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Covid, Cts: “Prematuro parlare di tamponi ai vaccinati e lockdown, numeri diversi dall’anno scorso”

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Intervista a Fabio Ciciliano, medico della Protezione civile e della Polizia di Stato, nonché membro del Comitato tecnico scientifico
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ROMA – “I numeri sono assolutamente diversi dall’anno scorso. Non parliamo ancora di tamponi ai vaccinati o di lockdown parziali perché i tempi sono prematuri e le evidenze epidemiologiche in questo momento ci invitano a un ragionamento di attenzione, ma non di preoccupazione. Della variante Omicron sappiamo che in Italia ci sono pochi casi e non abbiamo sufficienti dati sul suo impatto sui sistemi sanitari regionali”. A fare chiarezza è Fabio Ciciliano, medico della Protezione civile e della Polizia di Stato, nonché membro dalla prima ora del Comitato tecnico scientifico, che raggiunto dalla Dire aggiunge: “Il discorso sui tamponi lo abbiamo fatto nascere nel caso in cui la situazione si dovesse trasformare, con un impatto considerevole sui sistemi sanitari regionali. In questo caso- prosegue- si apre la questione della fattibilità dell’uso dei tamponi molecolari, perché i laboratori sono pochi. È vero, inoltre, che i tamponi antigenici rapidi hanno una ridotta sensibilità e specificità rispetto ai molecolari, ma la loro grandissima capacità di distribuzione li rende strumenti utili per finalità di screening”.

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Tornando ai numeri, Ciciliano ricorda che “l’anno scorso avevamo 500 morti al giorno con un paese sostanzialmente chiuso. Adesso il dato dei contagi è sovrapponibile a quello dell’anno scorso, tuttavia l’impatto sul sistema sanitario non è minimamente paragonabile. Un risultato raggiunto grazie alla campagna vaccinale con le tre dosi, all’apertura dei vaccini ai bambini e alla capacità di modulare le azioni in base alle evidenze epidemiologiche. Azioni che gli altri paesi non hanno intrapreso, tanto che ieri l’Olanda ha chiuso”. E a livello internazionale, difatti, la situazione italiana sembra essere tra le migliori: “In Olanda, Germania, Inghilterra e Portogallo l’incidenza a 14 giorni è sopra i 1.500 casi per 100mila, noi siamo sotto i 500 casi”, puntualizza.

Positivo anche il ritorno della mascherina all’aperto: “Sembra banale, però è un discorso oggettivo in quanto significa ridurre la capacità di trasmissione del contagio. Lo dimostra il fatto che quando l’anno scorso abbiamo cominciato ad indossarla tutti, al chiuso e all’aperto, si sono ridotti i numeri di contagio non solo del Covid, ma pure delle influenze stagionali e di tutte le infezioni per via aerea. Questa è la prova provata”, rimarca Ciciliano.

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Insomma, che Natale sarà? “I criteri di responsabilità usati l’anno scorso devono diventare un’abitudine. Cerchiamo di evitare di mettere gli anziani, i fragili e i non vaccinati allo stesso tavolo- suggerisce- si tratta di una questione di buon senso. Io quest’anno eviterò di fare la tavolata e cercherò di restare con il minore numero di persone possibili. Facciamo in modo che a tavola ci siano solo i vaccinati”.

Il punto, secondo il medico della Protezione civile e della Polizia di Stato, è che “oggi i non vaccinati sono i più fragili e maggiormente esposti e quindi corrono il maggiore rischio di ammalarsi seriamente. Basta chiederlo a qualsiasi collega primario in una terapia intensiva, ci dirà che adesso ci sono solo non immunizzati. I vaccinati che si ammalano- conclude- avranno forme cliniche sicuramente meno impegnative”.

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