Zingaretti e Di Maio d’accordo: Conte deve muoversi (e non è uno scherzo)

L'editoriale di Nico Perrone per DireOggi
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ROMA – Nel Pd e nel M5S si avverte una certa irritazione nei confronti del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che per alcuni risulta troppo ‘immobile’ rispetto ai tanti dossier e problemi aperti. Viene in mente l’imitazione, memorabile, di Corrado Guzzanti (che potete rivedere qui nel video in alto), dell’allora presidente del Consiglio, Romano Prodi: «Sto fermo, passano i treni ma io resto fermo, immobile…». Da una parte è comprensibile visto il caos che regna dentro il Movimento, ancora diviso sulla scelta del percorso da prendere per decidere la nuova leadership. Non è un problema da poco, perché visti i numeri il M5S è la prima forza parlamentare e nessun provvedimento può passare se non c’è accordo. Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio, pressato dai Dem, aveva detto la sua sulla possibilità di ‘cassare’ quota 100 e rivedere il reddito di cittadinanza. Subito stoppato dai ‘grillini’, «perché Conte – spiega una fonte del M5S- non può dire certe cose senza prima confrontarsi con noi». Che fare? L’immobilismo, alla fine, penalizza tutti. Per questo, raccontano più fonti, «oggi Zingaretti e Di Maio hanno ritrovato una forte sintonia, agiscono insieme per rafforzarsi ognuno in casa propria, per questo Conte è nel mirino». Ma i nodi verranno presto al pettine. Martedì prossimo l’assemblea della Camera sarà chiamata a discutere l’atto di indirizzo del Parlamento sul Recovery fund, i 209 miliardi di euro che l’Europa ha messo a disposizione dell’Italia. Sarà subito battaglia, perché bisogna decidere anche sul Mes, i 37 miliardi di prestito per la Sanità, un provvedimento avversato da molti, anche fuori da Lega e Fratelli d’Italia. Non solo, in queste ultime ore al Senato sono stati ‘scoperti’ dei positivi al Covid 19, con il rischio di arrivare ad un nuovo stop dei lavori. In ballo ci sono provvedimenti urgenti, decreti che hanno una scadenza ravvicinata e vanno subito approvati. Basta? No, non basta. Va segnalato il ritorno di Rutte, il premier olandese che nei mesi scorsi tanto ha fatto penare l’Italia. Rutte ha minacciato di bloccare l’approvazione del piano anti-crisi nel Parlamento olandese, uno stop che andrebbe a bloccare il già complesso procedimento per il via libera agli stanziamenti. Se così fosse, i 209 miliardi che l’Italia dovrebbe vedere la prossima primavera potrebbero arrivare, come si dice, ‘a babbo morto’, troppo tardi.

LEGGI  DIREOGGI | EDIZIONE DEL 30 SETTEMBRE 2020

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30 Settembre 2020
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