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Carrozza: “Vi presento il ‘nostro’ Cnr, e chiamatemi presidente”

Maria Chiara Carrozza
"In italia ancora ambiente non favorevole all'innovazione, ma la ricerca è il futuro"
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ROMA – Materie Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), hard sciences, le sfide da lanciare al futuro, la declinazione linguistica e il valore della ricerca e della formazione. Ma anche l’enfasi data alla nomina della prima donna a capo del Cnr. Di questo e molto altro ha parlato, intervistata dall’agenzia Dire, Maria Chiara Carrozza, fisica e presidente del Cnr:

– Perché ha scelto nella sua formazione universitaria le materie Stem e perché secondo lei ancora poche giovani le scelgono. È un problema che parte dalla scuola d’infanzia?

“Gli stimoli a seguire un certo percorso di studi possono essere diversi, per esempio io sono stata influenzata anche dalla lettura della fantascienza, da Asimov in particolare, per quanto possa sembrare semplicistico. Ma certamente sono fondamentali gli insegnanti, l’orientamento. Da questo punto di vista sono stata fortunata, ho scelto di laurearmi in fisica perché al liceo ho avuto un’insegnante fantastica di questa materia. Mi interessavano anche altre discipline, come la biologia e la letteratura francese, ma quella professoressa ha fatto la differenza e ha segnato la mia scelta. Per questo occorre avere un corpo docente sempre aggiornato e in grado di formare i laureati con le competenze necessarie a inserirsi nel mondo sociale ed economico di oggi e di domani. Ma il compito di stimolare lo studio delle discipline Stem è più generale. Dobbiamo tutti insieme dare un segnale ai giovani e ai cittadini, far capire loro che studiando nei settori della scienza e della tecnologia, avventurandosi nelle frontiere dell’innovazione, si acquisiscono gli strumenti per cogliere la grande sfida del futuro e per fronteggiare le avversità. Se non conseguiamo un numero sufficiente di laureati in hard sciences non potremo cogliere questa sfida, urge assolutamente aumentarne il numero, in particolare di laureate che, nelle materie scientifiche, sono meno dei maschi, i quali già non sono sufficienti”

– Lei è stata rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Le studentesse delle Stem avvertono il peso del gap di genere?

Il gap è soprattutto ai blocchi di partenza. Uno dei momenti più rilevanti per realizzare le pari opportunità per ragazzi e ragazze è l’iscrizione alle materie scientifiche e tecnologiche nelle università. Come dicevo dobbiamo impegnarci al massimo e dare la consapevolezza che ogni percorso di studio è accessibile a entrambi i generi, questo senza creare scorciatoie e facendo vincere sempre il merito individuale. Serve una trasformazione generale di cui la scienza e la tecnologia sono protagoniste: senza un’adeguata preparazione non potremo indirizzare il nostro futuro e per ottenere ciò abbiamo bisogno di un numero equilibrato di ragazze e ragazzi dediti allo studio e alla professione scientifica“.

– Le ha dato fastidio che l’enfasi sulla notizia della sua nomina a capo del Cnr fosse legata al suo essere donna?

“Come ho già detto altre volte, sono orgogliosa e onorata di essere stata nominata presidente del Consiglio nazionale delle ricerche. E sono anche felice di essere stata nominata dalla ministra Cristina Messa, prima di tutto perché la stimo e poi perché una donna che nomina una donna è un bel simbolo dell’empowerment femminile, di quello che le ragazze possono ottenere come modello nella loro carriera. In questo senso pertanto, anche per rispondere alla sua domanda, l’enfasi può essere utile. Ma ora passiamo oltre e lavoriamo tutti assieme. Io voglio essere un primus inter pares, fra le ricercatrici e i ricercatori”.

– Cosa pensa della declinazione linguistica? Come si fa chiamare?

“Chiedo di essere chiamata presidente, certo non presidentessa”.

– Il Cnr sotto la sua guida come sarà?

“II nostro è il più grande ente di ricerca pubblico italiano ed è una risorsa preziosa per questo Paese, può essere lo strumento strategico per sviluppare la ricerca e la competenza di cui l’Italia ha tanto bisogno in questo momento, dobbiamo rispondere a questa chiamata e confido nelle ricercatrici e nei ricercatori che mi sapranno aiutare. Certo c’è tantissimo ancora da fare, sul piano dei finanziamenti prima di tutto e poi su quello culturale: in Italia non c’è ancora un ambiente favorevole all’innovazione, occorre facilitare i brevetti, sostenere le certificazioni, i trial sperimentali, avere assicurazioni, strumenti legali e strumenti per garantire il passaggio dalla scienza alla tecnologia. La ricerca è il nostro futuro, durante la pandemia lo abbiamo capito ancora meglio”.

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