Commissione inchiesta Lombardia, Pizzul: “Lega voti Scandella a presidenza se non è in malafede”

Videointervista della Dire al capogruppo Pd Fabio Pizzul: "Nomina spetta alla maggioranza dell'opposizione"
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MILANO – Epidemia covid, commissione d’inchiesta regionale, ospedale in Fiera, riaperture. Videointervista della ‘Dire’ al capogruppo Pd al consiglio regionale della Lombardia, Fabio Pizzul.

Pizzul, il presidente Attilio Fontana afferma che si e’ contenuto efficacemente il contagio. Lei e’ d’accordo?

‘Io penso che Fontana dovrebbe dire solo grazie ai lombardi, ed e’ grazie al rigoroso rispetto delle regole che i cittadini hanno avuto nel lungo periodo di lockdown che in Lombardia si e’ contenuta l’epidemia. Perche’ non c’e’ nessuna sorveglianza attiva, e la Regione si e’ concentrata sugli ospedali, che pero’ hanno solo potuto attendere che passasse l’ondata. Quindi non e’ stata contenuta l’epidemia, ma e’ stata gestita attraverso un blocco che ha scaricato sui cittadini e sulle imprese una strategia che la Regione non ha avuto chiara fin dall’inizio’.

Eppure la maggioranza pare aver accolto favorevolmente la richiesta da parte delle opposizioni di una commissione d’inchiesta per far luce sulla gestione dell’epidemia. Ora invece pare che ci sia qualche attrito di troppo, tant’e’ che il capogruppo del Carroccio Roberto Anelli e quello pentastellato Marco Fumagalli continuano a litigare.

‘Per dimostrare la propria buona fede la Lega, il capogruppo Anelli e tutta la maggioranza avrebbe un’unica strada, cioe’ quella di far partire al piu’ presto la commissione d’inchiesta, cosa che non e’ avvenuta mercoledi’ scorso. Mi auguro che mercoledi’ prossimo si prenda atto dell’indicazione univoca arrivata dalle minoranze sul nome di Jacopo Scandella e la si faccia partire. Tutto il resto, secondo me, sono parole inutili’.

Dalla prima seduta di insediamento ci si aspettava un’elezione celere del presidente, cosa che non e’ accaduta. Cosa e’ successo? Qualcuno parla di spaccatura delle minoranze…

‘L’indicazione univoca da parte delle minoranze e’ stata quella di Jacopo Scandella e le minoranze da sole non possono eleggere il presidente, ma c’e’ bisogno di una maggioranza del 50% + 1 degli aventi diritto, quindi servono i voti della maggioranza. Cos’e’ accaduto… E’ accaduto che tutta la maggioranza ha votato scheda bianca e ci sono state due schede bianche anche tra le minoranze. Queste due schede bianche pero’ non testimoniano una spaccatura. Testimoniano un segnale da parte dei due che nell’ambito della minoranza avevano espresso la volonta’ di candidarsi, ma che responsabilmente hanno fatto un passo indietro per dare seguito alla candidatura unitaria di Jacopo Scandella. Quindi hanno espresso la propria delusione personale, non la spaccatura della minoranza’.

Una delle due schede bianche sembra essere del consigliere di opposizione Patrizia Baffi. L’esponente di Italia Viva e’ una rappresentante di Codogno, l’area in assoluto dove lo scorso febbraio si e’ sviluppato il primo focolaio lombardo, e italiano. Lei la voterebbe anche solo per questo?

‘Io credo che una presidenza come quella sulla commissione d’inchiesta debba essere affidata al partito di maggioranza della minoranza, ossia il partito piu’ rappresentativo, tanto piu’ che il capogruppo della Lega Anelli in aula ha avuto un’uscita che francamente ci ha lasciato esterrefatti’.

A cosa si riferisce?

‘Nel momento in cui si discuteva una mozione a firma Pd in cui si chiedeva una discontinuita’ nella guida in senso lato al Welfare, una mozione politica, quindi assolutamente non un tentativo di scaricare colpe o nulla, ho sentito dalle parole del capogruppo leghista un ostracismo nei confronti del Pd, dicendo che non voteranno mai un membro del Pd come presidente della commissione di inchiesta. Beh, allora diventa anche una questione di principio, non solamente una questione che puo’ passare da una persona o da un’altra’.

Nel caso non si dovesse riuscire a trovare una quadra neanche nella seconda seduta e uscisse una seconda fumata nera, quali scenari si aprirebbero?

‘Abbiamo un precedente, in occasione di una commissione d’inchiesta sul San Raffaele, guarda caso ancora Sanita’ lombarda, durante la nona legislatura, in cui si e’ andato avanti per due mesi, con la maggioranza che non aveva voluto dare i voti alla candidatura decisa allora dalle minoranze, e si e’ andati avanti tirandola in lungo. Questo perche’ evidentemente, come si diceva allora, la maggioranza non aveva interesse a far partire la commissione. Oggi prendo atto della posizione della Lega, che, dice Anelli, ha la massima volonta’ di andare avanti: c’e’ una sola occasione per farlo, votare il candidato voluto dalle opposizioni. Se non dovesse partire neanche li’ io prendero’ atto del fatto che a parole la maggioranza e’ disponibile, ma nei fatti vuole nascondere qualcosa’.

Parliamo dell’ospedale in Fiera. Il primario che doveva gestirlo, Pesenti, pare averlo dichiarato prossimo alla chiusura. Gallera e Fontana parlano invece di un hub essenziale, soprattutto nel caso di una seconda ondata.

‘Innanzitutto incrocio le dita e faccio gli scongiuri perche’ anche solo evocare una seconda ondata non e’ qualcosa di positivo per la Lombardia. Poi dico che secondo noi il progetto iniziale dell’ospedale in Fiera, lo ricordo, era di 600 posti, e secondo Fontana e Gallera doveva essere la chiave di volta per la risposta all’emergenza con i posti letto in terapia intensiva: quel progetto e’ fallito. Per prima cosa perche’ i posti sono meno di 200, e in secondo luogo perche’ sono arrivati ben oltre quella che e’ stata la fase acuta dell’epidemia’.

Quindi e’ inutile?

‘Diciamo che la struttura e’ stata costruita in maniera sicuramente efficiente e brillante, dunque sarebbe assolutamente un non senso vederla scomparire e smantellare perche’ non si sa come utilizzarla. Io credo che, piuttosto che rivendicare la bonta’ di quella struttura, la Regione debba fare un progetto per rendere quella struttura coerente con le strategie che intende mettere in campo per questa fase di lotta al coronavirus e all’epidemia. Quindi, al di la’ del rivendicare questo o quello, a me piacerebbe vedere un progetto, perche’ quello che e’ mancato in tutte queste settimane in Lombardia e’ esattamente la progettualita’ che non abbiamo visto. La giunta ha solo rincorso l’epidemia, e mi auguro che questa struttura, che e’ li’, adesso possa essere utilizzata, perche’ ha tutti macchinari di prim’ordine che in questo momento sono parcheggiati. Quindi auspico che sia inserita in un progetto, e non solo in sterili rivendicazioni che non sono servite a nessuno, tantomeno ai cittadini lombardi’.

Parliamo di riaperture. L’altro giorno Fontana ha avuto un incontro coi sindaci, e dice che i primi cittadini dei Comuni lombardi condividono le preoccupazioni della giunta. Lei come la vede?

‘I riscontri che ho avuto sull’incontro sono di grande perplessita’ e delusione da parte dei sindaci, perche’ c’e’ un Fontana che tende a difendere se stesso dicendo che non puo’ fare piu’ nulla ma che deve aspettare quello che arriva da Roma. Io lo trovo un atteggiamento francamente abbastanza deludente’. Per quale motivo? ‘Perche’ da una fase in cui la Regione Lombardia sembrava fare tutto da sola, adesso siamo passati in una fase in cui la Regione dice ‘facciano tutto gli altri, noi ci adeguiamo e basta’. Ecco, mi sembra una smentita di un atteggiamento arrogante che c’e’ stato in questi mesi, un atteggiamento che i sindaci hanno provato ad emendare, invitando Fontana a collaborare e a individuare dei luoghi in cui confrontarsi e decidere assieme. Tutto questo non c’e’ stato e anche l’incontro e’ stata semplicemente una comunicazione di Fontana ai sindaci. Lavorare assieme e avere una collaborazione tra le diverse istituzioni e’ qualcosa di ben diverso’.

Per lei e’ auspicabile riaprire tutte le attivita’ lunedi’?

‘Credo che piu’ che di date sia questione di responsabilita’, di procedure, e soprattutto di rispetto di queste ultime. Io dico che e’ arrivato il tempo per scommettere anche sulla responsabilita’ di imprese, esercizi commerciali e cittadini, ci sono delle procedure, ci sono delle regole da rispettare, e credo non sia questione di dire 18, 25 maggio o 1 giugno: riapriamo con tutte le cautele del caso, ma soprattutto proviamo a capire se abbiamo dei dati che ci facciano leggere quello che sta accadendo. Quello che vedo in Lombardia e’ una serie di dati che non rappresentano degli utili strumenti per decidere, ma solo un qualcosa atto ad accontentare l’opinione pubblica ma statisticamente poco solido e poco credibile’.

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16 Maggio 2020
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