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Tg Ambiente, edizione del 23 luglio 2019

AUTO ELETTRICA, FATTURATO ITALIA 2030 FINO 98 MLD

Aria pulita e buoni affari. Nel 2030 la diffusione delle auto elettriche ed ibride potrebbe coinvolgere più di 10mila imprese con un fatturato di filiera tra 79 e 98 miliardi, a seconda di quanto sarà spinta la diffusione delle auto a emissioni zero o quasi. Così uno studio di MOTUS-E e The European House-Ambrosetti. La filiera allargata dei prodotti e servizi per la mobilità elettrica Made in Italy cresce a un tasso medio annuo composto del +28,7% e da da 2,2 miliardi di fatturato nel 2013 ha generato in Italia ricavi complessivi per circa 6 miliardi nel 2017, coinvolgendo 160 realtà industriali.

FS 2008-18, 55 MLD INFRASTRUTTURE -20 MLN TON CO2

Oltre 55 miliardi investiti per migliorare infrastrutture e servizi, circa 20 milioni di tonnellate di CO2 in meno emesse in atmosfera e sempre più persone che hanno scelto il treno invece dell’auto privata, 18,5 milioni di ore risparmiate per tempi di viaggio inferiori del 25%, grazie all’alta velocità, 80 miliardi distribuiti agli stakeholder. Sono i risultati dell’impegno di Fs Italiane nel decennio 2008-2018 per realizzare “un progetto di mobilità integrata in grado di contribuire allo sviluppo, alla connettività e alla sostenibilità del sistema di trasporto del Paese”. “I prossimi anni saranno decisivi per dimostrare, nella pratica, che un approccio sostenibile è la strada da percorrere se si vuole perseguire uno sviluppo condiviso, duraturo e soprattutto vantaggioso per tutti- dice l’amministratore delegato Fs Gianfranco Battisti- Sarà importante dunque, valutare ogni decisione, dalla più strategica alla più operativa, nella logica della visione di sostenibilità e soprattutto di lungo periodo”.

CRESCONO RIFIUTI SPECIALI MA ITALIA LEADER RICICLO

In Italia aumenta ancora la produzione di rifiuti speciali, nel 2017 sfiora i 140 milioni di tonnellate, quasi il 3% in più rispetto al 2016. Anche in questo settore siamo leader nel riciclo, con un +7,7% della quantità di speciali avviata al recupero di materiali. Così il 18mo Rapporto Rifiuti speciali di Ispra. Il maggior contributo alla produzione di speciali arriva dal settore demolizioni e costruzioni, perché macerie e calcinacci sono ‘speciali’ e non vanno gettati nel cassonetto. Appartiene a questa categoria ben il 41% del totale, pari a oltre 57 milioni di tonnellate. A livello di area geografica il Nord produce più rifiuti speciali con il 58,3% del totale nazionale. In Lombardia, infine si trova un impianto di trattamento su cinque.

CASERTA, DA PNEUMATICI USATI NASCE CAMPO DI CALCIO

Al rione Vanvitelli di Caserta un campo da calcio realizzato con vecchi pneumatici. “Ecco come si valorizzano i rifiuti. Ecco cosa è l’economia circolare”, dice il ministro dell’Ambiente Sergio Costa intervenendo all’inaugurazione. Si tratta di due campi di calcio in erba sintetica realizzata in granulo da pneumatici fuori uso, i Pfu. “Tra Napoli e Caserta il consorzio Ecopneus ha raccolto oltre 22mila tonnellate di Pfu- segnala Costa- è importante perché così si tolgono dalle strade dove li avremmo trovati in fiamme, e si dà poi un risultato concreto e utile al cittadino”. Inoltre, prosegue, in questo modo “si attiva il concetto dell’economia circolare”. Lo Stato, conclude il ministro, “può camminare insieme agli imprenditori nella lotta agli illeciti ambientali. Ci guadagniamo tutti, dalle istituzioni agli imprenditori onesti ai cittadini”.

2019 IL SECONDO PIÙ CALDO, IN ITALIA SI COLGONO MANGHI

Il 2019 si classifica come il secondo anno più caldo di sempre, per adesso. Intanto, fa sapere la Coldiretti, il mango, finora frutto tropicale, si coltiva in Calabria e Sicilia, con diverse varietà nelle campagne tra Messina, l’Etna e Acireale. Ma ci sono altri frutti esotici che stanno diventando di casa in Italia: il frutto della passione, lo zapote nero – simile al cachi, di origine messicana – , il sapodilla – dal quale si ottiene anche lattice – , il litchi – il piccolo frutto cinese che ricorda l’uva moscato – . Il tutto grazie – si fa per dire – ai mutamenti climatici che alzano le temperature e all’impegno – questo positivo – di giovani agricoltori che hanno scelto tale tipo di coltivazione, spesso recuperando e rivitalizzando terreni abbandonati proprio a causa dei mutamenti climatici, terreni in precedenza destinati alla produzione delle autoctone arance e limoni.

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23 Luglio 2019
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