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Camorra, 80 milioni di euro per sostenere le famiglie dei detenuti del clan dei Casalesi

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Nell'operazione d maxi riciclaggio coinvolte 51 società italiane e ungheresi
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NAPOLI – Prelievi giornalieri da 55mila euro, oltre 80 milioni di euro tra il 2016 e il 2020. Era la liquidità che veniva impiegata per sostenere le famiglie dei detenuti appartenenti al clan dei Casalesi. È questo il contesto in cui si inserisce l’operazione eseguita questa mattina dai finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria in collaborazione con i comandi provinciali della guardia di finanza di Napoli, Caserta e Salerno, su delega della Dda della procura di Napoli.

Oltre 200 i militari impiegati nell’operazione. Sono 63 le misure cautelari a carico di altrettanti indagati, 48 dei quali tratti in arresto e domiciliati nelle provincie di Napoli, Caserta e Salerno. Sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio a vantaggio del clan dei Casalesi. L’indagine si è focalizzata su una serie di soggetti che hanno posto in essere, nell’arco di almeno quattro anni, rilevanti movimentazioni finanziarie finalizzate a far confluire su conti correnti postali o carte Postepay ingenti somme di denaro, che poi venivano prelevate in contanti da soggetti appositamente incaricati e remunerati. In particolare, sono state individuate complessivamente 33 società ‘a monte’, operanti principalmente nel settore del commercio del carburante, che hanno disposto bonifici per circa 100 milioni in favore di persone fisiche e giuridiche, altre 44 tra persone e ditte individuali, destinatarie dei bonifici, e 18 società ‘filtro’ che trasferivano liquidità ai beneficiari.

In totale erano 51 le società di comodo, che si occupavano di commercializzazione di prodotti petroliferi, imballaggi e pezzi di ricambio per auto, sia italiane (con sedi nelle province di Napoli, Roma e Salerno) che di diritto ungherese.

A capo dell’organizzazione criminale i fratelli Giuseppe e Luisa Guarino, quest’ultima moglie di Giacomo Capoluongo che, con il fratello Maurizio Capoluongo, era stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso. Entrambi erano ritenuti affiliati al clan dei Casalesi. Maurizio Capoluongo è tornato libero nel luglio di quest’anno dopo aver espiato la fine nel carcere di Sassari in regime di 41 bis. Le indagini hanno consentito di identificare 11 soggetti, oggi finiti in carcere, i quali gestivano le società, i conti correnti e coordinavano una rete di 52 soggetti, di cui 37 destinatari delle misure degli arresti domiciliari, e 15 dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’inchiesta conferma lo schema già documentato nell’ambito dell’indagine Petrolmafie, che vedeva coinvolte le procure di Napoli, Roma, Catanzaro e Reggio Calabria e che per la prima volta aveva svelato il sistema delle frodi nel settore degli oli minerali, ritenuto uno dei più remunerativi. 

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