefficienza amministrativa. Si faccia vivere Riace- continua- non si può tirare in ballo il bonus come veicolo di sottrazione di risorse per appropriazione indebita. Ma di cosa parliamo? Il bonus è stato inventato da Lucano per sopperire alle lungaggini burocratiche dello Stato e permettere alle madri di comprare il latte ai propri figli garantendo anche i commercianti. In questi passaggi possono esserci difetti formali, ma si verifichi la sostanza, non si può demonizzare o costruire alterazioni della realtà utilizzando patti meramente formali. C’è una coscienza civile che rispetto a questo tentativo non può non reagire”.

“Come Regione su Riace abbiamo già assunto alcune iniziative, approvando un progetto a lungo termine che prevede strumenti di integrazione, che però non sono sostitutivi degli strumenti statali, perché lo Stato non può tirarsi indietro- precisa il governatore- Abbiamo messo in campo delle risorse e assunto atti amministrativi che ci consentiranno di procedere. Organi terzi vengano qui a verificare se c’è degrado nelle abitazioni o se ci sono situazioni di vivibilità, che vengano a vedere se gli immigrati sono vessati o se sono messi in condizione di vivere dignitosamente”. “Abbiamo bisogno di coinvolgere l’opinione pubblica ed evitare che si dia una informazione errata sulla realtà. Se si chiude Riace- conclude- si sferra un colpo mortale ad un progetto molto più ampio”.

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4 agosto 2018
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