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Sedici anni fa l’omicidio di Marco Biagi. Mattarella: “Ferita ancora aperta”

Il giuslavorista venne freddato sotto casa sua, in centro a Bologna, da un gruppo di terroristi delle Nuove Brigate Rosse
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ROMA – Sono trascorsi sedici anni “dal crudele agguato in cui venne ucciso Marco Biagi e la ferita inferta dai terroristi assassini è ancora aperta nella nostra comunità civile”. Lo dice il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“In questa giornata- aggiunge- desidero rinnovare la mia vicinanza e la mia solidarietà alla signora Marina Orlandi Biagi, ai familiari, agli amici, ai colleghi, a quanti hanno continuato in questi anni a sviluppare i temi della ricerca di Biagi, approfondendo e ampliando il confronto, cercando soluzioni positive alle domande poste dai mutamenti profondi del lavoro e dei mercati, tentando di tenere insieme le esigenze di competitività del sistema con i principi costituzionali di equità e di giustizia sociale”.
“Il terrorismo- dice ancora Mattarella- è stato sconfitto irrevocabilmente nella coscienza popolare, grazie all’unità del popolo italiano. Nel loro assalto all’ordinamento e alla convivenza civile, i terroristi hanno spezzato con disumanità tante vite e provocato immense sofferenze, ma non sono riusciti a disgregare la società e a colpire la Costituzione, che resta il fondamento della Repubblica”.
“Il coraggio di uomini come Marco Biagi- aggiunge-, il quale non ha rinunciato ai propri convincimenti, né alla libertà di collaborare con le istituzioni, nonostante mani omicide avessero già barbaramente colpito altri docenti universitari, come Ezio Tarantelli, Roberto Ruffilli e Massimo D’Antona, testimonia la solidità dei sentimenti di democrazia e libertà nel nostro Paese, contro ogni sopraffazione”.

CHI ERA MARCO BIAGI

Nato nel 1950, giuslavorista, docente universitario e consulente di diversi ministeri, Marco Biagi ha promosso una legge- approvata postuma- sulla maggiore flessibilità dei contratti di lavoro. Ad ucciderlo, il 19 marzo del 2002, le Nuove Brigate Rosse: lo hanno freddato sotto casa sua, in centro a Bologna.
Condanna all’ergastolo per Diana Blefari Melazzi, Roberto Morandi, Nadia Desdemona Lioce e Marco Mezzasalma, 21 anni di reclusione per Simone Boccaccini.

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