VIDEO | Libia, Castaldo: “Deprimente tregua solo con proposta russo-turca”

ROMA – “E’ un segnale negativo e quasi deprimente dover ravvisare che debba essere un’iniziativa russo-turca ad annunciare una tregua in Libia”: cosi’ Fabio Massimo Castaldo, vice-presidente del Parlamento europeo, in un’intervista rilasciata all’agenzia Dire.

Il riferimento e’ a un tentativo diplomatico che potrebbe vedere oggi un passaggio ulteriore, con una missione a Mosca del capo di governo Fayez Al-Serraj e del generale Khalifa Haftar, che guida le forze rivali, impegnate da aprile in un’offensiva militare contro Tripoli.

Secondo Castaldo, gli sviluppi degli ultimi giorni rischiano di sancire il fatto che “se non si mettono d’accordo gli inquilini dei palazzi presidenziali di Ankara e Mosca nel voler portare avanti un’iniziativa congiunta noi come europei da soli non abbiamo forse ne’ il peso specifico, ne’ la forza, ne’ la visione strategica per poterlo fare”.
Il vice-presidente del Parlamento Ue sottolinea che a mancare “non e’ la volonta’” e che sono invece condizionanti fattori come l’assenza di “poteri coercitivi” da parte dell’Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza.

Nell’intervista lo sguardo e’ pero’ rivolto al futuro. “Quello che dobbiamo evitare e’ procedere in ordine sparso, cioe’ metterci anche noi al servizio della logica della guerra per procura e tra fazioni che ha lacerato il Paese dopo lo scellerato intervento nel 2011” sottolinea Castaldo. “Oggi e’ inutile recriminare su quello che fu una fuga in avanti in primis franco-britannica e sulla volonta’ forse di far prevalere interessi geo-energetici su quelli della Libia, che doveva essere accompagnata verso la democrazia e il consolidamento delle istituzioni”.

Secondo il vice-presidente dell’Europarlamento, l’impegno dell’Ue dovrebbe andare oltre la necessaria tregua e puntare a “un rilancio dell’iniziativa politica”. In quest’ottica si spiegherebbe l’opportunita’ di “un’interlocuzione con Paesi come Algeria e Tunisia, che con la Libia condividono legami economici, culturali e politici e possono dunque essere mediatori eccellenti”. Castaldo dice poi “fondamentale che l’Ue si faccia promotrice dell’agenda per la Conferenza di Berlino, con un piano chiaro”.

Tra le opzioni da valutare ci sarebbe “l’invio di una forza di interposizione sotto egida Onu che possa far cessare le violenze per evitare episodi terribili, come il bombardamento dell’Accademia militare, e procedere a riparare al vero errore del 2011, con il disarmo delle milizie che operano in territorio libico”.

IRAN, CASTALDO: MEGLIO CONVINCERE CHE VINCERE, ‘NO’ A USO FORZA

Meglio “convincere” l’Iran piuttosto che “vincerlo”, peraltro assumendosi rischi non prevedibili: cosi’ Fabio Massimo Castaldo, vice-presidente del Parlamento Ue. Rivendica peraltro l’accordo sul nucleare di Teheran come “grande successo” della diplomazia europea.

“Sostengo con forza quell’intesa” sottolinea Castaldo in risposta a una domanda sull’appello rivolto da Donald Trump perche’ il patto del 2015 sia abbandonato. “Sconfessarlo significherebbe abdicare al nostro ruolo di difensori del multilateralismo e innescare rischi di un’escalation da contorni ben poco prevedibili”.

Secondo il vice-presidente del Parlamento Ue, si rischiederebbe soprattutto di “tornare a un modello di relazioni internazionali ancora fondato sull’uso della forza e sulla capacita’ di poter schiacciare l’altro con leve militari, commerciali ed economiche piuttosto che sul potere della persuasione”.

Rispetto alla crisi innescata dall’uccisione del generale Qassam Soleimani il 3 gennaio e ai successivi raid di Teheran su due basi in Iraq che ospitano truppe americane, Castaldo si dice convinto che Trump abbia una propria agenda e una propria strategia. “Il fatto che sia spregiudicata e basata sull’uso della forza – sottolinea – non vuol dire che non abbia una ratio”.

Spunti di riflessione sono forniti anche dalla risposta di Teheran, in particolare dalla modalita’ dei raid in Iraq, con l’ipotesi che Baghdad e Washington siano state allertate in anticipo e che tutto sia stato fatto per scongiurare vi fossero vittime. “L’Iran – dice Castaldo – ha dato prova di equilibrio e di volonta’ di non superare quella linea rossa che ci avrebbe condotto verso un conflitto regionale di una violenza difficilmente contenibile”.

TUNISIA, CASTALDO: ISLAM E DEMOCRAZIA NON SONO INCOMPATIBILI

L’Europa deve sostenere ancora di piu’ la Tunisia sul piano economico e sociale, trasformando i debiti contratti dal governo locale in investimenti per lo sviluppo e permettendo di dimostrare che islam e democrazia non sono incompatibili.

Secondo Castaldo, alla guida degli osservatori europei in occasione delle presidenziali di settembre e ottobre, culminate nell’elezione del professore Kais Saied anche con il sostegno del partito islamista Ennahda, “la Tunisia ha vinto la battaglia sul piano del diritto e ora deve vincere anche quelle sul piano dell’economia e sociale”.

Per riuscirci, sottolinea il vice-presidente del Parlamento Ue, e’ indispensabile che l’Europa punti sul principio ‘More for more, less for less’. “Serve maggiore ambizione” dice Castaldo: “Gia’ nel rapporto che scrissi sulle relazioni Ue-Tunisia nel 2016 prefiguravo l’opportunita’ di convertire il debito tunisino in investimenti creando una leva di sviluppo e dimostrando che islam e democrazia non sono incompatibili come molti regimi conservatori e autoritari nel Golfo Persico e nel mondo arabo-musulmano vorrebbero dimostrare”.

Castaldo tornera’ in Tunisia ancora nelle prossime settimane. Nell’intervista fa riferimento anche alla conferenza ‘Mediterraneo, frontiera di pace’, in programma a Bari dal 19 al 23 febbraio. “L’appuntamento della Cei potrebbe essere un bellissimo spazio di discussione per configurare una cooperazione ambiziosa e capace di penetrare i gangli stessi dell’elemento locale o tribale, in particolare in Paesi che hanno statualita’ piu’ deboli”.

Il riferimento e’ anche alla Libia e alla regione subsahariana nel suo complesso. Secondo Castaldo, “bisogna far concorrenza a un approccio come quello cinese, che si sta ancorando allo scambio tra risorse e infrastrutture e che finisce per sostenere solo le classi dirigenti lasciando esclusi gli strati piu’ vulnerabili della popolazione”.

L’appello e’ all’Europa e riguarda tutta l’Africa: “Dobbiamo mettere proprio quei soggetti al centro della nostra attenzione, puntando su una geopolitica del multilateralismo e non relegarci a inseguire un modello che e’ contrario ai nostri valori e che ci vedrebbe a lungo termine perdenti”.

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13 Gennaio 2020
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