Spazio, ecco il telescopio cacciatore di asteroidi: è unico al mondo

Commissionato dall'Agenzia spaziale europea (Esa), finanziato principalmente dall'Agenzia spaziale italiana (Asi), e realizzato dall'industria Ohb Italia, lo strumento ottico d'avanguardia è di brevetto e fattura italiana
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TURATE (COMO) –  A proteggere la Terra da asteroidi e detriti spaziali fuori controllo sarà una tecnologia italiana: è il telescopio Flyeye, un innovativo “occhio” robotico, capace di sorvegliare tutto il cielo visibile più di due volte per notte, con altissima precisione. Strumento con una tecnologia unica al mondo, che imita la complessa struttura dell’occhio composto di una mosca, Flyeye è stato presentato alla stampa a Turate in provincia di Como, nello stabilimento di Aerea, ma, una volta operativo, sarà posizionato in Sicilia, diventando il primo tassello di un sistema planetario di monitoraggio della volta celeste a fini di sicurezza.

Commissionato dall’Agenzia spaziale europea (Esa), finanziato principalmente dall’Agenzia spaziale italiana (Asi), e realizzato dall’industria Ohb Italia, lo strumento ottico d’avanguardia, di brevetto e fattura italiana, ha la particolarità di decomporre il campo di vista in 16 ‘sotto campi’, in cui ognuno di essi sfrutta l’intera apertura dello specchio primario, con angolazioni differenti. Da qui l’alta precisione ottica del telescopio che, una volta operativo, sarà in grado di allertare le Protezioni civili, italiane e europee, con una settimana di anticipo rispetto all’eventuale caduta di asteroidi, anche molto piccoli.

“Siamo la prima generazione di umani che può intercettare e prevenire la caduta di asteroidi verso la Terra”, spiega Roberto Aceti, Ceo di Ohb nel corso della presentazione oggi pomeriggio della tecnologia, “unica al mondo”, tiene a precisare, “a riprova della valenza dell’industria italiana nel settore aereospaziale”. Perché, chiarisce, “le minacce dallo spazio sono concrete: 50 tonnellate di polveri spaziali cadono ogni giorno sulla terra (dati Esa)”, evidenzia Aceti, citando la caduta di piccoli asteroidi ogni anno nell’atmosfera terrestre, dove fortunatamente si “bruciano” completamente. Non fu però il caso dell’asteroide piombato nel 2013 nella città russa di Chelyabinsk, provocando danni e feriti. Sono noti oltre 20.000 gli oggetti vicini alla Terra (Near-Earth objects – Neo) attualmente noti e più di 800 sono potenzialmente pericolosi, ma la maggioranza resta sconosciuta.

Flyeye pesa 20 tonnellate, ma grande rapidità di movimento, con un’ampiezza del campo di vista pari a 40 gradi, ideale per il monitoraggio della volta celeste, assai migliore di quella dei radar, che, con l’aumentare delle distanze, perdono efficacia. Già oggi funzionante, il telescopio “scopri-asteroidi” sarà collocato nel sito del Monte della Mufara, nel Parco delle Madonie in Sicilia, che possiede un cielo tra i più scuri e puliti d’Italia, già candidato a ospitare il telescopio nazionale Galileo.

Ma Flyeye non è solo un successo italiano, è anche la “prima pietra” di un sistema di protezione planetaria anti-asteroidi, al quale sta lavorando l’Esa, l’Agenzia spaziale europea. Si tratta di un network di difesa per proteggere la Terra che comprenderà una rete di telescopi (due per ogni emisfero), un centro di controllo dei Neo e una missione di deflessione di asteroidi con la Nasa. Dopo il posizionamento del primo telescopio, il Flyeye, nel 2021, la prossima tappa sarà il collocamento di una tecnologia analoga in Cile.

“Il Flyeye è un telescopio di nuova generazione che vuole portare in Europa un sito di scoperta di asteroidi che oggi non c’è”, dice Ettore Perozzi, responsabile dell’ufficio di sorveglianza spaziale dell’Agenzia spaziale italiana, precisando che l’attività è al momento appannaggio degli Stati Uniti. Se nella nascita di Flyeye l’Europa ha un ruolo decisivo, tramite il coordinamento dell’Esa e finanziamenti anche comunitari, il Governo italiano potrebbe fare molto per implementare questa tecnologia innovativa italiana, “che potrebbe essere leader in Europa”.

Ne è convinto Lorenzo Cibin, product manager di Ohb per il progetto Flyeye: “Con un finanziamento relativamente modesto, tenendo conto che si tratta di tecnologie italiane, l’Italia può essere artefice in Europa di una soluzione innovativa che riguarda anche il monitoraggio dei detriti spaziali generati dall’uomo: potremmo fare un network europeo di 20 telescopi come Flyeye e coprire l’orbita bassa, da dove i radar iniziano a ‘far fatica’ a vedere, dai mille km in avanti”. Addirittura per Cibin il Flyeye farebbe risparmiare l’Europa, perché “con questo network potrebbe dotarsi di un radar meno costoso” e usare una strumentazione attiva anche di notte, “perché Flyeye non è una tecnologia militare ma civile”. Un progetto che, fra l’altro, avrebbe ricadute positive per diversi comparti della nostra industria.

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