Coronavirus, un respiratore per due malati? Parla il medico che lo ha progettato: “Vicini alla disperazione”

Marco Ranieri, direttore della Anestesiologia e terapia intensiva del Policlinico Sant'Orsola di Bologna, ha progettato il modo con cui raddoppiare la capacita' di assistenza negli ospedali
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Bologna, 20/03/2020. 
Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna Policlinico di S.Orsola. 
COVID-19. La Rianimazione diretta da Vito Marco Ranieri direttore di Anestesiologia e Terapia intensiva Polivalente. 
Il prototipo del ventilatore doppio. 
Foto Paolo Righi
Bologna, 20/03/2020. 
Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna Policlinico di S.Orsola. 
COVID-19. La Rianimazione diretta da Vito Marco Ranieri direttore di Anestesiologia e Terapia intensiva Polivalente. 
Il prototipo del ventilatore doppio. 
Foto Paolo Righi
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Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna Policlinico di S.Orsola. 
COVID-19. La Rianimazione diretta da Vito Marco Ranieri direttore di Anestesiologia e Terapia intensiva Polivalente. 
Il prototipo del ventilatore doppio. 
Foto Paolo Righi
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Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna Policlinico di S.Orsola. 
COVID-19. La Rianimazione diretta da Vito Marco Ranieri direttore di Anestesiologia e Terapia intensiva Polivalente. 
Il prototipo del ventilatore doppio. 
Foto Paolo Righi
Bologna, 20/03/2020. 
Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna Policlinico di S.Orsola. 
COVID-19. La Rianimazione diretta da Vito Marco Ranieri direttore di Anestesiologia e Terapia intensiva Polivalente. 
Il prototipo del ventilatore doppio. 
Foto Paolo Righi

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BOLOGNA – Aver pensato al circuito che permette di ventilare due malati con un respiratore solo non lo rende felice, perche’ “vuol dire che siamo a un livello vicino alla disperazione”. La dice cosi’ Marco Ranieri, direttore della Anestesiologia e terapia intensiva del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, che ha progettato il modo con cui raddoppiare la capacita’ di assistenza negli ospedali dei pazienti con coronavirus in terapia intensiva.

“Sono contento di questa cosa? No- dice Ranieri- perche’ se noi abbiamo pensato a una cosa del genere vuol dire che siamo vicini al limite di saturazione della nostra capacita’ di assistenza. Se la gente non capisce che deve stare in casa per fermare la diffusione del virus, noi non saremo in grado di assisterla“.

Utilizzando questa tecnica, sottolinea Ranieri, “e’ vero che aumentiamo la capacita’ di assistenza”, ma al tempo stesso “riduciamo la qualita’ dell’assistenza. Vuol dire che siamo a un livello vicino alla disperazione. Non lo siamo- ci tiene a precisare il direttore della terapia intensiva del Sant’Orsola- noi oggi riusciamo a rispondere a tutte le esigenze, con grande fatica e con grande stress. Ci stiamo riuscendo. Ma la gente ci deve aiutare restando in casa”.

L’idea del circuito e’ nata nei giorni scorsi, in un momento di necessita’. “Martedi’ sera- racconta Ranieri- il mio collega Antonio Pesetti, direttore di Anestesia e rianimazione al Policlinico di Milano, mi ha chiamato perche’ due malati non avevano il ventilatore, erano ventilati a mano e non sapevano come procedere. Dopo il primo momento di angoscia, abbiamo cominciato a lavorare”.

Con Pesetti, spiega Ranieri, “lavoriamo insieme da anni. Abbiamo fatto ricerca insieme e abbiamo coordinato studi sull’insufficienza respiratoria acuta a livello internazionale”. Dunque “abbiamo messo insieme i pezzi, abbiamo rivisto la letteratura e ci siamo accorti che era descritta, come un bricolage artigianale, questa possibilita’ di collegare un ventilatore a due malati. La mattina dopo abbiamo sentito questa azienda di Mirandola e abbiamo detto: ‘Noi avremmo questa esigenza, abbiamo questa idea e lo faremmo cosi”. Senza un disegno, loro hanno fatto un prototipo e dopo 48 ore ce l’hanno mandato. Noi lo abbiamo testato e ora e’ in produzione”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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