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Clima, report Jubilee Debt Campaign: “Paesi poveri spendono 5 volte di più per debiti”

La coalizione di associazioni britanniche è nata proprio per chiedere il cancellamento del debito dei Paesi in via di sviluppo
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ROMA – La somma spesa dai Paesi a più a basso reddito del mondo per ripagare il debito estero è cinque volte superiore a quella impiegata per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. È quanto emerge da un rapporto pubblicato oggi dalla coalizione di associazioni britanniche Jubilee Debt Campaign, nata per chiedere il cancellamento del debito dei Paesi in via di sviluppo. Il documento arriva a soli tre giorni dall’inizio della Conferenza internazionale sul clima (Cop26), che si svolgerò tra il 31 ottobre e il 12 novembre a Glasgow, in Scozia. Gli autori del documento hanno scoperto che al 2021 almeno 34 dei Paesi meno sviluppati del pianeta stanno spendendo complessivamente in media 29,4 miliardi di dollari all’anno per pagare i servizi sul debito estero, mentre stanno destinando solo 5,4 miliardi di dollari a misure che mirano a ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici.

L’organizzazione ha comparato i dati sul pagamento del debito, che sono pubblici, con le dichiarazioni di spesa che i Paesi in questione fanno alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc). Quest’ultima voce è però una previsione, che i governi fanno tenendo anche in conto la possibilità di ricevere finanziamenti climatici. I valori reali di spesa potrebbero essere quindi anche più bassi di quelli dichiarati. Tra i Paesi presi in esame, di 34 è stato possibile trovare dati. Fra questi ci sono diversi tra quelli ritenuti più vulnerabili in assoluto al cambiamento climatico, come il Bangladesh e il Madagascar.

“I Paesi a basso reddito stanno consegnando miliardi di dollari in rimborsi del debito a Paesi ricchi, banche e istituzioni finanziarie internazionali in un momento in cui le risorse sono disperatamente necessarie per combattere la crisi climatica”, ha denunciato la direttrice esecutiva dell’organizzazione, Heidi Chow.

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