Camorra, arrestato a Gragnano il boss Di Martino: era latitante dal 2018

Il quarantenne era ricercato per estorsione aggravata dal metodo mafioso è stato catturato tra la folta vegetazione dei boschi dei Monti Lattari
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NAPOLI – Un latitante “estremamente attento”, catturato dopo circa un’ora e mezzo di ricerche tra la folta vegetazione dei boschi dei Monti Lattari. Così Alfredo Fabbrocini, capo della squadra mobile di Napoli, nel corso di una conferenza stampa ha illustrato i dettagli dell’operazione che ha consentito la cattura di Antonio Di Martino, 40enne esponente di vertice delle cosche camorristiche locali e ricercato dal 2018 per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Di Martino faceva abitualmente ritorno nella sua abitazione di Gragnano (Napoli), una dimora che gli consentiva agilmente di scappare.

“Parliamo di un agglomerato urbano – ha spiegato Fabbrocini – in cui vivevano i familiari di Di Martino. Una struttura particolare che gli consentiva di accedere alla montagna direttamente dall’abitazione e in una manciata di secondi. Per raggiungere l’abitazione dalla strada è quasi impossibile non essere notati”. In quell’agglomerato, Di Martino era tornato anche in quest’inverno e, quando faceva rientro a casa, viveva e dormiva vestito, indossando il giubbotto, le scarpe e un berretto, pronto a dileguarsi il prima possibile.

Durante l’operazione, che ha coinvolto quasi 100 persone tra agenti della polizia di Stato e uomini della guardia di finanza, in un primo momento il latitante era riuscito a scappare proprio dileguandosi tra i boschi, probabilmente avvertito dalla presenza della polizia da alcuni cani dislocati in varie parti dell’abitazione. Grazie ai supporti tecnici, in particolare a due droni del Nucleo operativo centrale di sicurezza della polizia e a un terzo drone, un aerovelivolo del gruppo esplorazione aeromarittima della guardia di finanza che può volare fino a 5mila metri di altezza, è stato possibile individuare Di Martino nascosto tra la folta vegetazione. Con lui c’erano anche due parenti.

“Non è stato un intervento facile – ha raccontato Fabbrocini -. Non soltanto per il suo spessore criminale, ma anche perché, a causa della morfologia del territorio che poteva consentirgli di sottrarsi alla cattura, Di Martino era uno tra i latitanti che era più difficile catturare in Italia“. Anche Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica di Napoli, ha definito “importante” l’arresto di Di Martino “perché si tratta – ha spiegato – di un soggetto che aveva assunto una posizione di rilievo nel contesto camorristico dell’area stabiese e dei Monti Lattari”. Melillo e il questore di Napoli Alessandro Giuliano hanno ringraziato la polizia di Stato, la squadra mobile di Napoli e gli agenti commissariato di Castellammare di Stabia, oltre che la guardia di finanza, per “il grande lavoro di squadra svolto con straordinaria professionalità”.

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