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Piano Ue e investimenti privati: a Roma il futuro dell’Africa

Ong, cooperazione e Governo al lavoro per uno 'sviluppo inclusivo'
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ROMA  – Le potenzialità degli investimenti privati per uno sviluppo “più inclusivo e sostenibile” in Africa e nel Mediterraneo: è il tema oggi al centro di una conferenza nella sede del ministero degli Esteri a Roma, focalizzata anche su piani e iniziative europee.

FRIGENTI (AICS): ACCOMPAGNIAMO PMI, MODELLO PER SVILUPPO

Il 99 per cento delle imprese industriali italiane hanno ancora difficoltà a proiettarsi verso l’Africa e per questo devono essere “facilitate e accompagnate”: lo ha detto oggi Laura Frigenti, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics).

L’occasione è stato l’incontro a Roma dedicato al Piano Ue di investimenti esterni, in particolare per l’area mediterranea e subsahariana.

Secondo Frigenti, intervenuta alla Farnesina, nei suoi primi due anni di vita l’Agenzia “ha adottato in pieno il principio che il settore privato è soggetto di cooperazione, propositore”. “Ci siamo dati da fare per stabilire come il settore privato potesse essere stimolato nella prospettiva dell’Agenda di sviluppo sostenibile” la premessa di Frigenti. Convinta che a oggi il dato sulla crescita italiana negli investimenti in Africa, con la conquista di un terzo posto mondiale, vada in realtà disaggregato: “Vediamo che abbiamo giganti industriali che fanno grandi investimenti ma che il 99 per cento del nostro tessuto industriale è costituito da imprese piccole e medie che fanno fatica ad avere una proiezione internazionale verso l’Africa e il Mediterraneo e che ora deve essere facilitato e accompagnato”. Sulla base di questo assunto, gli impegni di Aics. “Cerchiamo di lanciare un ponte verso il settore privato – spiega Frigenti – per far sì che questo modello di Pmi che tanto ci è invidiato sia attratto a investire e a dare modelli organizzativi di business approach e business development in Paesi dove potrebbero essere più organici”. Il direttore dell’Agenzia ricorda che nel 2017 l’Aics ha lanciato un bando per il settore privato raccogliendo 25 proposte di progetti, firmati da imprese grandi, piccole e perfino start up. “Con questo modello pilota stiamo valutando i risultati e nel 2018 manderemo un bando più strutturato” sottolinea Frigenti: “Crediamo che il modello industriale italiano abbia una marcia in più ma che deve essere aiutato perché sia possibile replicarlo nei Paese dove noi vorremmo fosse replicato”. La caratteristica chiave dei progetti da sostenere? “Profit e no profit lavorino insieme – risponde Frigenti – per un modello di sviluppo inclusivo”.

PIATTI (ENI): SCOMMETTIAMO SULLA TRANSIZIONE ENERGETICA

“Bisogna velocizzare la transizione energetica, scommettendo sull’Africa”: è l’appello rivolto oggi da Alberto Piatti,  responsabile Eni per l’impresa responsabile e sostenibile.

L’assunto è che entro il 2040 nei Paesi non membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), dove vive circa l’85 per cento della popolazione mondiale, la domanda di energia dovrebbe crescere di oltre il 40 per cento. “In Africa – sottolinea Piatti – la crescita demografica è esponenziale e nel 2050 nel continente avremo un miliardo di bambini con meno di 14 anni di età”. Dato al centro della riflessione del vice-presidente di Eni, convinto delle “radici africane” del gruppo energetico. “Che destino hanno questi bambini senza energia e clean cooking?” la domanda di Piatti, che cita l’uso diffuso del carbone di legna. Più che un quesito in realtà lo spunto per evidenziare opportunità e impegni per lo sviluppo delle fonti. “L’Africa ha il 7 per cento delle risorse energetiche del pianeta” sottolinea Piatti: “L’Europa appena l’1 per cento, ma consuma molto di più”.

PAPETTI (ENEL): RINNOVABILI E OFF-GRID, È NUOVA FRONTIERA

La tecnologia “nelle mani delle persone”, con “piccoli sistemi a energia solare off-grid” all’insegna della decentralizzazione: possono essere anche questi, secondo Maria Cristina Papetti, responsabile Sustainability Projects and Practice Sharing di Enel, gli approdi del Piano Ue per gli investimenti in Africa.

“Si possono realizzare piccoli impianti, puntando sulla decentralizzazione e mettendo la tecnologia nelle mani delle persone” ha detto oggi la dirigente, nel corso di un incontro organizzato dalla rete di ong Link 2007 e ospitato dal ministero degli Esteri. “La prospettiva – ha continuato Papetti – è far costruire alle persone il loro sistema ad alimentazione solare, off-grid: quello che possiamo fare in Africa è insegnare a implementare imprese sociali, usando altri modelli anche nel mondo dell’energia”.

Secondo la responsabile di Enel, la condizione perché le imprese possano realizzare soluzioni sostenibili è che “siano attente al contesto dove operano e partecipino insieme ad altri attori”. Un impegno, questo l’assunto di Papetti, che il gruppo italiano porta in diversi Paesi dell’Africa: dallo Zambia al Sudafrica e all’Etiopia.

MANSERVISI (UE): IL PIANO EUROPEO UN TEST DI CREDIBILITÀ

In Africa c’è “una propensione alla creazione di imprese elevatissimo” e anche per questo il continente rappresenta “un mercato sul quale lavorare”: così oggi Stefano Manservisi, alla guida della direzione generale della Commissione europea per la Cooperazione e lo sviluppo internazionale (Devco). L’occasione dell’intervento è una conferenza organizzata dalla rete di ong Link 2007 e dal ministero degli Esteri italiano sul nuovo Piano Ue per gli investimenti nell’area mediterranea e subsahariana. Rispetto al programma, che nel triennio 2018-2020 dovrebbe rendere disponibili oltre quattro miliardi di euro in finanziamenti e garanzie, Manservisi sottolinea come sia “frutto di una presa di coscienza cominciata con le migrazioni”. “Dobbiamo cercare di avere un impatto rapidamente” sottolinea il direttore, convinto che in realtà nel continente la liquidità non manchi. “Ci sono gli investimenti esteri, europei e cinesi in primis, le rimesse degli emigrati e 40 miliardi l’anno di aiuto pubblico allo sviluppo” spiega Manservisi. “C’è poi il capitale umano, con una forte tendenza all’imprenditoria, come confermano indirettamente anche gli indicatori sull’uso della telefonia mobile”. Secondo il direttore, il Piano Ue sarà “un test di credibilità” in un’area strategica. Tra le sfide da affrontare, quella di “un capitale fisso povero”: le infrastrutture. La prospettiva non è però solo economica, conclude Manservisi: “Il Piano d’investimenti è il mezzo per affrontare l’insostenibilità, rafforzare il patto sociale e affermare i valori europei di solidarietà e condivisione, senza lasciare indietro nessuno”.

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