VIDEO | Coronavirus, in Somalia calano i risparmi inviati dagli emigrati

Milioni di persone non ricevono più le rimesse. Adesso si deve ripensare lo sviluppo: "La Somalia non può continuare a vendere merce cinese"
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ROMA – A causa della pandemia di coronavirus tanti somali stanno risentendo dello stop ai trasferimenti di denaro da parte dei loro connazionali all’estero: lo sottolineano fonti dell’agenzia Dire a Mogadiscio, che non escludono però come la crisi possa essere occasione per nuove strategie di rilancio.

MILIONI DI SOMALI SENZA RIMESSE

Il calo delle rimesse è stato confermato dal ministro delle Finanze, Abdirahman Duale Beileh. Secondo il dirigente, citato dall’emittente Radio Garowe, “milioni” di somali potrebbero essere colpiti dalla riduzione dei trasferimenti di denaro da parte dei parenti emigrati all’estero. Stando alle stime raccolte dalla Bbc, solo nel Regno Unito, dove vive una delle comunità somale più numerose d’Europa, la contrazione degli invii di rimesse attraverso le società di money transfer sarebbe stata del 50 per cento.

Secondo Nuredin Hagi Scikei, ingegnere a Mogadiscio con un passato di studi all’Università di Bologna, già consulente di una mostra sulla storia urbanistica della capitale somala promossa dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), le difficoltà straordinarie ai tempi del Covid-19 dovrebbero spingere alla ricerca di soluzioni nuove.

“La maggior parte della popolazione ha perso le rimesse sulle quali poteva contare” dice Scikei: “Questa può essere l’occasione per cominciare a ragionare in modo serio su un programma di sviluppo per la piccola industria”. Secondo l’ingegnere, l’Italia può costituire un esempio. “La Somalia non può continuare a vendere merce cinese ma deve invece cominciare a produrre” dice Scikei. “Ci sono regioni, penso proprio alla vostra Emilia-Romagna, che possono costituire un modello: dobbiamo puntare sull’agricoltura e la pesca, un settore che finora è stato sfruttato molto poco e che sarebbe in grado di portar via tanta gente dalla strada”.

Il riferimento è anche alle difficoltà nell’attuare le misure di contenimento del Covid-19 imposte dal governo. Dopo una campagna di sensibilizzazione condotta anche su WhatsApp, è stata vietata la circolazione tra la sette di sera e le cinque di mattina. Vincoli sul numero di passeggeri sono stati introdotti per i minibus. Più difficile la situazione dei venditori ambulanti. “A Mogadiscio – sottolinea Scikei – in tanti continuano a vivere di piccoli commerci informali ora più che mai vietati”.

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27 Aprile 2020
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