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‘Fine di una guerra infinita: Afghanistan 2001-2021’, il convegno alla Luiss il 26 novembre

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Con l'agenzia Dire ne parla Francesco Cherubini, professore di diritto dell'Unione europea, una delle voci del dipartimento di Scienze politiche dell'ateneo
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ROMA – Fare un bilancio ma anche stimolare riflessioni, a partire dal titolo, che sa di affermazione ma allo stesso tempo interroga. Questi gli impegni di ‘Analyzing the End of the Endless Conflict: Afghanistan 2001-2021‘, giornata di lavori organizzata per venerdì dalla Luiss Guido Carli.
Con l’agenzia Dire ne parla Francesco Cherubini, professore di diritto dell’Unione europea, una delle voci del dipartimento di Scienze politiche dell’ateneo.

“La parola fine scelta per il titolo è imprudente o meglio a suo modo provocatoria” premette lo studioso: “Invita alla riflessione, anzitutto sul fatto se abbia senso parlare della fine del conflitto in una regione che ne è ostaggio da tanto tempo, ben prima dell’intervento militare americano e della Nato e della stessa invasione sovietica del 1979”.

Secondo Cherubini, “l’Afghanistan è cuore di un’area martoriata e complessa, già nell’Ottocento al centro di quel ‘grande gioco’ ricostruito nel libro di Peter Hopkirk, nel quale si fronteggiavano non solo forze locali e occupanti ma anche potenze che si dividevano i ruoli”.

La geopolitica, insieme con la storia, la sicurezza e il diritto, sarà una delle direttrici che segneranno gli interventi e i dibattiti di venerdì. “Le conclusioni saranno aperte” anticipa Cherubini. “L’impegno è ripercorrere in particolare gli ultimi 20 anni, anche interrogandosi sull’opposizione tra unilateralismo e multilateralismo, una parola tornata più volte anche qui a Roma, in occasione del G20 dei capi di Stato e di governo ospitato il 30 e 31 ottobre”.

I lavori, in formato ibrido e in lingua inglese, cominceranno alle nove con l’introduzione di Raffaele Marchetti, prorettore della Luiss con delega all’internazionalizzazione. A seguire un panel dedicato alla “società” e presieduto da Francesca Corrao, professoressa alla Luiss di lingua e cultura araba. Con la docente ne parleranno Riccardo Redaelli, dell’Università cattolica del Sacro cuore, Lorenzo Kamel, dell’Università di Torino, e la professoressa Alma, della University of International Business and Economics di Pechino. A seguire un panel sul “diritto”, coordinato da Cherubini. Previsti interventi di Alessandra Annoni, dell’Università di Ferrara, di Ivan Ingravallo, dell’Università Aldo Moro di Bari, e di Roberto Virzo, dell’Università del Sannio. Il terzo panel, dedicato alla “sicurezza”, sarà presieduto da Ludovica Glorioso, del Nato Security Force Assistance Centre of Excellence. A dialogare sul tema Gastone Breccia, dell’Università di Pavia, ed Emiliano Stornelli, del Religion & Security Council.

L’ultimo panel sarà moderato da Vincenzo Giardina, giornalista dell’agenzia di stampa Dire. Con lui Luigi Giorgi, ricercatore della Luiss in storia e geopolitica dei Paesi arabi del Golfo Persico, Massimiliano Nima Lacerra, analista del centro studi Amistades, e Silvia Menegazzi, docente di Relazioni internazionali alla Luiss. A chiudere i lavori, alle 17.30, la professoressa Corrao.

CORRAO (LUISS): “LA POPOLAZIONE NON È TENUTA IN CONTO”

“Appare evidente che con gli accordi di Doha la popolazione dell’Afghanistan non è stata tenuta in alcun conto”: ha detto oggi Francesca Corrao, professoressa di Lingua e cultura araba presso la Luiss Guido Carli, animatrice della giornata di riflessione dedicata dall’ateneo “alla fine di un confitto senza fine”. Il riferimento della docente è all’intesa tra Stati Uniti e talebani, raggiunta nel febbraio 2020, preludio al ritiro delle forze americane e della Nato e all’ingresso dei militanti islamici a Kabul nell’agosto scorso.

Corrao, nelle sue conclusioni, ha ripercorso alcuni momenti e interventi della giornata. Uno dei punti in evidenza è stato l’impatto sul piano umanitario del conflitto, ripreso dopo l’invasione americana del 2001. A fine ottobre un rapporto delle Nazioni Unite ha calcolato che entro la fine del prossimo inverno il numero delle persone che rischiano di soffrire di malnutrizione acuta potrebbe raggiungere in Afghanistan i 22 milioni e 800mila, più della metà della popolazione nazionale. “Solo in Iran – ha sottolineato Corrao – i profughi di origine afghana sono oltre due milioni e mezzo”.

La tesi della professoressa è che però, come evidenziato nei panel dedicati alla sicurezza, alla storia, al diritto e alla geopolitica, anche con il governo dei talebani “gli affari andranno avanti”. Tra gli spunti di riflessione quelli sul ruolo di Pechino, ritenuto in crescita nel lungo periodo, a prescindere dal ritiro americano, dal peso negoziale del Qatar o dell’influenza esercitata sul nuovo governo di Kabul dal Pakistan. “La Cina ha un futuro in Afghanistan – ha detto Corrao – anche grazie alla scelta di occuparsi perlopiù dei propri interessi economici, senza interferire in politica”. I lavori alla Luiss, aperti dal professore Raffaele Marchetti, prorettore con delega all’internazionalizzazione, hanno avuto come titolo ‘Analyzing the End of the Endless Conflict: Afghanistan 2001-2021’.

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