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A Napoli a Palazzo Degas il grido della mamma coraggio: salvate mio figlio portato in casa famiglia

Incontro promosso da Protocollo Napoli (Caterina Arcidiacono, Antonella Bozzaotra, Gabriella Ferrari Bravo, Elvira Reale, Ester Ricciardelli). E' intervenuta la senatrice Valeria Valente

Pubblicato:20-01-2024 13:55
Ultimo aggiornamento:20-01-2024 13:55
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ROMA – “Aiutatemi a salvare mio figlio, vuole tornare a casa. Già non lo riconosco più. Le sue emozioni sono represse, il suo corpo è prostrato, le spalle curve, la testa bassa, i movimenti lenti… mio figlio era un vulcano di gioia e creatività…”. Queste le parole gridate di una ‘madre coraggio’ di Napoli che si è vista sottrarre il figlio con un prelevamento forzoso durato ore mentre il bimbo si aggrappava alla mamma, collocato in in casa famiglia, e che sono risuonate nelle stanze affrescate di Palazzo Degas dove è esposta la mostra ‘Sine Fine’ a rappresentare con la fotografia di Charlotte Lartilleux il dolore delle donne vittime di violenza. Qui si è tenuto a Napoli l’incontro promosso da Protocollo Napoli (Caterina Arcidiacono, Antonella Bozzaotra, Gabriella Ferrari Bravo, Elvira Reale, Ester Ricciardelli), su “La violenza contro le donne. Le parole e le azioni”. Sono intervenuti rappresentanti istituzionali (Loredana Raia, vicepresidente della Regione Campania, Emanuela Ferrante, assessora del Comune di Napoli) operatori giudiziari (Maria de Lutzenberger, Procuratrice tribunale per i minorenni di Napoli, Francesco Menditto procuratore della repubblica Tivoli) rappresentanti dell’Ordine r degli psicologi (Davide Lazzari, presidente dell’Ordine nazionale e Angela Quaquero, presidente del CPO nazionale, il Presidente AIP e la Presidente della Fondazione Ossicini) e varie associazioni.

Il confronto- prosegue il Protocollo Napoli in un comunicato stampa- è partito dalla percezione del clima socio-politico attuale in cui si assiste a un peggioramento delle condizioni di vittimizzazione delle donne. Le donne hanno paura dei partner violenti, ma hanno anche paura a denunciare, soprattutto quando sono madri con bambini piccoli che devono tutelare. Le rappresentanti delle istituzioni hanno valutato come inderogabile il tema della prevenzione, dell’ informazione e sensibilizzazione, nonché l’implementazione delle politiche di sostegno ai centri anti-violenza e direttamente alle vittime, con adeguati sostegni economici e con politiche di accesso al lavoro. I procuratori hanno messo l’accento sulle mancanze del sistema giudiziario a cui bisogna provvedere in maniera decisa: l’ascolto diretto del minore da parte del giudice deve essere un tema condiviso e una procedura di routine da non disattendere mai, mentre non si può certo allontanare un minore da un genitore in modo forzoso e contro la sua volontà per riavvicinarlo all’altro genitore, verso cui nutre sentimenti di paura e di rifiuto.
Il procuratore Menditto ha parlato anche dei dati sulla ricerca nella sua procura delle cosiddette ‘false accuse’, da considerare come fake news che ostacolano, per pregiudizio, l’accesso delle vittime di violenza alle misure di tutela, ricordando anche quali misure sia auspicabile mettere iin campo sia prima del processo (in particolare l’uso del braccialetto elettronico) sia dopo l’espiazione della pena per contrastare la tendenza alla recidiva.
I rappresentanti dell’Ordine nazionale degli psicologi hanno fatto una disamina di quelli che sono gli ostacoli alla comprensione del fenomeno della violenza contro le donne e chiarito che vi è un’immediata necessità di avviare le professionalità psicologiche, che si occupano di consulenze per il tribunale al tema della violenza di genere con sessioni formative ad hoc e, soprattutto, hanno indicato la necessità di stabilire con urgenza criteri condivisi per costituire liste di specialisti in materia di violenza contro le donne. L’incontro si è concluso con una piena condivisione dei temi messi sul tappeto da Protocollo Napoli, il cui interesse principale è oggi quello di incidere sulle distorsioni psico- giudiziarie responsabili della vittimizzazione secondaria, proponendosi di intervenire, insieme ad altri soggetti, nel monitoraggio puntuale delle azioni giudiziarie al fine di valutare la loro aderenza ai principi sia della Convenzione di Istanbul sia della riforma Cartabia. L’incontro- prosegue la nota- è poi proseguito il giorno 19 gennaio con un focus sulla violenza sessuale contro le donne e dell’abuso sui bambini, con la partecipazione dell’avv. Girolamo Coffari. Il suo libro ‘Rompere il silenzio’ è stato al centro di un serrato dibattito sulla pedofilia, sull’abuso sessuale intrafamiliare e sulla necessità di combattere il negazionismo che copre questo tipo di violenze, più di ogni altra, non dando alcuna credibilità alle parole dei bambini e delle loro madri, (prime testimoni delle paure dei figli e delle loro confidenze) accusate anzi, in questi casi, più che in altri, di aver istillato ( loro, madri cattive) nei minori (manipolandoli) l’idea stessa dell’abuso . A conclusione dei due giorni è intervenuta la senatrice Valeria Valente che si è assunta l’impegno, all’interno dell’attuale Commissione femminicidio di proseguire l’azione di inchiesta sulla vittimizzazione secondaria andando a monitorare, con i poteri propri della Commissione, l’applicazione della riforma Cartabia in tema di violenza contro le donne.

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