Conte 1, Conte 2… ma reggerà al crollo economico?

L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi.
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Siamo ancora in mezzo alla fase 1, ripetono gli scienziati.Il contagio avanza ancora, anche se non galoppa. Ma tutti ormai sono proiettati sulla fase 2, quella della ripartenza, anche se per gradi, delle attività. Si va ancora in ordine sparso con il Governo nazionale che decide sulle prime prime aperture e le Regioni che decidono per conto loro: chi continua col blocco totale, chi riapre anche qualcos’altro ecc.

Nel pomeriggio, intanto, ancora una riunione della speciale task force nominata dal Presidente del Consiglio, a guida Vittorio Colao, per mettere a punto il programma della ripartenza. Gli imprenditori premono, vogliono riaprire le loro aziende perché ogni giorno in più di chiusura significa perdere quote di mercato, rischiare di morire prima del via libera.

Oggi sono arrivate anche le stime, drammatiche per l’Italia, da parte del Fondo monetario internazionale. Per i controllori del portafoglio globale a causa della pandemia di Covid-19 nel 2020 ci sarà una contrazione di circa il 3 per cento del Pil globale. L’Eurozona potrebbe perdere il 7,5 per cento, particolarmente colpita sarà l’Italia: -9,1%. Bisogna fare presto, le opposizioni di centrodestra sono all’attacco e accusano il Governo di parlare e basta, che delle risorse annunciate non c’è traccia.

La Commissione europea oggi ha dato il via libera, a tempo di record, ai 200 miliardi di ‘aiuti’ di Stato previsti nel cosiddetto decreto sulla liquidità alle imprese. Ora tutto si gioca sul fattore tempo, sulla necessità che i prestiti arrivino subito a chi sta già pagando un caro prezzo e che non si blocchino nelle maglie delle tante burocrazie.

Per quanto riguarda il dibattito politico, tutti gli occhi sono puntati su come il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si giocherà la partita europea al tavolo con gli altri premier. Conte ha già detto che non si utilizzerà il Mes, il fondo salva stati, anche senza clausole. Una partita che per noi vale 37 miliardi da utilizzare per l’emergenza sanitaria. Questa chiusura ideologica, dicono nel Pd, «solo per dare il contentino al M5S» ha suscitato irritazione. «Comunque al momento si resta su Conte, ha un consenso molto alto– dicono- vediamo che cosa porterà a casa. In questo momento non è possibile ragionare su un’altra figura, Conte è il punto massimo per i ‘grillini’, che non bisogna dimenticarlo sono la prima forza parlamentare».

Ma se la situazione economica dovesse precipitare? «A quel punto è chiaro che si aprirebbe un altro ragionamento – spiega un Dem di peso – ma per il momento l’attenzione è tutta sulla partita europea». E tra le tante voci che si rincorrono nei Palazzi della politica, nel caso in cui il Paese fosse travolto dalla ‘botta’ economica, c’è quella che vede non in Mario Draghi ma in suo uomo di fiducia come Fabio Panetta, già direttore generale di Bankitalia ora nel comitato esecutivo della Bce, la persona giusta per guidare una governo di emergenza nazionale.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

14 Aprile 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»