Donne fatte a pezzi, Pamela è l'ultima di una lunga lista - DIRE.it

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Donne fatte a pezzi, Pamela è l’ultima di una lunga lista

ROMA -Pamela Mastropietro è  l’ultima di una lunga serie. Il suo corpo, riconosciuto dalla madre, ritrovato nelle campagne di Pollenza, è stato smembrato e abbandonato in due trolley. I resti sistemati con cura, puliti e senza tracce di sangue.

Le forze dell’ordine hanno eseguito un fermo, un uomo di origine nigeriana, e tanto è bastato a Matteo Salvini, leader della Lega, per trasformare il delitto in argomento da campagna elettorale.

Purtroppo ci sono stati altri episodi.  Soltanto ad agosto scorso, in via Guido Reni al Flaminio, da un cassonetto dei rifiuti sbuca un busto e una testa di donna,  tagliati da un’accetta. Viene fermato il fratello della vittima.

   E’ il 1996 quando a Palestrina, Cinzia De Angelis, di soli 24 anni, viene uccisa a pugnalate dal suo compagno, pensionato sessantenne, perchè, dice al processo, “Devi essere solo mia”. Il suo corpo viene trovato nei cassonetti del Paese, in pieno centro a piazza Garibaldi e nel sito archeologico. 

   Nel 2009, nel veronese, è una donna marocchina, in Italia da 20 anni, a finire divisa in dieci parti, ritrovate poco prima che gli animali ne facessero scempio.

   E’ il 2013 quando una testa riaffiora dal lago di Malgrate, mentre nella frazione di Olzino vengono ritrovate un pò di ossa e di capigliatura. Un unico fascicolo d’indagine per due donne, nere, che non si conoscevano.

   Scatta l’incubo del serial killer quando le acque del Po, nel 2015, restituiscono alcuni resti umani nel vano motore di un mezzo finito sui fondali. Pezzi collegati al ritrovamento, mesi prima, di due gambe di donna, appartenenti a una ragazza di 25 anni circa, staccate dal bacino con un coltello da qualcuno che sembra conoscere poco l’anatomia.

   Dal Giappone invece un altro rituale. Nella periferia di Tokyo, un giovane 27enne riceve l’anno scorso la visita della Polizia che gli trova in casa due teste, refrigerate nel congelatore. Nella spazzatura, racconta ai poliziotti, getta gli organi interni e salva il resto. Ben riposto in contenitori frigo, sparsi nell’appartamento, con la cura di un collezionista.

1 febbraio 2018
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