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La denuncia di mamma Frida: “Diritto di visita paterno stabilito prima del riconoscimento”

In Senato il caso di mamma Frida, che sei anni fa ha portato avanti la sua gravidanza nonostante l'ex compagno volesse farla abortire

31/05/2022

di Laura Monti

ROMA – “La mia è iniziata come una causa per il riconoscimento e si è trasformata immediatamente in una causa di affido”. A parlare così è Frida, che sei anni fa ha portato avanti la sua gravidanza nonostante un ex compagno che voleva farla abortire e che, al momento della nascita, non ha riconosciuto la bambina. Poi, però, il padre ha cambiato idea e “prima ancora del riconoscimento (il cui giudizio è attualmente pendente in Cassazione, dove è stata sollevata anche una questione di legittimità costituzionale, ndr) è stato stabilito un diritto di visita paterno, come se fin dal principio il riconoscimento fosse dato come apodittico, comportando molte sofferenze per la mia bambina”.

Il caso di Frida è stato oggetto stamattina di una conferenza stampa in Senato su iniziativa della senatrice e vicepresidente della Commissione femminicidio, Cinzia Leone,Da donna maltrattata a madre rivittimizzata’. Per Leone, ciò che accade nei Tribunali è il frutto di “stereotipi culturali” in base ai quali “l’interesse del minore di fatto non viene tutelato”. A tal proposito, ha detto ancora Leone, “la Relazione della Commissione è un buon prodotto, ma adesso dobbiamo agire per recuperare il recuperabile in quello che rimane di questa legislatura, nell’interesse dei bambini e delle donne”. Anche l’avvocato Andrea Girolamo Coffari ha commentato l’ultima Relazione della Commissione definendola una “fonte di speranza per le donne che lottano”.

Ma anche per l’avvocato bisogna intervenire sulla legislazione: “Secondo l’articolo 250 del Codice civile, una donna è libera di accogliere o no un figlio. In entrambi i casi, si assume enormi responsabilità. Mentre se un uomo decide di non accoglierlo, non si assume nessuna responsabilità e gli lascia libertà di cambiare idea mille volte. Vogliamo riconoscere delle conseguenze per un padre che vuole far abortire la donna? E che poi inizia a torturare la madre con denunce? Il caso di Frida- ha aggiunto- è emblematico: c’è una donna che chiede giustizia ed è massacrata dalle istituzioni”.

Sui riconoscimenti tardivi da parte di uno dei due genitori si sono espresse anche le avvocate Camilla Di Leo e Teresa Manente, ricordando due situazioni in cui era stata la madre a cambiare idea vedendosi, però, negato il riconoscimento del proprio figlio. In uno dei due casi, risalente al 2014 ed esposto da Di Leo, la donna congolese era stata vittima di violenza sessuale e in un primo momento aveva rifiutato il figlio nato dalla violenza, per poi tornare, inutilmente, sui suoi passi.

Anche nell’agosto 2021 una sentenza della Cassazione richiamata dall’avvocata Manente aveva definito “traumatico” un riconoscimento tardivo richiesto da una madre. “Questo non accade- ha commentato Manente- quando a voler riconoscere tardivamente i figli è un padre”, come nel caso di Frida. “C’è un doppio standard- ha proseguito l’avvocata- per cui un padre di fatto può tornare sui suoi passi come e quando vuole”.

Nel corso della conferenza è stata sollevata anche la problematica dell’uso della Pas (la presunta sindrome di alienazione parentale) e dei suoi sinonimi nelle ctu: “La prima ctu di Frida parlava di ‘conflitto di lealtà’ su una bambina di 18 mesi che è era stata consegnata a un estraneo”, ha fatto notare la psicologa e psicoterapeuta Bruna Rucci. Per Rucci, “qui c’è il pregiudizio della Pas, perché il conflitto di lealtà è un sinonimo. C’è una deformazione assoluta della psicologia e della psichiatria”.

E proprio sul ruolo dei ctu è tornato l’avvocato Coffari: “C’è un fronte ideologico di consulenti che a forza di diagnosticare la Pas ha configurato uno strumento scientifico per distruggere la vita delle donne. Bisogna che i giudici si affidino ad altri consulenti, che sappiano tutelare le vittime e distinguere fra scienza e fantascienza”, ha concluso.

COFFARI: “PADRI INDEGNI HANNO SEMPRE POSSIBILITÀ DI FAR PARTE DELLA VITA DEI FIGLI

Ho usato la locuzione ‘padre indegno’ per indicare un padre abortivo, che nei tre mesi in cui può far di tutto per condizionare la futura madre ad abortire non subisce alcuna conseguenza. Dopodiché abbandona materialmente e psicologicamente la madre, non riconosce il figlio e realizza azioni persecutorie e aggressive nei confronti di madre e figlio”. Così l’avvocato Andrea Girolamo Coffari, intervenuto a margine della conferenza ‘Da donna maltrattata a madre rivittimizzata’, tenutasi stamattina nella Sala Caduti di Nassirya del Senato su iniziativa della senatrice Cinzia Leone.

“In questo caso- ha proseguito l’avvocato- parliamo di un padre indegno, che però ha integre e intatte tutte le possibilità di rientrare nella vita familiare di madre e figlio continuando a operare un comportamento distruttivo e aggressivo. Questo cozza contro tutti i principi della Costituzione che tutelano l’integrità psicofisica e la dignità delle persone. C’è una proposta di legge che timidamente promuove l’innovazione dell’articolo 250 del Codice civile, la proposta Boldrini firmata da 29 parlamentari. Cerchiamo di cambiare il destino di queste madri e di questi figli”, ha concluso.

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2022-05-31T16:04:03+02:00