Pochi fondi per l’Istruzione, il ministro Fioramonti si dimette: “Serviva più coraggio”

Nella manovra non sono arrivati i tre miliardi che aveva chiesto per scuola e università. Ieri sera la conferma da Palazzo Chigi della lettera di dimissioni
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ROMA – Ha rassegnato le sue dimissioni con una lettera al premier Conte. Le indiscrezioni giravano da giorni e del resto nelle scorse settimane il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti aveva affermato che avrebbe voluto vedere destinati i tre miliardi chiesti per il suo ministero oppure era pronto a lasciare. Si era pronunciato contro il blocco dell’aumento dell’Iva e aveva ripetutamente detto che tre miliardi non erano certo sufficienti per scuola, università e ricerca, ma erano il minimo indispensabile. Aveva usto l’espressione “linea di galleggiamento”.

La lettera e le dimissioni sono state confermate nella serata di ieri da fonti di Palazzo Chigi. L’uscita di scena di Fioramonti non creebbe problemi di maggioranza perchè a quanto pare andrebbe a costituire un gruppo alla Camera a sostegno del premier insieme ad alcuni deputati che potrebbero seguirlo. Quanto al nuovo ministro dell’Istruzione, il nome sulla bocca di tutti è quello di Nicola Morra, attualmente presidente della Commissione parlamentare antimafia.

FIORAMONTI: “SERVIVA PIÙ CORAGGIO SU UNIVERSITA’ E RICERCA”

“Sarebbe servito più coraggio da parte del Governo per garantire quella linea di galleggiamento finanziaria di cui ho sempre parlato, soprattutto in un ambito così cruciale come l’università e la ricerca. Si tratta del vero motore del Paese, che costruisce il futuro di tutti noi”. Queste le parole con cui Lorenzo Fioramonti su Facebook spiega le sue dimissioni da ministro dell’Istruzione e Università.

“Pare- aggiunge- che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’è la volontà politica”.

“NON SI TROVANO MAI RISORSE MA LA SCUOLA È MOTORE DEL PAESE”

“La sera del 23 dicembre ho inviato al presidente del Consiglio la lettera formale con cui rassegno le dimissioni da ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Mi sono ovviamente messo a completa disposizione per garantire una transizione efficace al vertice del ministero, nei tempi opportuni per assicurare continuità operativa. Per rispetto istituzionale, avevo deciso di attendere qualche altro giorno prima di rendere pubblica la decisione, ma visto che ormai la notizia è stata filtrata ai media, mi sembra giusto parlare in prima persona”. Lo spiega su Facebook Lorenzo Fioramonti che continua: “Ho atteso il voto definitivo sulla Legge di Bilancio, in modo da non porre tale carico sulle spalle del Parlamento in un momento così delicato. Le ragioni sono da tempo e a tutti ben note: ho accettato il mio incarico con l’unico fine di invertire in modo radicale la tendenza che da decenni mette la scuola, la formazione superiore e la ricerca italiana in condizioni di forte sofferenza. Mi sono impegnato per rimettere l’istruzione, fondamentale per la sopravvivenza e per il futuro di ogni società, al centro del dibattito pubblico, sottolineando in ogni occasione quanto, senza adeguate risorse, fosse impossibile anche solo tamponare le emergenze che affliggono la scuola e l’università pubblica”.

Per l’ormai ex ministro “non è stata una battaglia inutile e possiamo essere fieri di aver raggiunto risultati importanti: lo stop ai tagli, la rivalutazione degli stipendi degli insegnanti (insufficiente ma importante), la copertura delle borse di studio per tutti gli idonei, un approccio efficiente e partecipato per l’edilizia scolastica, il sostegno ad alcuni enti di ricerca che rischiavano di chiudere e, infine, l’introduzione dell’educazione allo sviluppo sostenibile in tutte le scuole (la prima nazione al mondo a farlo). La verità, però, è che sarebbe servito più coraggio da parte del Governo per garantire quella linea di galleggiamento finanziaria di cui ho sempre parlato, soprattutto in un ambito così cruciale come l’università e la ricerca. Si tratta del vero motore del Paese, che costruisce il futuro di tutti noi. Pare che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’è la volontà politica”.

Il lungo post continua: “L’economia del XXI secolo si basa soprattutto sul capitale umano, sulla salvaguardia dell’ambiente e sulle nuove tecnologie; non riconoscere il ruolo cruciale della formazione e della ricerca equivale a voltare la testa dall’altra parte. Nessun Paese può più permetterselo. La perdita dei nostri talenti e la mancata valorizzazione delle eccellenze generano un’emorragia costante di conoscenza e competenze preziosissime, che finisce per contribuire alla crescita di altre nazioni, più lungimiranti della nostra. È questa la vera crisi economica italiana. Alcuni- continua Fioramonti- mi hanno criticato per non aver rimesso il mio mandato prima, visto che le risorse era improbabile che si trovassero. Ma io ho sempre chiarito che avrei lottato per ogni euro in più fino all’ultimo, tirando le somme solo dopo l’approvazione della Legge di Bilancio. Ora forse mi criticheranno perché, in coerenza con quanto promesso, ho avuto l’ardire di mantenere la parola”.

Spiega ancora Fioramonti: “Le dimissioni sono una scelta individuale, eppure vorrei che, sgomberato il campo dalla mia persona, non si perdesse l’occasione per riflettere sull’importanza della funzione che riconsegno nelle mani del Governo. Un Governo che può fare ancora molto e bene per il Paese se riuscirà a trovare il coraggio di cui abbiamo bisogno. Il tema non è mai stato “accontentare” le mie richieste, ma decidere che Paese vogliamo diventare, perché è nella scuola, su questo non vi è alcun dubbio, che si crea quello che saremo. Lo sapeva bene Piero Calamandrei quando scriveva che “se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento, della Magistratura, della Corte Costituzionale”. Quindi “alle persone con cui ho lavorato, dentro e fuori dal Ministero, dalla viceministra e sottosegretari ai tanti docenti, sindacati, imprese e fino all’ultimo dei dipendenti, va tutto il mio ringraziamento per avermi accompagnato in questo percorso. Alle ragazze ed ai ragazzi che fanno vivere la scuola e l’università italiana chiedo di non dimenticare mai l’importanza dei luoghi che attraversano per formarsi, senza arrendersi alla politica del “non si può fare”. Come diceva Gianni Rodari, dobbiamo imparare a fare le cose difficili. Perché a volte bisogna fare un passo indietro per farne due in avanti”. Infine, “il mio impegno per la scuola e per le giovani generazioni non si ferma qui, ma continuerà ancora più forte come parlamentare della Repubblica Italiana”.

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26 Dicembre 2019
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