Cappellini (Avsi): “Ad Haiti in migliaia sono ostaggio delle bande armate”

Haiti
Il "più povero Paese dell'America Latina", spiega alla Dire la referente dell'organizzazione che realizza progetti di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario
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ROMA – “Haiti appare come un Paese allo sbando, quasi mezzo milione di persone solo nelle bidonville della capitale sono ostaggio delle bande armate, che colpiscono tutti con violenza inaudita. Lavorare in queste condizioni è difficile”. Così all’agenzia Dire Fiammetta Cappellini, referente per il Paese caraibico della Fondazione Avsi. Il “più povero Paese dell’America Latina”, come lo definiscono stime delle Nazioni Unite, attraversa una complicata crisi politica e sociale dal 2018, a cui si aggiungono gli effetti nefasti della pandemia di Covid-19: “Il problema non sono i contagi ma l’impatto della crisi economica globale” avverte Cappellini, che osserva: “La disoccupazione non fa che aumentare. Le elezioni dovevano svolgersi due anni fa e il governo da allora praticamente non c’è”. Proprio ieri il presidente Jovenel Moise ha accettato le dimissioni del primo ministro. Ormai la situazione “sfugge al controllo dello Stato”, dice la responsabile.

A preoccupare gli operatori umanitari ma anche gli osservatori internazionali, è che al peggiorare della crisi aumentano “in modo esponenziale” le violenze di criminali e bande armate, un fenomeno annoso, eredità degli anni della dittatura, soprattutto la più recente, quella di Jean-Bertrand Aristide. “Nei giorni del weekend di Pasqua- riferisce la responsabile di Avsi- gli scontri tra le bande in una bidonville di Port-au-Prince hanno causato almeno 15 morti. Delle case sono state date alle fiamme con le persone ancora all’interno”.
Episodi che si sono conquistati ormai una denominazione: “Sono chiamati ‘massacri di popolazione urbana‘” dice Cappellini. Proprio in questi quartieri giorni fa le autorità hanno organizzato un’operazione dei corpi speciali di polizia che si è conclusa con morti e feriti tra gli agenti e nessuna possibilità di riprendere il controllo di queste aree; pertanto è stato imposto lo stato d’emergenza e il coprifuoco.

In questo contesto “anche solo poter accedere ai servizi necessari diventa impossibile proprio per le persone che ne hanno più bisogno” avverte Cappellini, segnalando che questa marginalizzazione a cui è costretta la popolazione “è il dato che più ci preoccupa. È difficile guardare con speranza al futuro: la soluzione non è a portata di mano”. A questo si aggiunge il fenomeno dei “rapimenti crescenti”: è di qualche giorno fa la notizia del sequestro di un gruppo di religiosi cattolici, figure “molto stimate nelle comunità. Se sono arrivati a colpire loro, nessuno è al sicuro”.

Avsi sta quindi moltiplicando gli sforzi per accedere ai quartieri più poveri e instabili di Port-au-Prince, “dove lavoravamo già da 15 anni. Ora ci occupiamo di distribuire denaro cache e voucher per permettere a 30mila famiglie di acquistare cibo. Il problema della malnutrizione è crescente. Poi con fondi dell’Unione europea assistiamo i sopravvissuti dei ‘massacri urbani’: ci sono anche tante donne e minori vittime sia di violenze sia fisiche che sessuali”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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