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Il Tar chiede a Report di rivelare le sue fonti, è rivolta in casa Rai

Il Tar del Lazio ha dato ragione all'avvocato Andrea Mascetti, protagonista di un servizio andato in onda a ottobre, che aveva chiesto l'accesso agli atti delle richieste fatte dalla trasmissione alle pubbliche amministrazioni. Viale Mazzini annuncia ricorso al Consiglio di Stato
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ROMA – Il Tar del Lazio obbliga la trasmissione Report di Rai 3 a svelare le proprie fonti e in viale Mazzini scoppia il caos. La sentenza del Tribunale Amministrativo del Lazio che chiede alla Rai a dare all’avvocato Andrea Mascetti gli atti relativi alle richieste della trasmissione alle pubbliche amministrazioni per il servizio giornalistico che lo riguarda nell’ambito della puntata di Report, ‘Vassalli, valvassori e valvassini’, del 26 ottobre 2020, verrà impugnata dalla Rai, come annunciato in una nota: “In riferimento alla sentenza del Tar del Lazio su Report, la Rai annuncia di aver conferito mandato per impugnare davanti al Consiglio di Stato la decisione con la quale l’attività giornalistica, ove svolta dal servizio pubblico, è stata inopinatamente assimilata ad un procedimento amministrativo”. Viale Mazzini fa sapere che si attiverà in ogni sede per garantire ai propri giornalisti il pieno esercizio della libertà d’informazione e la tutela delle fonti. Ma intanto la sentenza del Tar ha avuto una profonda eco anche nel mondo politico.

RUOTOLO: “PER DIFENDERE LA LIBERTÀ DI PAROLA SI PUÒ DISOBBEDIRE ALLA MAGISTRATURA”

“Le sentenze si rispettano sempre ma questa lascia davvero perplessi. Non vedo come possa resistere agli ulteriori gradi di giudizio”, ha scritto su Twitter il segretario del Pd Enrico Letta. E l’ex giornalista di viale Mazzini Sandro Ruotolo, a lungo collaboratore di Michele Santoro e oggi senatore al Gruppo Misto, spiega: “Un giornalista non deve mai rivelare le sue fonti. Per difendere l’articolo 21 della Costituzione si può anche disobbedire alla richiesta della magistratura. La Rai tuteli il bene più prezioso della democrazia: la libertà d’informare”. Ma non tutti la pensano allo stesso modo.

NOBILI (ITALIA VIVA): “REPORT INCREDIBILE, NON È AL DI SOPRA DELLA LEGGE”

Il deputato e componente della cabina nazionale di regia di Italia Viva Luciano Nobili su Facebook attacca la trasmissione e il suo conduttore: “Incredibile Report. Una sentenza del Tar del Lazio ha stabilito che la trasmissione di RaiTre deve fornire al giudice l’accesso ai documenti (solo quelli relativi alla pubblica amministrazione) sulla base dei quali hanno costruito una loro ‘inchiesta’ e rivolto delle accuse giudicate diffamatorie da chi ha fatto ricorso. Nonostante ciò Ranucci e la sua trasmissione si rifiutano di rispettare la sentenza. E come se non bastasse – continua Nobili – la commentano con parole pesantissime: ‘Non daremo l’accesso agli atti, non rispetteremo la sentenza, che mandino l’esercito’. Parole gravissime, soprattutto se pronunciate da un dipendente pubblico. Da quando in qua – chiede il deputato di Iv – una trasmissione del servizio pubblico è al di sopra della legge? Da quando in qua non si deve rendere conto delle accuse che si rivolgono davanti a centinaia di migliaia di telespettatori? Cosa c’entra la legittima tutela delle fonti con il dovere di documentare le cose che si trasmettono e con la richiesta di un tribunale di visionare documenti sulla base dei quali si è accusata una persona?”.

IL PRECEDENTE DELL’INCONTRO TRA RENZI E LO 007 MANCINI

I rapporti tra Italia Viva e Report non sono certo sereni, soprattutto dopo il filmato mandato in onda dalla trasmissione sull’incontro in un autogrill tra il leader di Iv Matteo Renzi e il dirigente dei Servizi segreti Marco Mancini. “Che Report non abbia più nulla a che fare col giornalismo lo sappiamo – continua Nobili -, che le loro ricostruzioni siano costruite con materiali di dubbia provenienza anche, ma che una trasmissione Rai si faccia vanto di non rispettare una sentenza – che si badi bene, non ha nessuna connessione con la sacrosanta e tutelata libertà di informazione – è oggettivamente incredibile. La libertà di informazione – sacrosanta – non può far da scudo alla libertà di diffamazione che non ha cittadinanza nel buon giornalismo e non può essere in ogni caso ospitata dal servizio pubblico. È un principio che può sfuggire a chi ha fatto della mistificazione un metodo di lavoro. Ma resta invalicabile”, conclude Nobili.

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