Grillo furente, salta il vertice per incoronare Conte leader M5S

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Infuria la guerra tra fazioni dentro il M5S in vista della decisione di nominare l’ex premier, Giuseppe Conte, nuovo leader politico del Movimento. La notizia spifferata ai media, sul vertice tra i big del M5S che si doveva tenere domenica nella villa di Beppe Grillo sulla spiaggia di Bibbona, ha fatto infuriare il garante supremo che oggi ha tuonato scagliando una dura sentenza: “Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere (Ludwig Wittgenstein)” ha scritto su twitter e facebook.

A questo punto sono davvero minime le possibilità che il faccia a faccia si tenga, ed è probabile che si sposterà in là nel tempo. Dopo la saetta di Grillo nel Movimento, sotto traccia, si è scatenata la guerra sull’interpretazione da dare a quelle parole: Grillo ce l’ha con Luigi Di Maio, dice una campana che non si è ritrova nella posizione espressa ieri dal Ministro degli esteri, che per il futuro vede un M5S forza liberal-moderata posizionata al Centro dello schieramento politico. Una vera e propria falsità, ribattono dalle parti di Di Maio: il ministro degli Esteri è in stretto raccordo con Beppe Grillo e tra i due non c’è nessun problema, anzi.

E’ solo veleno dato ai media per avvelenare i pozzi. Il problema è che tutti i big sono d’accordo, bisogna fare presto, trovare una soluzione per rilanciare l’immagine e le ragioni di un Movimento uscito super ammaccato dalla nascita del Governo Draghi, ancora alle prese con espulsioni, fuoriuscite, nuovi gruppi e ricorsi alla carta bollata. Tutti sono d’accordo nel giocare la carta Giuseppe Conte come nuovo leader politico del Movimento, l’unico che in questa fase di transizione può svolgere il ruolo di raccordo tra tutte le anime, riconosciuto all’interno e ancora forte di consensi personali tra i cittadini italiani.

Si sta ancora decidendo come superare gli aspetti burocratici, ma alla fine si potrebbe arrivare a nominare il già deciso direttorio di 5 persone che dovrà governare il M5S e sarà questo subito dopo a nominare Conte come nuovo Capo politico. Per quanto riguarda il ruolo di Luigi Di Maio, in molti nel Movimento sottolineano come tra lui e Conte ora ci sia una solida intesa. Ma, sottolinea una fonte non ‘dimaiana’ “è vero che il ministro degli Esteri vuol intestarsi la svolta politica, passare come il vero stratega del nuovo Movimento… e questo potrebbe creare delle frizioni”.

Poche righe sul travaglio dentro il Pd di Nicola Zingaretti. Il mio articolo di ieri è stato aspramente contestato, a volte con parole dal sen fuggite, da esponenti Dem che si sono sentiti offesi dal titolo “Nel Pd si litiga e nessuno si accorge che è morto”. Ora, sorvolando su qualche simpaticone che voleva addirittura querelarmi e che forse non conoscendo la libertà di informazione guarda più al dittatore Lukashenko che in Bielorussia i giornalisti li bastona e ingabbia ogni giorno, agli altri rispondo che da parte mia non c’è stata nessuna offesa alla comunità del Pd. Anzi, nei commenti che ho letto molti hanno espresso preoccupazione per lo stato in cui versa oggi il Pd.

Da parte mia, era chiaro, anche se con taglio duro c’era soltanto la descrizione di quanto vedo accadere, con le correnti interne che si attaccano e bloccano ogni iniziativa politica. E non lo dico solo io, anche dirigenti del Pd sono intervenuti più e più volte per segnalare il decadimanto dei rapporti interni a mere contrapposizoni personalistiche. Di qui l’invito a ragionare se non sia meglio prendere atto che una certa storia è giunta al termine, che un’altra nuova è da aprire. Tutto qui.

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