Mamme anziane ed equilibriste

di Vanna Iori, senatrice

I dati Eurostat sulla maternità posizionano l’Italia agli ultimi posti in Europa, dimezzando le nascite per il secondo anno consecutivo.Le mamme italiane non solo sono le più “anziane” ma anche quelle che hanno meno figli, con un tasso di fertilità che supera di poco l’1%.  Questi dati rivelano carenze strutturali dello stato sociale. Ma non solo. Siamo di fronte a una complessità di motivazioni che determinano la scelta del primo figlio dopo i 35 anni, in un Paese imprigionato nella paura e nella sfiducia di un futuro incerto, dove il figlio è ancora visto come un bene privato, dove si sottovaluta che dopo i 30 anni la fertilità diminuisce, accrescendo in molti casi i costi per un percorso di maternità.

La maternità rappresenta ancora  un salto nel vuoto senza sapere se e dove si toccherà terra con un desiderio di procreare che può essere negato, accolto, abbandonato o già realizzato, ma è sempre pronto a sconvolgere (nel bene o nel male) la quotidianità. Il “lieto evento” che da sempre condiziona la vita delle donne anche quando è una scelta, dopo trent’anni di liberazione sessuale e pari opportunità vere o presunte, pare essersi trasformato in un problema da affrontare in cui, spesso, le donne si ritrovano da sole.

Nonostante la presenza femminile nel mercato del lavoro, la conciliazione lavoro/vita domestica diventa insostenibile per tante donne che si ritrovano a dovere scegliere fra famiglia o carriera, con  l’idea che la cura dei bambini non sia una responsabilità condivisa in famiglia. Al contrario di un mutamento delle aspettative personali rispetto alle relazioni di coppia, la maggior parte delle donne, quando possono o decidono di diventare madri, cercano un partner che sia corresponsabile nel suo ruolo di genitore. La maternità deve esprimere una condivisione delle responsabilità non solo fra i soggetti presenti all’interno della famiglia, ma anche nella rete di attori esterni che, attraverso flessibilità oraria, contratti, sostegni alla crescita dei figli, permettano una maggiore qualità del welfare educativo, perché la  scelta di creare una famiglia e mettere al mondo dei figli è innanzitutto collegata alle occupazioni precarie, con un aumento delle probabilità che una donna arrivi ai 40 anni senza figli per motivi di sicurezza economica e stabilità, costretta ad anteporre ragioni pratiche a quelle del cuore.

Ma la precarietà è anche nell’ambito sentimentale e affettivo. E’ nell’ambivalenza di vissuti tra desiderio e  timore. Ci sono molti modi di essere mamma: mamma chioccia o mamma in carriera, mamma part-time e mamma “per caso” o per scelta.  Mamme giovanissime e mamme che ci hanno pensato a lungo, che riscoprono il desiderio di un figlio dopo molti anni o che lo scoprono in sé per la prima volta, e ne sono atterrite e deliziate al tempo stesso. Sempre, però, bisogna fare i conti con il mondo, oltre che con se stesse, in un Paese in cui le soddisfazioni professionali sono riservati “ai grandi” e a pochi, e la sicurezza economica è per le nuove generazioni una specie di miraggio, diventare mamme è un dilemma tardivo.

Quando l’orologio biologico stringe ma dobbiamo tenere le redini della carriera, cosa fare? Maternità o realizzazione personale? E al padre sono richieste scelte di paternità o carriera? Un figlio a quarant’anni rappresenta un’avventura o una disavventura?  Una maternità o paternità tardiva significa ridefinire i propri spazi e i propri tempi in relazione a quelli del bambino, fare i conti con nuove responsabilità, fare rinunce nel campo professionale e personale, elaborare e comprendere un nuovo linguaggio comunicativo

Nell’ultimo secolo la durata di vita si è enormemente allungata e tutte le fasi dell’esistenza si sono dilatate con l’ingresso nella vita adulta, l’entrata nella vita di coppia e l’arrivo del primo figlio. L’intreccio tra le difficoltà  delle risorse educative, le dimensioni private, il progetto di vita, le emozioni e le aspettative si è fatto quindi sempre più complesso per prepararsi ad affrontare l’irrompere di una svolta irreversibile nello scorrere dei giorni.

4 aprile 2018
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