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L’appello Amref sui vaccini: “Paesi ricchi rinuncino alle dosi, virus circola a livello globale”

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Direttore Micucci alla Dire: "Il Congo o il Sud Sudan non hanno immunizzato neanche il 2% della popolazione"
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ROMA –  “La lotta al Covid-19 si trova in una situazione paradossale”. A parlare con l’agenzia Dire è Guglielmo Micucci, direttore generale di Amref Health Africa – Italia, organizzazione in prima linea per la salute nel continente a sud del Mar Mediterraneo. Occasione dell’intervista sono le recenti dichiarazioni del capo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Ghebreyesus, secondo cui la corsa alla dose booster non solo potrebbe non essere risolutiva, ma potrebbe peggiorare la pandemia, dal momento che acuisce la carenza di vaccini in tanti paesi del mondo.

“Quella di Ghebreyesus sembra una provocazione- dice Micucci- ma in realtà è una prospettiva concreta. È paradossale che da noi si programmi la terza dose, o Stati come Israele già pensino alla quarta, quando molti come il Congo o il Sud Sudan non hanno immunizzato neanche il 2% della popolazione. I Paesi ricchi devono avere il coraggio di concretizzare gli impegni presi, arrivando perfino a rinunciare a delle dosi già prenotate per i loro Paesi”. Secondo il Centro africano per il controllo delle malattie (Africa Cdc), al 23 dicembre il continente ha ricevuto 445,9 milioni di dosi di vaccino anti-Covid e ne ha somministrate circa 324,7 milioni, su una popolazione che supera il miliardo. Il problema, puntualizza il responsabile, “non è la dose booster in sé, importante a rafforzare la protezione contro il Covid-19. Il punto è che mentre i paesi sviluppati – Europa e Nord Africa in testa – si rafforzano, il virus continua a circolare a livello globale e questo non solo causa sofferenze, ma favorisce la comparsa di nuove varianti che minacciano anche noi. Lo abbiamo visto con Omicron: è bastata una persona giunta in aereo dall’Africa per portare questa variante in Europa”.

Il nodo, continua Micucci, “è la corsa ai vaccini: solo pochi giorni fa è stato approvato un nuovo siero, il Novavax, e l’Unione europea ne ha già ordinate 200 milioni di dosi. È come se tutti i paesi fossero in fila al supermercato: agli ultimi posti troveremmo i paesi poveri, compreso il meccanismo Covax, messo in piedi proprio per assicurare i vaccini ai paesi svantaggiati. Così non può andare”. Per il direttore generale di Amref quindi “i governi devono evitare queste ingiustizie, arrivando perfino a rinunciare alle dosi già acquistate. Sappiamo che quasi un miliardo sono ferme nei magazzini”. Ma “riempire” l’Africa di vaccini non basta: “Molti Stati- informa ancora Micucci- hanno sistemi sanitari estremamente fragili o persino inesistenti, basti pensare al Sud Sudan, che quando è iniziata la pandemia aveva una sola unità di terapia intensiva”.

Se i sistemi sanitari sono deboli, non si riesce ad esempio a garantire la catena del freddo, indispensabile per la conservazione dei sieri. È di pochi giorni fa la notizia che la Nigeria ha dovuto distruggere oltre 1 milione di dosi ormai scadute. “Questo porta a galla un altro problema- avverte Micucci- ossia il fatto che i Paesi sviluppati spesso donino partite di vaccini prossime alla scadenza”. Non solo: c’è lo scoglio della produzione dei vaccini o della difficoltà ad acquistare mascherine o altri presidi anti-contagio, così come l’impossibilità di effettuare tamponi: “Non sapremo mai con certezza quante persone si sono ammalate o sono morte per Covid in certi Stati dell’Africa” avverte ancora il dirigente, che evidenzia: “La questione è estremamente complessa, come dimostra anche la pluralità di necessità a cui cerca di rispondere Amref con i programmi realizzati in vari paesi, che vanno dalla formazione del personale medico-sanitario alla sensibilizzazione della popolazione. Anche lì ci sono persone che hanno perplessità sul virus e sull’affidabilità dei vaccini. E a portare le dosi nelle zone remote del Kenya- conclude Micucci- ci pensano i nostri ‘flying doctors”.

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