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Violenza sulle donne migranti, le proposte D.I.Re per migliorare il sistema

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Le proposte del progetto 'Leaving violence. Living safe' in collaborazione con Unhcr
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ROMA – La rete nazionale dei centri antiviolenza (cav) D.i.Re lancia un documento di proposte strategiche per migliorare la risposta del sistema antiviolenza italiano ai bisogni specifici delle donne migranti richiedenti asilo e rifugiate che hanno subito violenza, ribadendo l’importanza di una collaborazione strutturata nel tempo tra il sistema di accoglienza e la rete antiviolenza, a livello locale e nazionale. Frutto dell’esperienza maturata sul campo al fianco di UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, con il progetto realizzato nel triennio 2017-2020 ‘Leaving violence. Living safe’, le proposte sono rivolte in prima battuta ai ministeri e al Dipartimento Pari Opportunita’, ma anche a Comuni e Regioni, servizi socio-sanitari, organizzazioni della societa’ civile e del Terzo Settore, Questure e Prefetture, Commissioni territoriali, organismi ed enti finalizzati all’autonomia economica, associazioni e comunita’ di migranti. E, non ultima, alla stessa rete dei cav D.i.Re, che si impegna a creare al suo interno un nuovo gruppo di lavoro di donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate, per fare in modo che questa progettualita’ diventi parte integrante della metodologia applicata nei centri.

LEGGI LE PROPOSTE DEL PROGETTO ‘LEAVING VIOLENCE. LIVING SAFE’

Cinque le sezioni specifiche in cui sono articolate le proposte presentate nella conferenza stampa web ‘Leaving violence. Living safe. Ieri Oggi Domani’: ‘Cav e donne richiedenti asilo e rifugiate. Rimuovere le barriere’; ‘Oltre la violenza. L”equipe al quadrato’ nella rete territoriale’; ‘Un sistema antiviolenza integrato e inclusivo’; ‘D.i.Re: la rete a supporto di donne migranti richiedenti asilo e rifugiate’; ‘I cav D.i.Re a supporto di donne migranti richiedenti asilo e rifugiate’.

Dalla proposta di predisporre un meccanismo di coordinamento amministrativo che permetta di ospitare nelle case rifugio le donne migranti in situazioni di violenza, rivolta ai ministeri per le Pari Opportunita’ e dell’Interno e alle Regioni, alla raccomandazione di inserire i centri antiviolenza nei tavoli per l’immigrazione e nelle diverse articolazioni territoriali che si occupano di richiedenti asilo e rifugiati a livello locale, fino alla proposta di attivare sportelli itineranti con diverse expertise aprendo spazi non convenzionali in cui le donne migranti possano incontrarsi, sono numerosi i suggerimenti elaborati nel documento che mettono in evidenza il ruolo centrale dei cav e, al loro interno, della figura della mediatrice culturale. Cosi’ come viene individuato centrale, nelle varie raccomandazioni, anche il ruolo dei team che lavorano nella rete antiviolenza.

Un'”equipe al quadrato”, articolata sul territorio con lo scopo di rafforzare la collaborazione tra cav, Commissioni territoriali, Questure e servizi sanitari e migliorare la procedura di asilo delle donne migranti sopravvissute a violenza, per attivare “baratti di esperierenze” e creare gruppi di lavoro operativi non istituzionali.

Come Unhcr abbiamo una nuova policy sulla violenza di genere su cui organizzeremo un momento di riflessione- spiega Ana De Vega, Unhcr Senior Protection Associate Sgbv- Vorrei evidenziare un principio che mi sta a cuore ed e’ alla base del lavoro che abbiamo svolto: il principio dell’equita’“, che accompagnato al “coordinamento interistituzionale” puo’ contribuire a mettere in comunicazione “il sistema di asilo italiano con il sistema di protezione, in particolare, in questo caso, di protezione delle donne che hanno subito violenza”.

Una sinergia che D.i.Re intende accompagnare con un processo di strutturazione interna che contribuisca a trasformare il progetto ‘Leaving violence. Living safe’ in prassi condivisa nel lavoro quotidiano di operatrici e mediatrici dei cav. “C’e’ una proposta, che e’ gia’ stata accolta, di istituire un gruppo di lavoro di donne migranti richiedenti asilo e rifugiate- conclude Rita Pellegrini, consigliera D.i.Re Abruzzo di Ananke-Pescara- I gruppi D.i.Re sono luoghi di elaborazione pratica e politica, di individuazione di temi specifici. Ci auguriamo che come rete potremo mettere in campo contatti diretti con organizzazioni di femministe nei Paesi di provenienza delle donne che arrivano ai centri, non solo per ampliare le nostre competenze e conoscenze, ma per uscire noi stesse da una visione stereotipata delle donne che arrivano a noi. Le mediatrici ci sono, sono parte attive delle equipe anche quando vanno fuori, perche’ questi sono saperi politici che si portano sui territori. Piu’ che le conclusioni di una giornata- conclude Pellegrini- possiamo dire che la storia continua ed e’ gia’ storia di relazioni e di pratiche”.

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