Salute mentale e vita sociale: attenzione al grido di aiuto dei giovani

L'appello delle Comunità: "A più di 40 anni dalla riforma 180 ci sono due vuoti che ancora devono essere colmati"
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ROMA – In occasione della Giornata mondiale della salute mentale si accendono i riflettori su una condizione che colpisce quasi un italiano su tre. Un momento per ribadire quanto sia importante lottare contro i pregiudizi verso quanti soffrono di disturbi mentali, soprattutto in un periodo caratterizzato dall’emergenza Covid che ha messo in luce più che mai come queste persone si siano spesso trovate escluse dalla partecipazione alla vita sociale.

“Quest’anno la Giornata mondiale ha posto l’attenzione in Italia sulla salute mentale di comunità, con lo spot ‘Si cura’ – spiega il presidente della Comunità di Capodarco, Vinicio Albanesi. “C’è l’urgenza di rivolgersi a quelle situazioni che viaggiano tra la prevenzione e l’intervento precoce. L’esperienza dice che la ‘cronicità mentale’, con interventi troppo spesso tardivi, ha un percorso che parte dall’adolescenza e dai giovani adulti per arrivare alla ‘carriera psichiatrica’. I fenomeni recenti, esplosi in età sempre più giovane, di trasgressioni che procurano violenza, devastazioni, accompagnate da abusi di alcol e di sostanze, creano disastri gratuiti, procurano allarme sociale, senza risposte adeguate”. Sono grida di aiuto, sottolinea il presidente: “famiglia, scuola e agenzie educative sono indispensabili come supporto alla vita reale dei giovanissimi, ma hanno bisogno di essere incoraggiate e guidate”.

Criticità queste, che interessano da vicino le Comunità San Girolamo e San Claudio, due realtà legate alla Comunità di Capodarco di Fermo che accolgono in regime residenziale persone con disagio psichico. La prima è nata nel 1999 nell’omonimo quartiere fermano con la presa in carico degli ultimi pazienti manicomiali sul territorio e oggi accoglie 40 persone, mentre la Comunità San Claudio è situata nel comune di Corridonia (Mc) e attraverso attività riabilitative e relazionali si fa carico di circa una ventina di persone con problematiche psichiatriche.

“A più di 40 anni dalla riforma 180 ci sono due vuoti che ancora devono essere colmati”- spiega Eugenio Scarabelli, psicoterapeuta e coordinatore dell’area clinico-riabilitativa della Comunità San Girolamo. “Il primo è culturale, la malattia mentale oggi risente di quello che storicamente viene chiamato stigma ed ha un gap rispetto ad altre patologie che non la fa apparire per quello che realmente è, appunto una malattia, ma piuttosto una colpa. Il secondo aspetto sul quale la riforma dovrebbe essere completata è quello relativo all’offerta dei servizi territoriali. Dovremmo rispondere alla malattia mentale trattandola nelle quotidianità in maniera più completa”. Intanto proprio alla Comunità San Girolamo l’isolamento da Covid-19 si combatte anche con l’agricoltura. Nei terreni adiacenti la struttura, in cui vivono persone con disagio psichico, è stata infatti avviata la conduzione di un orto attraverso un progetto nato la scorsa primavera.

 

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15 Ottobre 2020
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