Frigerio: “Lo Stato sia protagonista nel Recovery plan, non perda l’occasione”

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Il curatore del libro 'Pubblico è meglio. La via maestra per ricostruire l'Italia' chiarisce: "Più Stato e meno mercato vuol dire investire sul futuro"
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ROMA – Lo Stato sia centrale, protagonista nel Recovery plan mettendo “al centro” dei progetti “i cittadini” o anche questa sarà “un’occasione persa” afferma Alterio Frigerio che con Roberta Lisi ha curato ‘Pubblico è meglio. La via maestra per ricostruire l’Italia‘ (Donzelli editore) con la prefazione del ministro Enrico Giovannini e interviste ad esponenti di primo piano, tra gli altri: Massimo Bray (Scuola), Rosy Bindi (Salute), Salvatore Settis (Cultura), Vincenzo Vita (Digitale), Gianna Fracassi (Lavoro) e Gaetano Azzariti (Costituzione).

Intervistato dall’agenzia Dire, Frigerio premette: “In Italia contiamo 100mila morti e un milione di nuovi poveri, le donne sono più del 90% di quelli che hanno perso il lavoro negli ultimi mesi”. Come è successo? “Per tanti anni in Italia e in Europa si è coltivata l’idea del mercato che tutto aggiustava e tutti rendeva felici, ma non è andata così. Paghiamo tutto ciò- sottolinea- perché quello che c’era prima non andava bene: la pandemia non si è rivelata una drammatica avventura da cui tornare alla situazione precedente, che già non era rose e fiori”.

Frigerio punta il dito contro “i danni del mercato e del liberismo sulla vita quotidiana: scuola, istruzione, welfare e nuove tecnologie, come la transizione digitale. Un’ideologia sbagliata in cui la pandemia ha messo a nudo la debolezza dello Stato“. Ora, ribadisce, è il momento di invertire la rotta e “rendere lo Stato centrale, protagonista, attore principale della ricostruzione altrimenti faremmo solo una manutenzione, ma è un’altra cosa”.

Come rendere lo Stato protagonista? “Invertendo la rotta, una cesura netta. Draghi qualche giorno fa ci ricordava un po’ sorpreso che nell’ultimo decennio gli investimenti pubblici e privati si sono dimezzati. Una rivelazione non sorprendente per noi: il primo investimento, oltre a garantire i servizi universali, è ricostruire lo Stato, lo Stato di prossimità vicino ai cittadini che assolva i compiti che l’articolo 3 della Costituzione gli assegna”.

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Frigerio, poi, cita “un dato che riguarda la pubblica amministrazione che parla da solo: nel Regno Unito ci sono 155 addetti ogni mille abitanti, 147 in Germania, 134 in Francia, 90 in Grecia, 84 in Italia”. Ecco perché, spiega, “il personale scolastico, gli infermieri e i medici, il personale della Pubblica amministrazione nei comuni e nelle regioni non sono più in grado di assolvere ai loro compiti perché le loro competenze si sono distratte, il valore del servizio pubblico ai cittadini si è sminuito. La polemica sui fannulloni la lascio ad altri- aggiunge- dico solo che quando c’è un terremoto ci sono tanti soldi, poi non si riesce neppure ad avere gli incartamenti per ricostruire in 10 anni, perché la Pubblica amministrazione è stata defraudata dei suoi compiti”.

Infine, conclude: “Su mobilità, cultura e ambiente occorre investire, perché si può davvero cambiare il Paese. Più stato e meno mercato vuol dire investire sul futuro; di transizione ecologica tutti ne parlano ma si possono intendere tante cose diverse: se non si mettono al centro i cittadini io temo che anche questo recovery plan sia un’occasione persa”.

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