VIDEO | Le indicazioni della Sip sulla fase 2: “Nei centri estivi creare dei gruppi omogenei”

Il vicepresidente di Sip: "Per la riapertura di palestre e giostrine è necessario evitare situazioni di affollamento: occorre più attenzione"
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ROMA – “Le misure di riapertura previste in questa fase due sono un atto necessario, perché cercano di recuperare una situazione di difficoltà che i bambini e gli adolescenti hanno vissuto in questi due mesi, con la piena consapevolezza che non è una situazione esente da rischi“. È un commento positivo sulle misure contenute nell’ultimo Dpcm, relative all’infanzia e all’adolescenza, quello che arriva da Rino Agostiniani, vicepresidente della Società italiana di pediatria (Sip).

In qualità di direttore dell’Area di Pediatria e Neonatologia dell’Azienda Usl Toscana Centro, sa bene che “in medicina non esistono situazioni a rischio zero. L’importante è riuscire a bilanciare il rischio di ammalarsi con il beneficio di dare a bambini e adolescenti la possibilità di recuperare una vita in ambienti esterni, riprendendo le loro relazioni e gli stimoli sociali. Non tutte le famiglie sono uguali, però, e ci sono situazioni più privilegiate ed altre di maggiore difficoltà. Riuscire ad avere un contatto sociale riesce a mitigare le condizioni di maggior svantaggio che alcuni bambini possono avere”.

CENTRI ESTIVI, CENTRI SPORTIVI E PARCHI GIOCHI

Sui centri estivi, il pediatra giudica positiva la riapertura ma ad una condizione. “L’allegato 8 dell’ultimo Dpcm contiene raccomandazioni corrette per cercare di rendere il meno evidente possibile il rischio di contagio. Un aspetto – prosegue il vicepresidente della Sip – che va sottolineato è quello dell’importanza di strutturare gruppi omogenei. Se lavoro sempre sullo stesso gruppo di bambini, con gli stessi educatori, anche nell’eventualità che possa poi partire un episodio infettivo, sarà possibile con molta più facilità tracciare il contagio e i contatti. Questa omogeneità dei gruppi va sottolineata – rimarca l’esperto – come elemento importante per ridurre i rischi”.

E sull’apertura dei centri sportivi anche per i bambini? “Tecnicamente la situazione qui è più complessa. Sicuramente in questo caso credo che debbano essere fatte delle valutazioni attente da parte dei genitori- ribadisce il medico- in base alla situazione logistica che loro hanno avuto modo di conoscere nei tempi precedenti. Da un punto di vista organizzativo queste attività sono molto più complesse da gestire e strutturare nei confronti dei bambini, soprattutto dei più piccoli”.

Infine sui parchi giochi, come potranno tornare a giocare i bambini sulle giostrine? “Più piccoli sono e più è difficile il controllo. A un bambino di tre anni sarà difficile dirgli non abbracciare il tuo amico. Ritorna il discorso della responsabilizzazione degli adulti e dell’avere massima attenzione nella gestione dei tempi all’aperto – aggiunge Agostiniani – è necessario evitare situazioni di affollamento”.

UN RICHIAMO ALLA RESPONSABILITÀ

Questa seconda fase, infatti, è un richiamo alla responsabilità. “Con il virus dovremo convivere per mesi, è un passaggio fondamentale quello di continuare a mantenere i comportamenti preventivi quali il distanziamento sociale, il lavaggio delle mani, l’uso delle mascherine nei momenti in cui siamo in ambienti chiusi e molto vicini tra noi. Sono cose che ci accompagneranno per tutti i prossimi mesi – continua Agostiniani – confido che ci sia questa responsabilizzazione da parte degli adulti, ma confido anche nel fatto che se i bambini vengano educati a questo poi diventeranno loro i principali artefici nel richiamare gli adulti ai comportamenti più corretti. Lo abbiamo già sperimentato: quando ai bambini vengono date delle indicazioni precise – conclude – le prendono adeguatamente e sono poi ottimi maestri”.

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19 Maggio 2020
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