Salvini resta da solo, Draghi si affida agli scienziati

matteo salvini
L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Voglia matta di riaprire. Il leader della Lega, Matteo Salvini, deve per forza differenziarsi, mettere sempre la sua voce al centro della scena politica. Nel Governo ci stanno tutti i partiti, pure il suo, ma lì supervisiona Giancarlo Giorgetti, che di fatto rappresenta l’altra idea di Lega, meno barricadera e più di Governo. Per questo Salvini insiste sulla linea che punta a riaprire tutte le attività commerciali, insomma a scegliere di ‘convivere col virus’. Posizione che ha subito trovato l’appoggio del Dem Stefano Bonaccini, il Governatore dell’Emilia-Romagna, anche lui molto preoccupato della crisi economica nel suo territorio. Ma l’alleanza non ha trovato uno sbocco positivo. Oggi il ministro della Salute, Roberto Speranza, dati del comitato scientifico alla mano, ha messo tutti a tacere: restano le misure restrittive che saranno confermate nel prossimo decreto e che dureranno fino al 5 aprile prossimo. Ma su riaprire e chiudere è scoppiata la battaglia. Dentro al Pd si registra la reazione dell’area vicina al segretario Nicola Zingaretti contro il leghista Salvini, e accusando Bonaccini di voler far fuori il segretario per ‘riaprire’ il Pd a Matteo Renzi e ai suoi fuoriusciti. Una polemica furibonda, destinata a crescere nei prossimi giorni a colpi di artiglieria. Anche oggi sono scesi in campo i sindaci Gori (Bergamo), Nardella (Firenze) e Decaro (Bari), parlano di linea politica sbagliata, di Pd immobile in mano alle ‘correnti’ e chiedono una vera e propria inversione di rotta. Gli uomini vicini a Zingaretti hanno replicato a muso duro, accusandoli di voler tornare indietro, al Pd di Renzi sconfitto e insignificante. Una prima resa dei conti arriverà all’assemblea nazionale convocata per metà marzo, lì in molti si aspettano che Zingaretti ‘il tranquillo’ rompa gli indugi e cominci a far fuori chi rema contro. Primo bersaglio da rimuovere potrebbe essere il già ‘super renziano’ Andrea Marcucci, presidente dei senatori Dem. “Zingaretti non ce la farà e sbatterà la testa” giurano dalle parti del Senato. Anche nel M5S, dove si continua a litigare sulla nomina dei Sottosegretari, si naviga a vista in un mare di contrapposizioni. Tra pochi giorni si cercherà di nominare la nuova segreteria e si ragiione su come recuperare alla politica attiva l’ex premier Giuseppe Conte, che in molti vorrebbero subito incoronare nuovo Capo politico del Movimento.
Da parte sua il premier Mario Draghi non si impiccia e lascia fare alle forze politiche. Ma sulla nomina dei Sottosegretari non aspetterà, entro domani la partita dovrà esser chiusa.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»