Scacco alla Sacra Corona Unita, raffica di arresti nel Tarantino

Le attività illecite erano "orientate ad attuare una strategia di potenziamento del proprio prestigio criminale"
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BARI – Sono complessivamente 23 i destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia salentina ed eseguita oggi dagli agenti della squadra mobile di Taranto. Si tratta di persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti oltre a rapine ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Milto De Nozza, conta altri 27 indagati. L‘operazione odierna, denominata “Cupola”, è riuscita a colpire un “sodalizio criminale armato” che dopo il blitz “Impresa” di tre anni fa, era riuscito a riorganizzarsi a Manduria (Ta), paese in cui, per gli inquirenti, le attività illecite sono gestite da esponenti della Sacra corona unita “orientata ad attuare una strategia di potenziamento del proprio prestigio criminale”.

I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

Per gli agenti della squadra mobile di Taranto e per i colleghi del Servizio centrale operativo, le persone che facevano parte della “Cupola” che gestiva i traffici illeciti a Manduria (Ta), forti dei legami con la Sacra corona unita, erano quattro: Giovanni Caniglia, Walter Modeo, Nazareno Malorgio ed Elio Palmisano, arrestati insieme ad altre 19 persone oggi.

I quattro per gli investigatori “ricorrendo all’intimidazione, ovvero sfruttando il vincolo associativo, hanno assoggettato l’intero territorio di Manduria per il pieno controllo del traffico illecito di sostanze stupefacenti, delle attività estorsive e delle rapine”. Gli accertamenti, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, hanno rivelato che sin dalla scarcerazione di Nazareno Malorgio, nipote del boss storico della Scu Vincenzo Stranieri, avvenuta nel febbraio di due anni fa, è stato creato “un nuovo assetto organizzativo dell’associazione mafiosa in cui, in assenza dei capi storici, sono state ridisegnate le posizioni di vertice”. Il gruppo si sarebbe avvalso di una nuova forma di intimidazione “non soltanto predatoria e violenta, ma anche silente e simbiotica, rafforzando l’egemonia dell’associazione mafiosa originaria anche attraverso alleanze e patti siglati con i gruppi criminali di territori limitrofi”.

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14 Ottobre 2020
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