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Corruzione, arrestati ex funzionario del Policlinico di Palermo e un imprenditore

Per gli inquirenti "gravi anomalie" si sarebbe verificate nella gestione del servizio di trasporto ammalati all'interno dell'ospedale palermitano

Pubblicato:12-04-2021 10:38
Ultimo aggiornamento:12-04-2021 11:10

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PALERMO – Arrestati per corruzione un ex funzionario del Policlinico di Palermo e un imprenditore. Ai domiciliari sono finiti Maurizio D’Angelo, palermitano di 64 anni, ex segretario del dipartimento dei Servizi centrali dell’Azienda ospedaliera universitaria ‘Paolo Giaccone’, e Alessandro Caccioppo, messinese di 49 anni, ex rappresentante legale della ‘Italy Emergenza cooperativa sociale’, con sede nella città dello Stretto. I due sono accusati di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Nell’inchiesta, denominata ‘Tutto in regola’, sono indagate altre tre persone: due palermitani di 42 e 45 anni, T.I. e S.M.L., e un messinese di 76, G.F.

L’indagine, coordinata dalla procura di Palermo e portata avanti dai finanzieri del Comando provinciale e dai carabinieri del Nas, ha portato anche al sequestro preventivo di 260mila euro, considerati il profitto della corruzione. A far partire le indagini è stata una segnalazione dell’Azienda ospedaliera Policlinico: da qui sono emerse quelle che gli investigatori definiscono “gravi anomalie” nella gestione del servizio di trasporto ammalati all’interno dell’ospedale palermitano, che era stato affidato alla ‘Italy Emergenza’ dal 2012 al 2018 con una spesa di 4,5 milioni di euro. Secondo l’accusa D’Angelo avrebbe attestato la conformità delle fatture rilasciate dalla società “nonostante fossero prive dei documenti e delle informazioni previste dal capitolato speciale d’appalto”, in particolare riguardo all’indicazione specifica dei servizi resi “e nonostante fossero stati addebitati all’ente pubblico – spiegano ancora guardia di finanza e carabinieri – costi inerenti al personale già compresi nelle prestazioni remunerate”.

Il costo ulteriore sostenuto dall’azienda ospedaliera sarebbe stato di tre milioni e 367mila euro. Gli inquirenti ritengono quindi di avere scoperto un “patto corruttivo” tra il funzionario e Caccioppo, con il primo che sarebbe stato “remunerato per la sua infedeltà” con 130mila euro corrisposti attraverso sofisticati stratagemmi per schermare i flussi finanziari illeciti. In un caso la ‘Italy Emergenza’ ha trasferito su un conto corrente intestati a due familiari del funzionario ottantamila euro, giustificati come una risoluzione di una potenziale controversia di lavoro: quel rapporto, secondo gli investigatori, non sarebbe mai avvenuto. In un’altra circostanza, una società immobiliare, rappresentata da G.F. e di fatto collegata alla ‘Italy Emergenza’, ha effettuato un bonifico di altre cinquantamila euro su un conto cointestato tra D’Angelo e un’anziana donna. Per giustificare il pagamento la società ha acquistato dalla donna un’immobile fatiscente, poi concesso in affitto alla cooperativa che, “al di fuori da ogni logica commerciale”, versava immediatamente proprio la somma di 50.000 euro come pagamento anticipato dei canoni di locazione per un periodo di sei anni. Quei soldi sarebbero poi entrati “definitivamente” nella disponibilità del funzionario.


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