Indagine sullo smart working: “Tutele perchè sia motore di sviluppo”

Per comprenderne meglio i tanti aspetti che interessano i lavoratori e le imprese, l'ente bilaterale di riferimento della contrattazione collettiva di Cifa e Confsal ha avviato una indagine nazionale
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ROMA – “Siamo di fronte a un cambiamento epocale, a una rivoluzione, bisogna analizzare questa nuova realtà per garantire nuove regole e tutele nei contratti e perché diventi una forma di lavoro veramente efficace”. Manlio Sortino, presidente di Epar, sintetizza così l’esperienza dello smart working durante la pandemia. Per comprenderne meglio i tanti aspetti che interessano i lavoratori e le imprese, l’ente bilaterale di riferimento della contrattazione collettiva di Cifa e Confsal ha avviato una indagine nazionale dal titolo ‘Smart working 2020: capire il presente per progettare il futuro‘. L’iniziativa, voluta anche da Cifa, Confsal e Fonarcom, è sposata da HRC Community e dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro, due partner importanti con cui verranno studiati, approfonditi e annunciati i risultati. L’indagine, a cura del Centro studi InContra, si concluderà in maggio e a giugno verrano resi pubblici gli esiti. 

L’ente bilaterale, sottolinea Sortino, lavora “in uno spirito di collaborazione e non di contrapposizione tra imprese e lavoratori. Noi- sottolinea- vogliamo facilitare l’ascolto delle esigenze per trovare una sintesi e un equilibrio, l’obiettivo della indagine è quello di inserire un miglioramento sul piano contrattuale per una forma di lavoro poco trattata. La casa diventa un luogo di lavoro e servono quindi nuove regole per disciplinare aspetti finora poco conosciuti“. Con la pandemia da coronavirus, osserva, “siamo stati catapultati in una situazione inaspettata. Noi, da tempo nelle nostre strutture, avevamo già sperimentato il lavoro agile, dotando i lavoratori di strumenti aziendali e avevamo avuto un riscontro positivo, notando una produttività migliore, una nuova organizzazione del lavoro e obiettivi di qualità raggiunti”. Ora si tratta di capire che “ripercussioni ha il lavoro agile sui lavoratori e sull’organizzazione dell’azienda perché ci sono sicuramente degli aspetti di maggiore gravosità ed isolamento dei lavoratori”. 

Bisogna ragionare su un diverso concetto di sicurezza sul lavoro, sul diritto alla disconnessione, fino all’introduzione di un nuovo sistema di tutele sociali, sanitarie e previdenziali che si addicano al lavoro smart”. 

Da rilevare anche il capitolo formazione: “E’ un aspetto importante su cui abbiamo lavorato molto, ci siamo dotati degli strumenti per permettere una formazione a distanza e non in presenza, e questo si potrà sicuramente ulteriormente sviluppare con adeguati strumenti”. Insomma il lavoro agile da tipologia di lavoro per l’emergenza deve diventare, conclude il presidente di Epar, “un traino innovativo e favorire lo sviluppo di una nuova organizzazione aziendale“.

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