Napoli, Okudaira in cima alla lista dei latitanti per l’attentato del 1988

latitante Junko Okudaira
Il secondo obiettivo è Renato Cinquegranella, condannato per un omicidio che rientra nell'ambito della guerra di camorra tra la Nuova Famiglia e la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo
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NAPOLI – “Non ci sono più grandi latitanti sul territorio campano grazie all’azione svolta negli ultimi anni. Ma restano tre i principali latitanti su cui si concentra l’azione investigativa per assicurare effettività alla giurisdizione”. Così il procuratore della Repubblica di Napoli Giovanni Melillo durante una conferenza stampa convocata a seguito della cattura di Antonio Di Martino, 40enne di Gragnano, esponente di vertice delle cosche camorristiche locali, ricercato dal 2018.

In cima alla lista dei latitanti c’è Junzo Okudaira, esponente della disciolta Armata Rossa Giapponese e uno degli autori di una strage avvenuta nel 1988 a Napoli. Okudaira è stato condannato in contumacia negli Stati Uniti per un attentato che costò la vita a cinque persone, quattro delle quali italiane. L’attentato avvenne davanti al circolo ricreativo statunitense United Service Organizations (Uso) di Calata San Marco con l’impiego di un’auto imbottita di tritolo. Per quell’attentato è stata condannata anche un’altra esponente dell’organizzazione terroristica giapponese, Fusako Shigenobu, arrestata negli anni Duemila nello Stato nipponico. Okudaira è ricercato anche dal governo degli Stati Uniti. Il procuratore ha ricordato quell’evento come una “strage dimenticata. Sul luogo non è presente neanche una lapide”.

Il secondo obiettivo è Renato Cinquegranella, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giacomo Frattini, detto Bambulella, avvenuto nel 1982. Un assassinio che rientra nell’ambito della guerra di camorra tra la Nuova Famiglia e la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Un omicidio particolarmente truce in quanto alla vittima, torturata prima di essere uccisa, vennero anche tagliate le mani e fu strappato il cuore. Cinquegranella avrebbe inoltre dato supporto “agli assassini delle Brigate rosse – ha ricordato Melillo – che avevano appena ucciso il commissario Antonio Ammaturo”, capo della Mobile di Napoli ammazzato sempre nell’82. L’uomo, oggi 71enne, è ricercato dal 2002. Era evaso dal carcere approfittando di un permesso premio. Il terzo latitante indicato dal procuratore è “Raffaele Imperiale – ha detto – uno dei più grandi broker del traffico di stupefacenti a livello internazionale. In questo caso scontiamo i gravi limiti della collaborazione prestata da autorità estere, in particolare degli Emirati Arabi”.

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