Prodi: “Con un civico Salvini in Emilia-Romagna avrebbe vinto. Il Pd? Cambi ora o mai più”

"Affiderei la direzione del partito ai 20 segretari regionali", dice Prodi ai dem. E avverte: "Ci vuole una nuova classe dirigente, che va formata però non prendendo premi Nobel o professori"
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BOLOGNA – “Se Salvini avesse indicato un candidato che rappresentava la società civile, forse avrebbe vinto”. Lo ammette Romano Prodi, che dunque individua nella scelta della candidata, Lucia Borgonzoni, una delle ragioni della sconfitta del centrodestra in Emilia-Romagna. “Credo che la strategia di Salvini sia stata coerente con il suo obiettivo, raggiungere Palazzo Chigi. Perciò la candidata emiliana non doveva esistere- afferma il Professore- lo scontro sul locale era strumentale. Lui ha seguito la sua strategia, ma siccome la strategia deve essere coerente con l’obiettivo, forse era l’obiettivo ad essere sbagliato“.

Prodi ne ha parlato in una lunga intervista concessa al Quindici, il bisettimanale online del master in Giornalismo dell’Università di Bologna. Quanto allo slogan ‘liberiamo l’Emilia-Romagna’ usato dai leghisti “è stato un errore enorme, un boomerang- risponde Prodi-. Non si attacca mai a fondo l’identità collettiva di una comunità. Magari alcuni suoi pezzi, non la sua visione di fondo. L’elettore a quel punto risponde: ‘Sono stato scemo io finora a farmi schiavizzare?‘”.

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PD CAMBI ORA MAI PIÙ, 20 SEGRETARI REGIONALI ALLA GUIDA

“Ha ragione Zingaretti, il Pd deve cambiare. Tutti i partiti devono trasformarsi, in realtà, perché se non lo fanno crescerà il desiderio di autoritarismo”. Lo dice Romano Prodi, in una intervista-fiume al Quindici, la rivista bisettimanale del Master in giornalismo dell’Università di Bologna. Prodi invita a non sopravvalutare, a sinistra, la vittoria in Emilia-Romagna sul piano nazionale.

Un’elezione regionale è solo un’elezione regionale, da sola non cambia molto”, sottolinea l’ex premier. “Altro discorso è se coloro che hanno vinto e perso mutano la loro strategia. È qui la riflessione da fare. Il Pd, che ha avuto questo momento di respiro, dopo un lungo declino, ne saprà trarre le conseguenze in modo da riorganizzarsi? Se ciò non avviene, fra un mese siamo da capo. Se impara, comincia un gioco diverso”. Prodi si dice a favore di un profondo rinnovamento del Pd, non di un suo scioglimento.

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“C’è un’insufficienza dell’attuale organizzazione dei partiti. Tutti dovrebbero ammetterlo come ha fatto Zingaretti, e non solo davanti ad una sconfitta ad o una vittoria. I partiti devono trasformarsi, altrimenti si va nella direzione di una delega verso l’alto”. Nel Pd, dice ancora Prodi in un altro passaggio dell’intervista, “ci vuole una nuova classe dirigente, che va formata però non prendendo premi Nobel o professori“.

Ma come va aperto il partito? “Credo sia inutile aprirlo dall’alto, il partito non è una scatola di sardine– risponde il professore. “Ci vuole una conferenza, una nuova assise, per aprire ai non iscritti, all’intelligenza collettiva del paese. Poi bisogna smetterla con il partito delle tessere. Uno deve contare a seconda dei voti che ha preso, non delle tessere che ha portato. Inoltre, affiderei la direzione del partito ai venti segretari regionali”.

“AUTONOMIA VA CONCESSA SOLO IN ALCUNI SETTORI”

Romano Prodi frena sull’autonomia. O meglio: la considera un “discorso complesso”. Insomma, “in alcuni settori importanti dev’esser concessa. In altri no”. Nell’intervista concessa al Quindici, il bisettimanale del master in Giornalismo dell’Università di Bologna, l’ex presidente del Consiglio fa qualche esempio. “La frammentazione del marketing turistico su base locale che vedo all’estero, per esempio, è un suicidio– dice- ritengo che la tanto criticata esperienza della sanità regionale funzioni, anche se solo in parti del paese”. Invece, “bisogna andare molto adagio con le autonomie fiscali. Non si può dividere il paese. L’Italia ha bisogno di un successo, deve tornare a vincere. Tutta insieme”.

A Stefano Bonaccini, fresco vincitore delle regionali in Emilia-Romagna, Prodi suggerisce di “andare avanti come ha fatto finora. Lo sviluppo è il più elevato del paese, la disoccupazione è la più bassa, le tensioni sociali sono diminuite… Ma non basta. È cambiato il mondo. Bonaccini ha vinto lanciando un messaggio al partito, quello per cui ‘bisogna muoversi per vincere’. E allora bisogna continuare a muoversi, varando una giunta con personalità forte, di cui lui possa dire che non gliel’ha dettata il partito”.

“IL QUIRINALE? SONO UNA FIGURA CONTROVERSA, NON FA PER ME”

Si dice “per nulla” segnato sul piano personale dalla vicenda dei 101, ma Romano Prodi assicura: “Sono consapevole di essere oggetto di divisioni. Una figura controversa, che non può diventare presidente della Repubblica”. Prodi ne ha parlato in un passaggio dell’intervista concessa agli studenti del master in Giornalismo dell’Università di Bologna, oggi sul “Quindici”.

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30 Gennaio 2020
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