VIDEO | Mafia, arrestato in Sicilia il boss Domingo: rapporti anche in Usa. Indagato sindaco Castellammare del Golfo

Il sindaco Nicola Rizza sarà interrogato: perquisita la sua casa e il suo ufficio. L'indagine riguarda la famiglia mafiosa locale che faceva capo a Francesco Domingo
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PALERMO – C’è anche il sindaco di Castellammare del Golfo, Nicola Rizzo, tra gli indagati nell’inchiesta ‘Cutrara’ della Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha colpito la famiglia mafiosa della cittadina trapanese con 13 arresti. I carabinieri del Comando provinciale di Trapani stanno perquisendo l’abitazione di Rizzo, eletto nel giugno 2018 con una lista civica, e il suo ufficio in Municipio. A Rizzo è stato notificato un invito a comparire per essere interrogato.

Indagati anche un ex consigliere comunale di Castellammare del Golfo, che avrebbe chiesto a Francesco Domingo, considerato il vertice della famiglia mafiosa locale, di attivarsi per il recupero di un mezzo agricolo che gli era stato rubato, e un avvocato ex consigliere comunale di Trapani: quest’ultimo, secondo gli investigatori, avrebbe concorso con Domingo e il trapanese Francesco Virga in una estorsione a un imprenditore agricolo.

IL BOSS ERA FRANCESCO DOMINGO, DETTO ‘TEMPESTA’, RIFERIMENTO CAPO ANCHE PER GLI USA 

Il blitz antimafia è per eseguire una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 presunti esponenti della famiglia mafiosa locale che secondo gli inquirenti avrebbe a capo Francesco Domingo, soprannominato ‘Tempesta‘, già condannato in passato per reati di mafia e tornato in libertà nel marzo 2015. L’inchiesta ha accertato che  Domingo, inoltre, veniva riconosciuto come capo anche dalle famiglie mafiose degli Stati Uniti. Agli atti dell’inchiesta ci sono diverse conversazioni intercettate con gli esponenti mafiosi della famiglia italo-americana dei Bonanno di New York con cui il capomafia di Castellammare veniva aggiornato delle dinamiche e degli equilibri di Cosa nostra d’oltreoceano.

In Sicilia, invece, la famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo era dedita al controllo delle attività economiche attraverso intimidazioni ed estorsioni nei confronti di imprenditori edili e agricoli.

AL LAVORO LA DDA DI PALERMO

La misura cautelare nei confronti dei 13 è stata richiesta dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, che indagano per diversi reati, tra cui associazione mafiosa, estorsione, furto, favoreggiamento e violazione della sorveglianza speciale.

I destinatari dell’ordinanza erano originariamente 14 ma uno di loro nel frattempo è deceduto. L’indagine, denominata ‘Cutrara’, vede altri 11 indagati a piede libero. Il blitz sta impegnando circa duecento carabinieri: sono in corso anche decine di perquisizioni.

LA STORIA DI DOMINGO

Domingo aveva guidato la famiglia mafiosa di Castellammare fino al 2004, “continuando ad esercitare, per alcuni anni, il suo potere – dicono i carabinieri – anche dall’interno del carcere”. La sentenza che lo condannò aveva inoltre accertato il suo ruolo di “tramite” tra Cosa nostra e una organizzazione criminale sarda per alcune ritorsioni che erano state programmate dai boss Giovanni Brusca e Matteo Messina Denaro contro alcune guardie carcerarie che in Sardegna, a loro avviso, avevano maltrattato alcuni detenuti al regime del 41 bis. All’uscita dal carcere Domingo era ritornato al vertice del clan sarebbe stato anche “interessato” da Francesco Virga, vertice del mandamento mafioso di Trapani già arrestato nell’operazione ‘Scrigno’ e oggi raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare, per costringere un imprenditore agricolo castellammarese a cedere un vasto appezzamento di terreno nelle contrade di Marsala. Domingo, inoltre, veniva riconosciuto come capo anche dalle famiglie mafiose degli Stati Uniti; diverse le conversazioni intercettate con gli esponenti mafiosi della famiglia italo-americana dei Bonanno di New York con cui il capomafia di Castellammare veniva aggiornato delle dinamiche e degli equilibri di Cosa nostra d’oltreoceano.

I mafiosi americani chiedevano anche a Domingo l’autorizzazione per interloquire con altri esponenti del mandamento di Alcamo, peroravano cause di conoscenti in patria e veicolavano messaggi tra il vertice della famiglia di Castellammare e gli affiliati degli Usa.

In Sicilia, invece, la famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo era dedita al controllo delle attività economiche attraverso intimidazioni ed estorsioni nei confronti di imprenditori edili e agricoli. Domingo, inoltre, era il referente per la risoluzione delle controversie interne al clan: come nel caso di una tentata estorsione da parte di uno degli arrestati di oggi, Gaspare Maurizio Mulè, che pretendeva tremila euro da un imprenditore come risarcimento per un licenziamento.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Dieci dei 13 arrestati nel blitz antimafia ‘Cutrara’, portato a termine dai carabinieri del Comando provinciale di Trapani che hanno disarticolato la famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, sono finiti in carcere. Questi i nomi dei destinatari dell’ordinanza di arresto: Francesco Domingo, 64 anni, considerato il vertice della famiglia mafiosa; Rosario Antonino Di Stefano, 51 anni; Camillo Domingo, 63 anni; Daniele La Sala, 40 anni; Salvatore Mercadante, 35 anni; Maurizio Gaspare Mulè, 54 anni; Antonino Sabella, 63 anni; Francesco Sabile, 61 anni; Carlo Valenti, 42 anni; Francesco Virga, 50 anni.

Ai domiciliari sono finiti Diego Angileri, Felice Buccellato e Sebastiano Stabile, di 83, 79 e 73 anni. tra i destinatari dell’ordinanza vi era anche Benedetto Sottile, morto nel 2018 all’età di 70 anni.

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16 Giugno 2020
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