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Brindisi, corruzione in atti giudiziari: oltre 26 capi d’imputazione e testimoni traumatizzati

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Lo rende noto il capo della procura della Repubblica di Potenza, Francesco Curcio, illustrando l'indagine che ha portato ieri all'arresto di sei persone, tra cui un giudice della sezione Fallimentare del tribunale
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BARI – “La procura di Brindisi ci ha trasmesso uno spunto iniziale di indagine nel contesto di una più ampia investigazione che stava svolgendo sull’attività dei curatori fallimentari. Vi era uno spunto in un rapporto anomalo tra un curatore e un giudice e noi da lì partiti, approfondendo tutti gli aspetti, in particolare quelli patrimoniali, bancari e finanziari, e da lì l’indagine si è sviluppata portando a oltre 26 capi di imputazione”. Così il capo della procura della Repubblica di Potenza, Francesco Curcio, spiegando in conferenza stampa, in un’aula del tribunale del capoluogo lucano, l’indagine che ha portato ieri all’arresto da parte della guardia di finanza di sei persone, tra cui un giudice della sezione Fallimentare del tribunale, e con le accuse di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari.
In manette il giudice Gianmarco Galiano della sezione Fallimentare del tribunale di Brindisi, il commercialista Francesco Pepe Milizia e l’imprenditore Massimo Bianco. Ai domiciliari l’avvocata Federica Spina, l’imprenditore Francesco Bianco e la presidente dell’ordine degli ingegneri di Brindisi, Annalisa Formosi.
Altri due magistrati di Bari, Francesco Giliberti e Giuseppe Marseglia, risultano indagati a piede libero. In tutto le persone indagate sono 21.

TESTIMONI TRAUMATIZZATI DA VICENDE

Alla fine delle indagini, prima bancarie e poi documentali, – rende ancora noto Curciom – sono arrivate a farsi sentire persone interessate, che erano mortificate e traumatizzate da queste vicende”.
Tra gli episodi più significativi in cui il giudice, Gianmarco Galiano, avrebbe incassato parte dei risarcimenti concessi dalle assicurazioni in giudizi civili, vi è la causa del 2007 sulla morte di una ragazza di 23 anni e un giudizio riguardante un bambino nato con traumi permanenti per colpa medica.
Nel primo caso sarebbero stati messi a disponibilità del giudice 300mila euro attraverso il conto intestato alla suocera, indagata a piede libero. Nel secondo caso a disposizione del magistrato sono finiti 150mila euro.

CURCIO: “PROVA SOLDI DA PRIVATO A GIUDICE”

Gli elementi indiziari partono da tracce bancarie indiscutibili. Soldi passati da una parte privata alla disponibilità del giudice è un fatto accertato documentalmente. Sul reato ci sarà un processo, questo è un fatto”. Lo ha detto in conferenza stampa il procuratore del Tribunale di Potenza, Francesco Curcio, sull’indagine condotta dalla stessa procura e che a Brindisi ha portato all’arresto di sei persone, tra cui un giudice.
“Chi ha il compito delicatissimo di giudicare gli altri deve essere intransigente con se stesso, è grave – ha aggiunto – che il fatto sia stato commesso da un giudice da cui la collettività aspetterebbe comportamenti diversi. Fermo restando la presunzione di innocenza, questi fatti se commessi da magistrato sono ancora più gravi”.
Curcio ha poi sottolineato come l’indagine abbia presentato un primo tassello nel 2017, quando è arrivata alla procura di Potenza la segnalazione del fatto che il magistrato indagato svolgesse funzioni nello stesso tribunale in cui la moglie svolgeva la funzione di avvocato, tanto che poi quest’ultima ha dovuto cancellarsi dall’albo per permettere al giudice di tornare nel suo ruolo al tribunale di Brindisi.

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