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Omicidio ambasciatore Attanasio, il missionario: “Turbato da silenzio”

luca attanasio
Il missionario bolognese Marcheselli riflette sugli scarsi approfondimenti fatti per l'assassinio dell'ambasciatore italiano in Repubblica democratica del Congo
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BOLOGNA – Sull’assassinio dell’ambasciatore italiano in Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, lombardo di Saronno, ormai l’unica inchiesta che ancora procede è quella italiana, perchè da parte sia del Paese africano sia dell’Onu la pratica è “già stata chiusa” in sostanza con un “nulla di fatto”. Eppure, proprio in Italia “stupisce che tutto rimanga sotto silenzio”. A muovere la critica è un missionario bolognese, don Davide Marcheselli, che da un anno opera proprio in Congo, nella regione del Kivu, per la precisione nella provincia del Sud Kivu. Attanasio ha trovato la morte nel febbraio scorso a seguito di un agguato vicino alla città di Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu.

“La popolazione congolese certe notizie neanche le riceve, perchè l’accesso all’informazione è molto difficile– racconta don Davide in un’intervista all’agenzia Dire, durante un breve periodo di rientro a Bologna prima di tornare in Africa- ma nella percezione degli italiani in quelle zone, c’è un senso di frustrazione” per la vicenda di Attanasio e per il fatto che ancora oggi si sappia ben poco sulla sua uccisione. E che ne se parli poco, anche in Italia. “Forse si può comprendere, perchè il mondo è vasto- ragiona il missionario- e quindi riuscire a dare sempre informazioni approfondite su tutto quello che succede non è facile. Ma di fronte a eventi così scandalosi, come appunto l’omicidio di un ambasciatore, ci si chiede perchè non si conoscano gli approfondimenti delle indagini che si presume stiano andando avanti. Quanto meno di quelle italiane, perchè le altre si sa che sono già state concluse”.

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L’inchiesta congolese, ad esempio, si è chiusa “in due o tre giorni– ricorda don Davide- affermando che Attanasio è stato ucciso dai gruppi rivoluzionari ex genocidiari ruandesi, rifugiati in Congo 30 anni fa e che ormai sono rimasti in pochi”. A seguire c’è stata un’altra indagine, portata avanti invece dalle Nazioni Unite, che però “si è conclusa con un nulla di fatto- sottolinea il sacerdote- anche perchè chi era implicato nell’inchiesta pare abbia fatto domanda di immunità diplomatica e quindi non si è potuto procedere”.
A conti fatti, dunque, “l’unica che va avanti è l’indagine della magistratura italiana– afferma don Marcheselli- di cui però non mi pare di sentire novità o approfondimenti. E questo turba. E’ stato ucciso un ambasciatore, rappresentante del Governo italiano in Congo: stupisce che tutto rimanga sotto silenzio”.

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