Carola Rackete rispettò l’obbligo di soccorso

Le motivazioni della Cassazione sono state depositate. Esclusa la natura di nave da guerra della motovedetta della Finanza
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Carola Rackete agì “in adempimento del dovere di soccorso in mare”, quando decise di entrare nel porto di Lampedusa al comando della Sea Watch. Per questo la Corte di Cassazione ha annullato l’ordine di arresto nei suoi confronti emesso ad agosto dalla Procura di Agrigento per aver forzato il blocco navale della motovedetta della Gdf. Nelle motivazioni della Cassazione, depositate oggi, si legge che Carola Rackete si comportò correttamente “seguendo le disposizioni sul salvataggio in mare perché l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro”.

LEGGI ANCHE: Minacce e insulti a Carola Rackete sul profilo Fb di Salvini

La comandante della Sea Watch, hanno scritto i giudici, ha compiuto una scelta “giustificata” dal rischio di pericolo per le vite dei migranti a bordo della sua nave. Esclusa, inoltre, la natura di nave da guerra della motovedetta della Gdf: “Al comando non c’era un ufficiale della Marina militare, come prescrivono le norme, ma un maresciallo delle Fiamme Gialle”, hanno sentenziato gli ermellini.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

20 Febbraio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»