In Siria offensiva della Turchia contro i curdi ad Afrin, 24 vittime civili

L'obiettivo è "eliminare i terroristi" del gruppo armato curdo 'Unità di protezione popolare' (Ypg), considerato da Ankara una costola del Pkk
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ROMA – Non si arresta l’offensiva turca contro Afrin, regione siriana di frontiera in cui l’operazione ‘Ramo d’ulivo’, lanciata da Ankara sabato scorso, sta colpendo l’enclave curdo-siriana.

L’obiettivo è “eliminare i terroristi” del gruppo armato curdo ‘Unità di protezione popolare’ (Ypg), considerato da Ankara una costola del Pkk. “L’aviazione turca ha ripreso a bombardare. Gli scontri sono violenti ma il fronte è meno esteso rispetto a ieri” ha spiegato Rami Abdel Rahmane, direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), secondo cui i miliziani sono riusciti a penetrare nei villaggi di Qastal Jando, dove ieri una fazione armata siriana fedele ad Ankara e un’unità speciale dell’esercito turco avevano preso il controllo della collina di Barsaya, a nord della regione. Quelli di ieri, secondo Rahmane, sono stati gli scontri più cruenti dall’inizio delle operazioni.

Nelle ultime 48 ore almeno 80 persone avrebbero perso la vita, tra cui 24 civili. L’intervento di Ankara, che avrebbe ricevuto il “via libera” di Mosca – come ha spiegato ieri il presidente Recep Tayyip Erdogan – ha fatto seguito alla decisione della Coalizione antijihadista guidata da Washington di creare una forza di 30mila uomini a difesa del confine settentrionale della Siria.

La maggior parte dei combattenti proviene dall’Ypg, alleato della Coalizione in questi ultimi anni nella lotta al gruppo Stato islamico. Per Ankara, però, il gruppo armato curdo rappresenta “una minaccia terrorista”, e pertanto ha denunciato l’iniziativa occidentale. La Russia intanto ha lanciato un “congresso per la pace in Siria” a Sochi, fissato per il 30 gennaio, a cui ieri il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha invitato a partecipare anche i curdi.

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