Perseverance, touchdown ok: alla ricerca di vita su Marte

Il rover della Nasa ha superato con successo i 'sette minuti di terrore'. A bordo anche uno strumento italiano
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ROMA – L’ombra del rover si staglia sull’ orizzonte marziano apparentemente desolato, popolato da rocce e detriti: questa è la prima foto scattata da Perseverance, robot su ruote della Nasa che giovedì 18 febbraio è atterrato sul pianeta rosso dopo un viaggio durato sette mesi. “Ciao mondo. Ecco la prima occhiata al luogo che sarà casa mia per sempre”: è questa la didascalia della foto cinguettata via Twitter. Perseverance, al momento dello scatto, aveva appena superato con successo i sette minuti di terrore, cioè il passaggio attraverso l’atmosfera necessario a raggiungere la superficie di Marte. Sette minuti in cui si sono infranti i sogni di gran parte delle missioni precedenti.

 I SETTE MINUTI DI TERRORE

Si tratta dei 410 secondi in cui la capsula, prima di tutto, entra nell’atmosfera infuocata del pianeta rosso. Dopo 80 secondi la temperatura esterna supera i 1300 gradi centigradi. Dopo 240 secondi dall’ingresso in atmosfera si apre il paracadute supersonico per rallentare la velocità e farla passare da 1500 km l’ora a 580. Quando mancano tra i sei e gli otto chilometri alla superficie, si attiva il radar di bordo per centrare il punto migliore per atterrare. Infine, la sonda si libera dal paracadute e si attivano i retrorazzi, sempre allo scopo di decelerare. Il rover viene quindi calato grazie a dei  tiranti sulla superficie marziana, mentre il modulo con i retrorazzi si posa da un’altra parte. Operazioni complesse e su cui non è possibile avere un controllo in tempo reale. Per Perseverance è andato tutto bene.


marte
Credits @nasa

LA MISSIONE


È stato difficile, certo, ma è solo l’inizio. La missione di Perseverance, nell’ambito del programma Mars2020, è ambiziosa. L’obiettivo è trovare tracce di vita passata su Marte. La zona dell’atterraggio è Jezero, enorme cratere che, anticamente, ospitava un lago: se la vita è mai stata su Marte è probabile che sia successo lì. Tre sono le grandi novità della missione. Innanzitutto a bordo di Perseverance ci sono dei microfoni che ci permetteranno di ascoltare, per la prima volta, i suoni del pianeta rosso. Seconda novità: non solo esplorazione su ruote. Perseverance porta con sé anche un piccolo elicottero. Si chiama ‘Ingenuity’  e sorvolerà la superficie di Marte. Non fatevi ingannare dal nome: ‘Ingenuity’ significa ‘ingegnosità’. Infine, la novità più attesa: con uno degli strumenti di bordo, Perseverance scaverà sotto la superficie per raccogliere dei campioni da riportare a terra. Non sarà lui a farlo: una successiva missione spaziale si occuperà di andarli a riprendere. Di astrobiologia si occuperà anche la missione europea Exomars 2022, che prevede di perforare la superficie di Marte con un trapano costruito in Italia fino a scendere due metri nel sottosuolo. La differenza rispetto a Perseverance è che Exomars analizzerà sul posto i frammenti raccolti grazie  a un laboratorio marziano. 

IL RUOLO DELL’ITALIA

Nel successo targato Nasa anche l’Italia ha avuto un ruolo. Anzi, più di uno. Nella fase di atterraggio a comunicare con Marte è stata la Sardegna. Il monitoraggio, infatti, è stato anche a cura della Sardinia Deep Space Antenna (SDSA), l’unità scientifica dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) che si trova a San Basilio, in provincia di Cagliari. I segnali sono stati ricevuti  grazie al Sardinia Radio Telescope (SRT) dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Tra gli strumenti scientifici nuovi ce ne è poi uno tutto italiano: è il microriflettore LaRA (Laser  Retroreflector Array), realizzato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana. LaRA consentirà di aggiungere tasselli importanti alla   conoscenza della struttura interna del pianeta rosso. Contribuirà a testare la relatività generale di Einstein e sarà una delle prime “stazioni” di una futura rete marziana per misure geofisiche e fisiche, contribuendo a ottenere una misura decisamente migliore del Meridiano 0 di Marte (una sorta di “Mars Greenwich”).

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