A Betlemme il restauro della Natività non si ferma

Intervista al Ceo di Piacenti spa, azienda toscana di progettazione e restauro
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ROMA – “La Basilica della Natività è chiusa dal 5 marzo e Betlemme è stata la prima città messa in quarantena; hanno chiuso tante strade, soprattutto quelle secondarie lasciando aperte solo alcune strade principali che vengono presidiate dall’esercito”. A parlare è Giammarco Piacenti, della Piacenti Spa, una ditta toscana che svolge attività di progettazione ed esecuzione nel campo del restauro e della conservazione di edifici tutelati, complessi monumentali e beni di interesse storico artistico in tutto il mondo.

“Sono state bloccate le vie di comunicazione fra le tre municipalità Betlemme, Beit Sahour e Beit Jala” continua Piacenti parlando del cantiere nei Territori palestinesi. “Il governo sta lavorando bene. Hanno isolato i casi positivi cercando di risalire tutta la linea dei possibili contagiati per fare il tampone e, se positivi, metterli in quarantena. I nostri tre dipendenti, fra i quali due miei nipoti, stanno continuando a lavorare nel cantiere della Basilica della Natività dove in questo periodo stiamo restaurando i pavimenti del periodo giustinianeo del VI sec. e dove non è consentita nessuna visita o altra attività. L’unico modo per tornare in aereo è da Israele, che però ha sospeso i voli per l’Italia. Probabilmente verranno ripristinati a maggio, ma non sappiamo nulla di certo; comunque ho parlato con loro e preferiscono rimanere lì per tornare quando sarà tutto finito”.

Quello della Basilica della Natività di Betlemme non è l’unico cantiere all’estero dell’azienda. “Stiamo lavorando anche al restauro di una facciata e degli interni di una chiesa nel centro storico di Budapest, dove sono impegnate nove persone” dice Piacenti. “Mentre in Italia abbiamo tre cantieri aperti con tre persone a Mantova, al Palazzo del Podestà, quattro agli Uffizi a Firenze, sei a Napoli e uno nel cantiere del Duomo di Milano, che però si è fermato. In ogni cantiere stiamo garantendo tutte le disposizioni di sicurezza. Per esempio abbiamo fornito loro le mascherine Fp2, ordinate dalla Cina, anche se i nostri dipendenti lavorano distanti gli uni dagli altri essendo pochi in grandi spazi; li abbiamo poi forniti di mezzi aziendali in modo da evitare il trasporto pubblico”. Si continua a lavorare anche negli uffici di Prato. “Per i tre o quattro colleghi che lavorano in ufficio ci siamo divisi in ambienti diversi” dice Piacenti. Per fortuna avevamo optato per delle divisioni in vetro che ci permettono di comunicare agevolmente fra di noi anche senza dover essere nella stessa stanza. Gli altri sette dipendenti stanno lavorando da casa su piattaforme di smart working. Nella nostra ditta lavorano molti progettisti che possono tranquillamente operare da remoto”.

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20 Marzo 2020
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